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La magia dei piccoli numeri

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Caro lettore.

Carissimo lettore.

Lo devo ammettere: sei stato paziente. Di più : pazientissimo.

Hai letto pagine e pagine di misfatti e metodi discutibili.

Ti sei dovuto anche subire qualche numero e qualche calcolo.

Una domanda, però, rimane ancora senza risposta.

Tutte queste attività, queste commissioni e controcommissioni, spese per consulenza, spese per ricerche della banca migliore e spese perché mi gira di aggiungere una spesa, in soldoni, quanto fanno?

In fondo, paziente lettore, hai sempre sentito parlare di piccole percentuali. Lo zero virgola qua, lo zero virgola zero là.

Raramente si parla di più dell’uno per cento.

Vero, ci sono le commissioni sui profitti che possono portarsi via anche un quinto dei risultati di un anno, ma, in fondo, sono sui profitti e, a parte poche felici occasioni speciali, raramente finiscono nelle mani del fiduciario. Le commissioni sui profitti tendono a rimanere con la società di gestione.

Potresti essere assalito da dubbi. Parli, parli, mi dici, ma, a conti fatti, quello che rimane nelle tue tasche sembrerebbe poca cosa.

Molto rumore per nulla, insomma.

Ti capisco.

Sembrerebbe che per far soldi con una fiduciaria, bisogna aver poteri magici.

Niente magia, te lo assicuro. Non nel senso tradizionale comunque.

Non devi essere uno che crede in fate e magie: eppure la magia dei piccoli numeri è potente.

© I Soldi Degli Altri

Quattro conti sul Perfetto Incompetente

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Avere in mano un Perfetto Incompetente ha grandi conseguenze.

Il potere che si ha sul fondo, a quel punto, è totale. Si finisce per essere gli unici investitori.

Questo ha ripercussioni per tutto il resto della compagnia. Indirettamente si ha un potere di ricatto. Se tirate la spina ai capitali che mantengono la sanità psicologica del Perfetto Incompetente, nonché socio della compagnia, le conseguenze sarebbero sentite da tutti.

È probabile che riuscirete a tirare il prezzo anche su altri fondi della stessa società.

I soldi che a questo punto la fiduciara investirà non saranno mai tantissimi.

Se il fiduciario ha la gestione di 1 miliardo di euro, probabilmente metterà l’uno per cento di quei soldi in quel fondo. Intorno ai 10 milioni.

Non è improbabile che quei 10 milioni gli rendano ogni anno l’uno e mezzo per cento o 150 mila euro. Sicuri. Abbastanza da pagare salario della segretaria di passaggio e le spese dell’ufficio.

È come se qualcuno si offrisse di comprare per voi un buono del tesoro e vi lasciasse incassare le cedole.

© I Soldi Degli Altri

Il Perfetto Incompetente è una grande fonte di profitto

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Quando un fondo viene dato in mano ad un Perfetto Incompetente, si finisce di fronte ad fatto innegabile: Il fondo del Perfetto Incompetente non va da nessuna parte. Tenere i soldi in un materasso e lasciare che l’inflazioni si mangi poco a poco il loro valore sarebbe più profittevole per l’investitore.

È uno stato delle cose che ogni fiduciario degno di questo nome adora.

Non fare quella faccio, caro unico lettore. Ormai dovresti essere abbastanza smaliziato da avere una mezza idea del dove finiranno gli interessi dell’investitore quando costui lascia a qualcun altro il compito di decidere dove mettere i suoi soldi.

Il Perfetto Incompetente è una grande fonte di denaro.

La sua imperizia nel suo lavoro, non gli impedisce di avere il solito ego da gestore. È un difetto caratteriale che crea un appetito per capitali.

Con il genere di risultati di cui il Perfetto Incompetente è capace, però, i capitali non arrivano spontaneamente. Ci mancherebbe.

