La misura dell’ego del gestore

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Come misurare l’ego di un gestore?

In tre parole: non si può.

Signori: qui parliamo di qualcosa di smisurato, di dimensione siderali, una dimensione che è ben al di là della comprensione di noi poveri mortali.

Un pò come ogni fanatico religioso che si rispetti, l’ego di un gestore non ammette dubbi.

Per questioni di educazione e di civiltà, il gestore potrebbe (non è sempre il caso) dare l’apparenza di umiltà ed incertezze.

Non credetici. È una tattica.

Lui, sotto sotto, è perfettamente consapevole dell’apparenza e pensa di agire per il vostro bene.

Non vuole che, un po’ come San Paolo sulla via di Damasco, voi veniate accecati dalla luce abbagliante che la sua saggezza emana senza interruzioni.

È un po’ come il classico cliente da bar. La differenza è che il cliente del bar sa, di solito, tutto di calcio. Il gestore, semplicemente, sa tutto. E non lo nasconde: si sente come Gesù e vuole predicare.

Di una cosa potete essere certi: a differenza di Gesù: il gestore non vi chiederà di diventare un apostolo. Ci mancherebbe: implicherebbe darvi dei soldi.

Perché la chiave di questo ego è tutta lì: i soldi.

Non stiamo parlando dei soldi che un buon gestore “crea” per i risparmiatori. Quelli sono irrilevanti.

Un gestore, ai suoi occhi, rimane superfigo e praticamente immortale anche quando fa perdere soldi a vagonate. Gli unici soldi che contanto sono quelli che riceve lui: stipendio e bonus.

Il resto, sono particolari.

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La caratteristica comune a tutti i gestori

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Ci sono gestori alti e gestori bassi, gestori biondi e bruni. Ci sono quelli che hanno un accento locale e quelli che provengono da terre più lontane.

Scorbutici e simpatici.

Preparati e perfetti incompetenti.

All’interno di quella sezione di umanità composta dai gestori ci sono grandi differenze.

Ragionevole.

Eppure, qualcosa li accumuna tutti. Qualcosa li rende parte di un insieme uniforme.

I gestori condividono, tutti, una caratteristica: la loro assoluta certezza del loro stato di divinità. Il loro senso di saggezza immortale. La sicurezza di avere sempre ragione.

Ok: ne ho elencate tre, ma in fondo sono tutte la stessa cosa.

Forse solo i piloti di caccia in grado di atterrare su una portaerei di notte durante una tempesta dopo aver combattuto un nemico implacabile hanno un ego più grande.

Forse.

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Il gestore indignato

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Le società di gestione che hanno sede sul lago di Lugano tendono a condividere una caratteristica tutta locale: sono quasi tutte imprese molto piccole. È davvero difficile vedere imprese con più di venti impiegati.

In questi casi, il gestore tende ad essere un socio, se non il proprietario unico dell’azienda.

Questo fatto ha una conseguenza molto importante.

A fine anno, quando si tratta di fare i conti finali e di dividersi le spoglie, la voce del gestore è quella sentita meglio.

Da quel che mi è stato raccontato in parecchie occasioni, il fatto che la voce venga sentita va interpretato letteralmente. Le litigate tra gestori, per chi si accaparra cosa, sono leggendarie e molto molto rumorose. Non c’è camera insonorizzata che riesca a racchiudere la forza d’urto della voce di un gestore indignato.

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Da noi, il gestore è maschio

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Chi sono le persone a cui affido i vostri soldi?

Chi è il gestore medio?

Com’è fatto?

Nella quasi totalità dei casi il gestore è maschio. Uso “quasi” perché voglio essere prudente.

Per quella che è la mia esperienza personale, il gestore a Lugano è un maschio: non ho mai incontrato una donna.

Mi rendo conto che in città piu’ grandi, in posti come Londra e New York qualche donna qua e là ci sia. Di solito, dalle nostre parti, le donne o sono segretarie, o contabili (raramente a capo della contabilità) o, dove esiste, sono nell’ufficio personale.

Il gestore tende ad essere laureato in economia. C’è una buona fetta di ingegneri, ma senza dubbio la maggior parte sono laureati in economia. Non conosco nessun gestore a Lugano che si sia laureato a Lugano. La maggior parte lo hanno fatto a Milano (Bocconi o Cattolica).

