Evadere le tasse ha i suoi costi.

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Portare banconote in una banca elvetica dà vita a diversi stati d’animo.

Probabilmente quello che passa per la testa di chi è coinvolto cambia a secondo del ruolo avuto nel deposito.

Il cliente è contento perché è convinto che i soldi adesso siano al sicuro dal fisco.

Il banchiere ed io, che sappiamo che quei soldi sono al sicuro dal fisco soprattutto in virtù del grande numero di evasori, pensiamo alle commissioni che stiamo per incassare.

Quelli che fanno il loro deposito di persona pagano gli standard 3 punti base più un punto base del versamento per aver usato il nostro tempo ed aver consumato le nostre poltrone.

C’è chi preferisce che la Spizzi si prenda carico anche del deposito. Si sentono sorvegliati. Pensano che la Guardia di Finanza gli stia dietro e non vogliono essere visti entrare in una banca svizzera.

La paranoia ha un costo. Altri tre punti base sul versamento. Queste, ovviamente, sono commissioni che imponiamo solo al momento del versamento.

Non sono continuative come quelle che imponiamo di anno in anno. Un versamento qua, uno là, di solito riusciamo a tirare su tra i cinquanta e gli ottantamila euro ogni anno per depositi fatti a nome del cliente.

In quale banca li portiamo?

Bella domanda.

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Una grande famiglia

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Le occasioni per raccogliere punti base sono davvero tante.

Per esempio: le circostanze del come viene fatto l’investimento ha dei costi.

Ci sono dei clienti che agiscono alla luce del sole. I loro trasferimenti sono fatti da conto corrente a conto corrente. Tutto viene registrato.

Devo ammettere che si tratta di eventi rari, ma ne ho sentito parlare da testimoni affidabili.

Ci sono poi quelli che fanno rimbalzare le proprie tasse evase da paradiso fiscale a paradiso fiscale prima di farli atterrare in terra elvetica.

Una parte più grande di quello che uno possa immaginare, però, rispetta le vecchie tradizioni e trasporta i suoi soldi in valigette o, comunque, a mano.

È una cosa che non è possibile fare in una sola volta: richiede più passaggi.

Nulla di preoccupante, comunque. La possibilità di essere pescati alla frontiera rimane molto bassa.

D’altra parte si deve riconoscere che, nel contrabbandare denaro, gli investitori/evasori si prendono un bel rischio. Non è una cosa che possa essere trascurata: bisogna fargli pagare qualcosa.

Di solito il denaro viene portato nel nostro ufficio. Nei film, a questo punto, qualcuno aprirebbe una valigetta piena di denaro. Nella realtà il denaro viene trasportato in semplici buste piene di banconote da 500 euro. Ventimila euro in pezzi da 500 non prendono molto spazio.

Simpatico fatto: la quasi totalità delle banconote da cinquecento euro sono in Svizzera. Non credo le usi nessun altro.

In ogni caso…

I clienti vengono e consegnano la busta. Noi gli si offre il caffè e, soprattutto, gli si fa firmare tutta una serie di documenti e contro documenti per coprirsi il culo contro l’accusa di riciclaggio. Si chiacchiera del più e del meno e, nella maggior parte dei casi, li si avvia verso la tal banca a quel tal indirizzo a parlare con un certo tizio. Gli si fissa l’appuntamento lì per lì, al telefono, scambiando un paio di battute anche con l’uomo della banca.

Ridendo.

Siamo tutti felici.

Siamo tutti membri di una grande famiglia.

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Briciole o panettone?

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I punti base sono bricioline, roba che, quando messa a confronto con la cifra di partenza, è assolutamente irrilevante.

Se togliete 100 mila euro da 1 miliardo, ve ne rimangono 999 milioni 900 mila.

In queste bricioline, però, chiunque vorrebbe affondare i suoi denti.

A mano a mano che crescono, le bricioline cominciano a ricordare dei panettoni.

La raccolta di queste preziose bricioline comincia al momento della firma del contratto.

Per il semplice fatto di sedervi, parlare con noi, firmare il contratto e darci i vostri soldi vi chiediamo tre punti base.

Ogni anno.

Totale sull’intera cifra: 300 mila euro.

Ogni anno.

Che? Credevate che l’arredo e l’ufficio cadessero dal cielo?

Il cliente è un uomo di mondo. Non gli fa impressione. A lui, comunque, rimane il 99.97%.

Non bisogna poi dimenticare che, in parecchi casi, si tratta di soldi evasi, quindi non del cliente, ma dello stato. Al firmatario, dei 3 punti base importa anche di meno.