Un fiduciario, con il giusto prezzo, può far arrivare il denaro. Ambrosetti era riuscito ad ottenere l’ottantacinque per cento delle commissioni di gestione. Non sarebbe stato difficile avere l’intera commissione, ma si era impietosito. Un Perfetto Incompetente è un animale talmente raro che uno si sente spinto a proteggerlo. Un po’ come il cucciolo di un panda.

Il WWF è roba da dilettanti di fronte a noi fiduciari.

© I Soldi Degli Altri

Il superpotere del Perfetto Incompetente

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Il problema degli incompetenti è chiaro a tutti: sono degli incompetenti.

Non generano ricchezza, non attraggono né clienti né simpatia.

Come fa il Perfetto Incompetente a sopravvivere nel mondo degli affati, vista la sua incapacità di generare soldi.

Non è che non ci provi. Il Perfetto Incompetente non è pigro. Almeno inizialmente. Lui ci prova. Anche con entusiasmo. Ma non ha la forza di piegare e vincere le leggi della natura: lui non è profittevole.

Perchè sopravviva qualcuno deve fare soldi per lui e deve essere disposto a farlo per parecchi anni.

Il Perfetto Incompetente non può agire da solo. Deve essere il membro di una società. Probabilmente degli amici, che conosce da anni. Si son trovati simpatici e hanno messo su una compagnia per gestire denaro altrui.

Conoscono la gente giusta!

Sono in grado di raccogliere i capitali!

E via! Pieni di entusiasmi si parte.

I primi tempi i soci pensano che la mancanza di risultati del nostro eroe siano dovuti alla sfortuna. Ha metodo. Lavora come un mulo. I risultati arriveranno.

Ci vuole un po’ di tempo, magari qualche anno, prima che i soci si accorgano che, sì, lavora come un mulo, ma ha anche il quoziente intellettivo di un mulo.

Bisognerebbe liberarsene.

Ma come si fa? Lo conosci. Conosci i figli e le amanti.

Possiede anche una quota rilevante della società.

Non hai scelta: te lo tieni.

In piu’ questo non è un semplice incompetente, è un Perfetto Incompetente. Al di là del semplice valore artistico del personaggio – un po’ come avere un Van Gogh nel proprio salotto – a differenza del caso classico, il Perfetto Incompetente non perde molti soldi. Non ne fa, ma non ne perde moltissimi.

Speri sempre che il prossimo anno sarà diverso. Ma non lo sarà.

È un Perfetto Incompetente: il suo superpotere è quello di non essere riconosciuto come tale.

© I Soldi Degli Altri

L’ambiente perfetto per l’Incompetente Perfetto

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Settimana scorsa abbiamo raggiunto la conclusione che l’Incompetente Perfetto deve essere benestante.

Il denaro “di famiglia” è fondamentale. Senza quell’aiuto, l’incompetente (generico) non ha possibilità di sopravvivere abbastanza a lungo per raggiungere lo stato di Perfetto.

Rendiamoci conto che, a differenza di quella danarosa, l’incompetenza perfetta è una situazione stabile. L’Incompetente Perfetto non viene espulso dal mercato: non decade.

Se il decadimento si verifica, nessuno ha mai sviluppato gli strumenti necessari per notarlo.

Abbiamo quindi bisogno di denaro. Ci vuole, ma non basta.

Pensate ad un orso polare. Una bestia poderosa: il carnivoro terrestre più grande. Non volete incontrare un orso polare nel suo ambiente, soprattutto se non avete un fucile con voi.

Mettete l’orso polare nella savana africana. Sarebbe più pericoloso un gatto. Tutti quei denti e tutti quegli artigli non servirebbero a niente. Armi letali, ambiente sbagliato.

Il Perfetto Incompetente ha, come tutte le bestie, bisogno dell’ambiente giusto per sopravvivere e diventare un generatore di profitto per la mia fiduciaria.

Chiarisco con un esempio.