Come in molte altre professioni, l’automobile del gestore tende a riflettere la sua personalità: macchine rombanti, grandi ed inquinanti.

Il dubbio che la consapevolezza dell’ammontare di anidride carbonica immesso nell’atmosfera non sia molto alta nelle priorità del gestore, è legittimo.

Il gestore può anche parlare di riscaldamento globale e dei drammi dell’inquinamento, ma, alla prova dei fatti, non ritiene di prendere la cosa personalmente.

Sono gli altri che dovrebbero fare qualcosa a riguardo.

Non gliene voglio.

La maggior parte di noi, agisce esattamente allo stesso modo. Se non lo fa, è semplicemente perché non può permettersi la macchina grande, rombante ed inquinante.

Il gestore, invece, ha i soldi per comprarsela, perchè, senza dubbio, è quello pagato meglio nell’azienda. Questo, sia chiaro, indipendentemente dai suoi risultati a fine anno.

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Vade retro, fondi passivi

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Un fatto straordinariamente poco conosciuto – visto l’incredibile ammontare di soldi coinvolti – è che, oramai, la maggior parte delle transazioni sui mercati finanziari non sono contrattate da persone, ma da calcolatori.

La fetta più grande degli scambi sul mercato è in mano a sistemi automatizzati che seguono fedelmente le regole imposte da un programma.

Un preponderante sottoinsieme di questo universo è rappresentato dai fondi passivi. Da soli rappresentano più della metà dei volumi scambiati nelle borse di tutto il mondo.

Che cosa sono? Perchè passivi?

Si tratta di fondi che non vi vendono strategie mirabolanti o promesse di rendimenti sempre gagliardi. I fondi passivi si limitano a seguire un certo punto di riferimento: un indice. Diciamo che volete investire sull’intera borsa di Milano e non su qualche titolo specifico. Troverete sicuramente un fondo che costruirà un portafoglio di titoli tale da riprodurre esattamente e continuamente l’andamento dell’indice della borsa di Milano.

Le commissioni dei fondi passivi tendono ad essere VERAMENTE basse.

Investire in un fondo passivo è, senza dubbio, il modo migliore di investire i vostri soldi. Le commissioni basse e non dovete dipendere dalle personalità spesso bizzarre, occasionalmente da vero megalomane, dei gestori.

Come potete immaginare, la Spizzi ed i fondi passivi non vanno molto d’accordo.

Nulla di personale, ma il problema con computers e fondi passivi e robe simili è che non è possibile negoziare propriamente quando si tratta di distribuire delle commissioni.

Quindi, per quel che vi riguarda, tutti i vostri soldi – al netto delle mie commissioni – sono affidati a delle persone.

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Il tocco personale

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Il mio ruolo è quello di un tramite. Io sono un elemento di una catena che unisce il consumatore (voi) al grossista (chi gestisce il denaro). Come tutti i tramiti che si rispettano, voglio la mia parte, la mia fetta della torta.

È una cosa ragionevole ed è una cosa che fanno tutti, incluse le grandi piattaforme messe a disposizione dei clienti praticamente da tutte le banche.

Quando voi scegliete in quale fondo investire o quale titolo comprare su una di queste piattaforme digitale, parte delle vostre commissioni vengono girate alla piattaforma stessa. È un dato che potete controllare da soli, visto che questi sistemi sono tenuti a pubblicare quante commissioni ricevono dal fondo in cui voi avete investito.

La differenza di sostanza tra la Spizzi e la piattaforma digitale è che, nel bene e nel male, con la piattaforma voi scegliete di persona dove mettere i vostri soldi. Con la Spizzi, questo non succede. È la Spizzi che sceglie per voi.

La Spizzi, innanzitutto, vuole avere a che fare con persone e non con sistemi digitali gestiti interamente da dei computers.

Non è una distinzione da poco: ci sono differenze nella sostanza.

Per esempio, questo “tocco personale”, che io vi venderò come una gran figata, vi costa parecchio di più in commissioni e, con molta probabilità, farà rendere meno i vostri investimenti.

Grazie per la vostra fiducia.

