Le tasse dei frontalieri (parte 2)

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Da quando la Svizzera ha firmato gli accordi di libera circolazione con l’Unione Europea sono successe parecchie cose. Le possiamo riassumere in modo molto semplice dicendo che la Repubblica Elvetica ci ha guadagnato un bel po’ di denaro. Più scambi, più turismo e più tasse dal crescente numero di frontalieri.

Ovviamente, come conseguenza del maggior numero di frontalieri anche il ristorno di parte di queste tasse all’Italia ha raggiunto cifre non indifferenti.

Contemporaneamente le spese nel Ticino sono salite enormemente. Lugano è una città che ha un ottavo degli abitanti di Palermo ma ha un debito altrettanto grande.

Bisognava trovare dell’altro denaro.

Soluzione migliore: controlla le spese.

Ahimè, tutti sappiamo quanto sia difficile e politicamente costoso dare un taglio alle spese. Meglio una soluzione basato su qualcosa di più primitivo: dagli allo straniero!

Un bel giorno i nostri partiti populisti votati da una maggioranza relativa degli elettori hanno cominciato ad attaccare i frontalieri.

Ce ne sono troppi…

I soldi che guadagnano vengono spesi solo in Italia…

A quanto pare (e comodamente) ci si dimenticava dei milioni di tasse lasciati sul nostro territorio, denaro che veniva incassato da cantone e confederazione senza che questi dovessero offrire una vera contropartita. I frontalieri usano gli ospedali in Italia – non i nostri – mandano i figli a scuola in Italia – non a Mendrisio.

Questi, vi rendete conto, sono dettagli spiacevoli che non dovrebbero mai mettersi di traverso di una sana politica populista popolare.

Insomma: viene alzata la pressione su tutta la faccenda. Una manifestazione di dubbio gusto qua, un paio di insulti là, e aprono le negoziazioni per rivedere l’accordo sui frontalieri. Il Ticino vuole una fetta più grande delle tasse.

© I Soldi Degli Altri

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