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Briciole d’oro

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Le centinaia di migliaia di franchi guadagnati dalla Spizzi non sono il frutto di uno o due affari favolosi fatti durante l’anno. Sono la conseguenza di tanti piccoli bocconcini.

Lo considero un grande vantaggio.

Quando le fortune di un’impresa dipendono dal concludere pochi contratti in un anno, le entrate di questa società possono variare grandemente di anno in anno. Nell’anno in cui le cose vanno male, l’impresa affonda.

Io dipendo da migliaia di pezzettini.

Ne perdo cento? Ne guadagno cento? Le cose non cambiano molto.

Come per tutti gli investimenti, diversificare rimane la strategia più solida e sicura.

Questi bocconcini, questi morsettini sono conosciuti nel settore con un loro termine tecnico: punti base. Se foste un gestore (o anche un giornalista di questi tempi) usereste la parola basis point.

È chiaro che a dirlo in inglese suona meglio.

Al di là di questo fattore non trascurabile (soprattutto se non avete niente di sostanza da dire) tra punto base e basis point non c’è nessuna differenza.

Un punto base equivale all’uno per cento dell’uno per cento, cioè allo 0,01% di un numero. Per renderlo più reale, ragioniamo sullo stipendio. Se percepite un salario di 5 mila euro al mese, un punto base del vostro salario equivale ad una monetina da 50 centesimi. Prendete la cifra di partenza, dividetela per 10 mila e avrete il vostro risultato.

Quando parliamo di 5 mila euro, il punto base é un’inezia trascurabile. Non compra neanche un caffè.

La magia dei piccoli numeri non funziona se il punto di partenza è una cifra umanamente comprensibile.

Quando però avete a che fare con centinaia di milioni, se non miliardi, la magia diventa più forte. Roba da fare impallidire Vondelmort.

Un punto base di un miliardo di euro equivale a 100 mila euro.

Voi capite che quando si parte da numeri importanti, i punti base cominciano ad avere un sapore particolarmente dolce.

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Il socio inevitabile

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La Spizzi, come tutte le imprese svizzere, ha un socio importante ed inderogabile: il fisco.

A differenza dei miei clienti, io le tasse le pago.

La Confederazione Svizzera, il Canton Ticino ed il comune di Lugano vogliono la loro fetta. Tra detrazioni, elusioni e tutto quello che sono legalmente autorizzato a fare per limitare i danni, il governo e le sue appendici si prendono un quinto del profitto. Alla compagnia rimangono un milione e mezzo.

Un bonus piccolo per la segretaria minore e uno molto più consistente per quella maggiore. Qualcosina in beneficenza.

A me rimangono tra gli otto e i novecentomila franchi. I miei ricavi sono quasi tutti in euro, ma i costi sono in franchi.

È una bella cifra per una persona sola.

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Quanto fa la Spizzi Sa

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La mia impresa, La Spizzi Sa, non è una banca. È una fiduciaria.

Non raccogliamo miliardi e miliardi di franchi.

Non avremmo neanche le risorse per farlo: in fondo, alla Spizzi, siamo solo in tre. La segretaria minore, la segretaria maggiore ed io.

Tra un milioncino qua ed un milioncino là, con tempo e pazienza siamo arrivati a gestire quasi un miliardo di euro (i nostri clienti sono quasi tutti evasori… ops… intendevo investitori italiani).

Da questo miliardo di euro, tra una cosa e l’altra, noi ricaviamo una cifra che si avvicina ai due milioni e mezzo lordi. A volte un po’ sotto, altre volte un po’ sopra. La media è quella.

I ricavi della mia compagnia ammontano allo 0,37 per cento dei fondi totali.

I costi che noi imponiamo ai nostri clienti sono molto bassi. La maggior parte dei soldi va alle società di gestione. Noi ci accontentiamo delle bricioline. Se non fosse per tutti gli altri costi, il risparmiatore si terrebbe il 99.63% del totale.

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Nei piccoli numeri si nasconde una grande magia

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Nei piccoli numeri si nasconde una grande magia.

Un esempio.

La teoria del Big Bang dice che dopo l’inimmaginanbile esplosione iniziale vennero create in quasi ugual misura particelle di materia e particelle di antimateria.

Teoricamente il Big Bang avrebbe dovuto creare una quantità identica di materia e antimateria.

Non lo fece. Se lo avesse fatto, non saremmo qua.

I fisici ci dicono che al momento dell’esplosione una quantità fantasmagorica di materia e una quantità altrettanto fantasmagorica di antimateria si materializzarono. Apparantemente, per uno zero virgola zero, zero, parecchi zeri seguiti da un uno, la quantità di materia era un po’ più fantasmagorica di quella dell’antimateria.