Diciamo che sei benestante e quindi soddisfi la prima condizione. L’ambiente che ti circonda, però, è quello di una grande banca d’investimento a Londra piuttosto che a New York. Com’è lampante dal nome, il Perfetto Incompetente è, innanzitutto, un incompetente. È incapace di generare profitti. È semplicemente qualcosa al di là delle sue capacità naturali.

Sarebbe come chiedere ad un salmone di produrre del miele.

Non è possibile.

Una persona così non sopravviverebbe a Londra. Tutte quelle banche e quei fondi di investimento che hanno sede nella City, hanno accesso ad una fonte inesauribile di talenti.

Non produci profitti? Quella è la porta.

Grazie per aver partecipato.

Un grande e competitivo centro finanziario non è l’ambiente consono ai bisogni di un Perfetto Incompetente.

Meglio acque finanziariamente più tranquille. Mercati più periferici (Madrid, Atene, Brasile), possibilmente protetti da una legislazione che dia un vantaggio competitivo che vada oltre il semplice generare di profitti.

Immaginate uno di quei posti dove le generalità dell’investitore vengono tenute nascoste.

Su due piedi, un pò a bruciapelo, mi viene in mente Lugano. Certamente periferico, di sicuro protetto. A naso sembrerebbe un buon posto.

Che coincidenza: è la mia città.

Se stessimo giocando, diremmo “Fuochino”. Non “Fuoco”.

Abbiamo una ricchezza di partenza. Abbiamo l’ambiente. Ahimè, non è ancora sufficiente.

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La prima caratteristica del Perfetto Incompetente

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Come tutti gli esseri viventi rari, il Perfetto Incompetente non può sopravvivere ovunque. Il suo benessere richiede una combinazione di ambiente, storie personali e allineamenti astrali così difficili da ottenere tutti insieme che…

Signori, parliamoci chiaro, siamo quasi nella leggenda.

Eppure…

Ambrosetti, che era geniale, ne aveva trovato uno.

Calma.

Un bel respiro.

Facciamo un passo alla volta.

Mio padre, quando ero studente, mi suggeriva di partire dalle definizioni: che cosa stai studiando?

La prima cosa che dobbiamo chiarire è che ci sono diversi tipi di incompetente.

È sempre utile partire dal caso piu’ semplice: l’Incompetente Classico.

Siamo tutti familiari con il concetto di Incompetente Classico: è un personaggio disastroso e sfigato senza ricchezza personale alle spalle per sostenerlo. Per niente raro, è molto facile da identificare e qualificare correttamente.

Il Classico Incompetente non andrà mai lontano. Qualunque professione egli praticherà fallirà, perché, essendo incompetente, non sarà in grado di esercitarla. Verrà velocemente identificato, classificato ed espulso. Se fortunato, verrà relegato a lavori estremamente semplici e con poco valore aggiunto. Probabilmente farà danni comunque, ma saranno contenuti.

Abbiamo poi l’Incompetente Danaroso. Il denaro non è stato guadagnato da lui. Come farebbe: è incompetente. La sua ricchezza non per merito suo: ha ereditato. La presenza di denaro rende il caso dell’Incompetente Danaroso più raro, ma di sicuro non sconosciuto.

L’Incompetente Danaroso è il classico figlio di papà.

Su due piedi mi viene in mente il figlio di Ambrosetti.

Anche l’Incompetente Danaroso è facile da indentificare, ma ha un destino più gentile di quello classico. Finché i soldi (del padre) durano, verrà trattato con riguardo. Avrà amici fedeli al denaro del genitore e ragazze e mogli che, certamente, lo sposeranno per amore.

Così come l’uranio decade in elementi più stabili, l’Incompetente Danaroso, una volta esauriti i capitali, decade nello stato di Incompetente Classico. Il denaro, pero’, tende a sparire piu’ velocemente degli elettroni dell’uranio, quindi è possibile osservare il fenomeno di decadimento quasi in tempo reale.

