La Botola del Tesoro

Evadere le tasse ha, spesso, una caratteristica fisica: la cassa. Molti nascondono il loro reddito al fisco nella forma di denaro contante. Nessuna movimentazione del conto corrente o altre simili diavolerie. Per tutto il suo peso ed il suo volume, la cassa è invisibile.

Certamente, chi si affida a questo metodo testato e provato per non pagare quello che deve pagare, vuole che la cassa rimanga invisibile. La nasconde.

Di frequente il contante viene nascosto in casseforti o in cassette di sicurezza all’interno di un qualche forziere bancario impenetrabile.

Non tutti fanno così.

Quando lavoravo per Ambrosetti, due volte all’anno, andavo a visitare questo rubicondo ed estremamente vitale imprenditore bergamasco.

Era un uomo scettico: non credeva nelle banche e non si fidava delle casseforti. L’unica cosa di cui si fidava era il suo capannone. Lo aveva di fronte a casa e passava tre quarti della sua vita tra quelle mura. Era un uomo che pensava avanti, quindi, quando lo aveva fatto costruire, vi aveva aggiunto una camera sotterranea. Vi si accedeva da una botola al di sopra della quale c’erano sempre dei bancali.

La sua cassa la teneva lì: nella camera sotto la botola sotto tonnellate di mercanzia. Non credo che i suoi operai ne fossero consapevoli.

Nel giorno previsto per la consegna, o si andava fuori a cena (ovviamente) o, se era estate, ci prendavamo un aperitivo nell’immenso parco che circondava la sua casa. L’azienda era comunque lì, attaccata alla sua abitazione.

A sera inoltrata, quando tutti gli operai erano ormai a casa, si andava nel magazzino.

Il cliente montava su un muletto giallo e cominciava a spostare i bancali. Potevamo quindi accedere a quella che lui chiamava la sua grotta di Alibaba. Dalla grotta uscivano tesori nella forma di denaro contante, più il salame occasionale che donava a me.

Se “la raccolta”, come la chiamava lui, veniva fatta di domenica si faceva parte del viaggio di ritorno insieme e ci si fermava lungo la strada in un qualche ristorantino.

Sembrava li conoscesse tutti e sembrava che tutti conoscessero lui. A parte il suo vizietto di non pagare le tasse, era un uomo molto buono e generoso.

Per quel che ne so, quella botola è ancora lì, però io non sono più così giovane ed è tanti anni che non faccio più questi viaggi di raccolta fondi. Troppo calorici. Non ho più il metabolismo.

L’impresa esiste ancora ed ha una trentina di dipendenti. Le redini, però, sono in mano al figlio. Lui, il vecchio imprenditore, ha piu’ di 90 anni e se ha perso qualcosa in vitalità, ha ancora tutta la sua lucidità.

Il figlio è un mio cliente. L’ho portato via quando ho lasciato la XYZ di Ambrosetti e mi sono messo in proprio.

Portafoglio “I” da vent’anni.

© I Soldi Degli Altri

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