Quella differenza, così piccola in percentuale, non era irrilevante. Quello zero virgola si é tradotto in così tanta materia (il resto è scomparso collidendo con l’antimateria) da creare l’Universo.

Nei piccoli numeri è nascosta una grande forza creativa.

Il benessere di una fiduciaria dipende da questa piccola grande magia.

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La magia dei piccoli numeri

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Caro lettore.

Carissimo lettore.

Lo devo ammettere: sei stato paziente. Di più : pazientissimo.

Hai letto pagine e pagine di misfatti e metodi discutibili.

Ti sei dovuto anche subire qualche numero e qualche calcolo.

Una domanda, però, rimane ancora senza risposta.

Tutte queste attività, queste commissioni e controcommissioni, spese per consulenza, spese per ricerche della banca migliore e spese perché mi gira di aggiungere una spesa, in soldoni, quanto fanno?

In fondo, paziente lettore, hai sempre sentito parlare di piccole percentuali. Lo zero virgola qua, lo zero virgola zero là.

Raramente si parla di più dell’uno per cento.

Vero, ci sono le commissioni sui profitti che possono portarsi via anche un quinto dei risultati di un anno, ma, in fondo, sono sui profitti e, a parte poche felici occasioni speciali, raramente finiscono nelle mani del fiduciario. Le commissioni sui profitti tendono a rimanere con la società di gestione.

Potresti essere assalito da dubbi. Parli, parli, mi dici, ma, a conti fatti, quello che rimane nelle tue tasche sembrerebbe poca cosa.

Molto rumore per nulla, insomma.

Ti capisco.

Sembrerebbe che per far soldi con una fiduciaria, bisogna aver poteri magici.

Niente magia, te lo assicuro. Non nel senso tradizionale comunque.

Non devi essere uno che crede in fate e magie: eppure la magia dei piccoli numeri è potente.

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Quattro conti sul Perfetto Incompetente

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Avere in mano un Perfetto Incompetente ha grandi conseguenze.

Il potere che si ha sul fondo, a quel punto, è totale. Si finisce per essere gli unici investitori.

Questo ha ripercussioni per tutto il resto della compagnia. Indirettamente si ha un potere di ricatto. Se tirate la spina ai capitali che mantengono la sanità psicologica del Perfetto Incompetente, nonché socio della compagnia, le conseguenze sarebbero sentite da tutti.

È probabile che riuscirete a tirare il prezzo anche su altri fondi della stessa società.

I soldi che a questo punto la fiduciara investirà non saranno mai tantissimi.

Se il fiduciario ha la gestione di 1 miliardo di euro, probabilmente metterà l’uno per cento di quei soldi in quel fondo. Intorno ai 10 milioni.

Non è improbabile che quei 10 milioni gli rendano ogni anno l’uno e mezzo per cento o 150 mila euro. Sicuri. Abbastanza da pagare salario della segretaria di passaggio e le spese dell’ufficio.

È come se qualcuno si offrisse di comprare per voi un buono del tesoro e vi lasciasse incassare le cedole.

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Il Perfetto Incompetente è una grande fonte di profitto

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Quando un fondo viene dato in mano ad un Perfetto Incompetente, si finisce di fronte ad fatto innegabile: Il fondo del Perfetto Incompetente non va da nessuna parte. Tenere i soldi in un materasso e lasciare che l’inflazioni si mangi poco a poco il loro valore sarebbe più profittevole per l’investitore.

È uno stato delle cose che ogni fiduciario degno di questo nome adora.

Non fare quella faccio, caro unico lettore. Ormai dovresti essere abbastanza smaliziato da avere una mezza idea del dove finiranno gli interessi dell’investitore quando costui lascia a qualcun altro il compito di decidere dove mettere i suoi soldi.

Il Perfetto Incompetente è una grande fonte di denaro.

La sua imperizia nel suo lavoro, non gli impedisce di avere il solito ego da gestore. È un difetto caratteriale che crea un appetito per capitali.

Con il genere di risultati di cui il Perfetto Incompetente è capace, però, i capitali non arrivano spontaneamente. Ci mancherebbe.

Un fiduciario, con il giusto prezzo, può far arrivare il denaro. Ambrosetti era riuscito ad ottenere l’ottantacinque per cento delle commissioni di gestione. Non sarebbe stato difficile avere l’intera commissione, ma si era impietosito. Un Perfetto Incompetente è un animale talmente raro che uno si sente spinto a proteggerlo. Un po’ come il cucciolo di un panda.

Il WWF è roba da dilettanti di fronte a noi fiduciari.

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