Voi forse non ve ne siete accorti, ma abbiamo comunque scoperto uno dei caratteri dell’Incompetente Perfetto.

Una condizione necessaria ma non sufficiente.

L’Incompetente Perfetto deve essere danaroso.

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Il Perfetto Incompetente: una leggenda?

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Classi con dividendo, cambio di regole e Vecchie Glorie.

Tutti bei modi per portare a casa qualche soldino in più.

Eppure c’è di meglio.

Eppure c’è di più.

Vi ricordarte i cavalieri di re Artù? Questi uomini onorevoli e valorosi, tra un combattimento e l’altro, erano all continua ricerca del Sacro Graal, la coppa che aveva raccolto il sangue di Gesù Cristo.

Anche i fiduciari, nel loro piccolo, hanno il loro Sacro Graal: il Perfetto Incompetente.

Per un fiduciario, il Perfetto Incompetente è la Cornucopia, la Fonte della Vita Eterna e la Pietra Filosofale capace di trasformare il piombo in oro. Tutto insieme.

C’è un problema: il Perfetto Incompetente è un animale estremamente raro.

Anche se i suoi metodi riproduttivi sono sconosciuti alla scienza ed ai fiduciari, quella del Perfetto Incompetente non è una specie a rischio d’estinzione. In qualche modo, riesce sempre a sopravvivere e ce n’è sempre qualcuno da qualche parte. La parte difficile è scovarlo.

Non demoralizzatevi: lui c’è.

Abbiate fede.

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Fiduciari e acqua santa

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Non tutti sono Vecchie Glorie. Non tutte le Vecchie Glorie sono uguali.

Dipende dalla dimensione dell’Ego.

La Vecchia Gloria, quella vera, ha bisogno di capitali per giustificare la propria esistenza di fronte ai suoi nuovi soci e di fronte al proprio Ego. Un flusso massiccio di soldi nel suo fondo verrebbe interpretato da tutti quelli coinvolti come la prova che il tocco magico è ancora lì, vivo e vegeto.

Se i soldi non dovessero arrivare o, sacrilegio, cominciassero ad allontanarsi, ecco che riaffiorerebbero dubbi e tornerebbe l’ansia.

In queste deprecabili situazioni, entra in gioco la Spizzi.

Per una piccola commissione la fiduciaria funziona meglio del Valium. Facciamo arrivare i capitali, tutti si tranquillizzano e l’ansia torna ad essere un brutto ricordo.

Pensiate che io sia un aguzzino?

La leggenda dice che se voi sotterrate una scatoletta con la vostra immagine dove due strade di campagna si incrociano, il diavolo vi apparirà e vi offrirà ricchezze e fortune in cambio della vostra anima.

Il diavolo non costringe nessuno a piazzarsi al centro di quel crocevia. È il futuro dannato che deve offrirsi liberamente.

La Vecchia Gloria non ha bisogno di denaro. È già ricca. Ha bisogno di soddisfazioni, di sentirsi ancora parte del gruppo dei migliori. Per dimostrarlo deve raccogliere denaro per il suo fondo.

Volete dei capitali che restino lì per un po’?

Non dovete neanche sotterrare amuleti in scomode strade di campagne dove il vostro costoso fuoristrada che non lascia mai l’asfalto finirebbe per sporcarsi.

Basta una telefonata.

Convocateci.

Invocateci.

Certamente non vi chiederemo la vostra anima.

Chi se ne frega della vostra anima.

Una ragionevole somma di denaro, quella sì la chiediamo.

Un piccolo prezzo per soddisfare la vostra vanità.

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Vecchie Glorie: sono profittevoli?

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La qualifica di Vecchia Gloria non viene concessa a cuor leggero.

Non si diventa Vecchie Glorie da un giorno all’altro.