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Finchè c’è evasione, c’è speranza

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Ogni anno, il cliente di una fiduciaria deve garantire il reddito a diverse persone: i gestori di capitale, il comune dove risiede la fiduciaria, i miei impiegati e, ovviamente, il più caro ed affamato di tutti: la Confederazione Svizzera.

A conti fatti, posso affermare che sul miliardo che gestisce la Spizzi, 3 milioni e 700 mila euro vengono accreditati alla fiduciaria e 18 milioni trecentomila ad altri.

La Confederazione si porta a casa una fetta intorno ai tre milioni e mezzo.

Ogni anno.

Il cliente?

Il cliente rimane soddisfatto, perchè i soldi li ha evasi e anche con rendimento molto basso il profitto che incamera, per lui rimane grasso che cola.

Questo per quelli che guardano assiduamente alle cifre.

Ci sono parecchi clienti che non guardano veramente mai quello che succede ai loro soldi. Panicano un po’ se cominciano a perdere sul capitale investito, ma non panicano tantissimo.

A volte mi chiedo cosa sarebbe successo se il cliente avesse pagato le sue tasse ed investito in qualcosa di meglio. Qualcosa che rendesse davvero.

Forse, nel lungo periodo, avrebbe fatto più soldi. Certamente non avrebbe vissuto guardandosi alle spalle timoroso che l’uomo delle tasse scoprisse le sue malefatte.

Scusate questi pensieri malinconici.

Mi vengono in giornate come queste, dove tutti siamo bloccati a casa per paura del virus e dove il contagio rende uggioso anche la bella vista del lago e delle montagne che si stanno svegliando con l’arrivo della primavera.

Sono pensieri negativi e cattivi che potrebbero portare alla fine della fiduciaria.

Sono sicuro che presto il sole tornerà a splendere.

Finché c’è evasione, c’è speranza.

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Tutta la regolamentazione del mondo

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A forza di una commissione qua ed un costo aggiuntivo là, il denaro da pagare si accumula.

Per stare alla pari, l’investitore dovrebbe mettere i suoi soldi in qualcosa che renda almeno il due o il tre per cento, giusto per coprire i costi.

Una cosa eccitante di tutti questi costi é che ne vengono inventati di nuovi in continuazione. A volte vanno a sostituire qualcosa che è stato dichiarato illegale o improprio. A volte sono proprio nuovi.

Negli ultimi anni la legislazione che regola la gestione del risparmio si é complicata notevolmente. Controlli sono stati aggiunti, pratiche burocratiche e scartoffie sono aumentate. L’effetto sulla sicurezza dei risparmi rimane discutibile e scandali finanziari emergono con la consueta regolarità.

La capacità di aumentare i ricavi per chi gestisce, invece, non é affatto in discussione.

La regolamentazione è una scusa ideale: “Noi non vorremmo imporre questo, ma la legge ci obbliga a farlo”. Mezzo punto base, per favore. Grazie ed arrivederci.

Viva le leggi complicate.

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Il costo di evadere le tasse

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Tutta questa storia che parla di bricioline d’oro da raccogliere, a qualcuno potrebbe ricordare Pollicino.

Rispetto alla favola di Pollicino c’è una differenza importante.

In quel bosco, a cercare le bricioline dorate, non sono il solo. C’é tutta una serie di altri esseri che vogliono riempire il loro cestello di punti base.

Ci sono le banche con le loro commissioni sui conti, sugli estratti, sul fatto che, poverini, a volte devono gestire soldi a mano.

Ci sono i gestori che, sicuramente, si prendono la fetta più grossa: commissioni di gestione, sui risultati, commissioni sulle commissioni, commissioni sul fatto che hanno tirato su il telefono e piazzato un ordine di acquisto o di vendita e chi più ne ha più ne metta.

Ci sono poi le tasse sulle commissioni che l’investitore paga indirettamente. Bisogna dire che la confederazione elevetica prende la fetta di maggior rilievo.

Quando uno é arrivato in fondo alla lista di tutti questi costi (per il cliente) le cifre raggiungono una dimensione più ragguardevole.

Un risparmiatore / evasore può ragionevolmente aspettarsi di pagare tra il due ed il tre per cento del proprio capitale in commissioni.

Ogni anno.

Uno dei tanti costi dell’evasione fiscale.

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