Sono richieste diverse condizioni, ma se proprio bisogna arrivare all’osso, due sono le cose veramente richieste. Prima condizione: in un passato che non tornerà deve essere esistito un autentico talento. La Vecchia Gloria è stato qualcuno: è riuscito a fare cose che ad altri sono risultate impossibili. Seconda condizione: l’ego della Vecchia Gloria deve essere andato oltre una certa massa critica. In altre parole, alla Vecchia Gloria deve mancare la Gloria. Non ha problemi con gli anni che passano. Ha molti problemi nel non essere più adulato.

Poiché quel talento che brillava di luce propria non c’è più, la Vecchia Gloria si ritrova in una situazione per lui sconfortante: non è più nel gruppo di testa. È stato assorbito dal gruppone, quel posto dove esiste il 99 per cento di tutti i gestori: si fa soldi quando il mercato sale e li si perde quando scende. Non c’é più la capacità di predirre ed intuire come girerà il vento.

Si è diventati, o mio dio, anonimi, normali.

Che cosa significa per me?

Inizialmente significa un altro giro di inutili presentazioni e grandi discorsi. La Vecchia Gloria ci spiegherà perché ad un certo punto il mercato scende a causa del calo dei prezzi del petrolio e, un mese dopo, userà argomenti convincenti per chiarire come mai il mercato sale con i prezzi del petrolio che continuano a scendere.

Farà incontri e riunioni, scambierà email chilometriche, parlerà con giornalisti sempre a caccia di materiale e pronti a pubblicare qualsiasi cosa fuori dalla sua bocca (basta non dover scrivere l’articolo), ma la scintilla non sarà lì.

Quando si tratterà di andare a fare il lavoro sporco, quello che veramente potrebbe generare un profitto anche per l’investitore, i risultati non arriveranno. Un po’ come quei cantati che, con l’età, vedono la qualità della loro voce scomparire, la Vecchia Gloria, quando dovrà comprare e vendere titoli, non lo farà ne molto meglio ne molto peggio di un gestore medio.

È una storia malinconica.

Possibile.

Ce ne frega qualcosa?

In altre parole: è un’occasione speciale? Ci si puo’ fare dei soldi?

Dipende.

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Un rifugio per la Vecchia Gloria

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Un po’ come un animale cacciato dalla sua tana, quando la Vecchia Gloria viene allontanato dalla compagnia dove ha conosciuto i suoi giorni migliori, lui (la Vecchia Gloria è sempre un lui) si mette a cercare un nuovo nido.

La Vecchia Gloria ha due opuioni: o si crea una sua compagnia di gestione o si aggrega a qualcuno che, primo, ha già dell’esperienza nel settore e, secondo, che è disposto ad accogliere nei suoi ranghi qualcuno che è stato famoso (nel settore, solo nel settore) per un po’ e che, soprattutto, potrebbe portare qualche capitale fresco.

È facile intuire che una società di gestione così disperata da essere pronta ad accogliere uno froza spenta non è una delle stelle del settore. Come tutte le società di gestione deve rispondere all’equazione fondamentale del settore. L’equazione, come le costanti fisiche, non cambia mai: capitali freschi uguale più commissioni uguale più profitto.

La Vecchia Gloria, però, ha un suo ego da rispettare e nutrire.

Non vuole più fare transazioni. E’ un lavoro meniale e Lui, oramai, dà solo la strategia generale. A cercare i titoli da comprare e vendere ci penserà un giovane assistente. Questo risolve il problema di stare al telefono con qualcuno per contrattare una transazione e gli dà anche qualcuno da biasimare dovessero le cose andare storte.

Il giovane assistente, ovviamente, fa parte del pacchetto “Vecchia Gloria” e verrà pagato dalla nuova compagnia.

Tutti rimarranno amici fino a quando i soldi continueranno ad entrare.

La quantità minima di capitali che ci si aspetta è un ammontare sufficiente a coprire i costi di Vecchia Gloria, scagnozzo, costi fissi ed un profitto considerato ragionevole. Il profitto non deve arrivare dai buoni risultati del fondo, ma dalle commissioni di gestione. Nessuno si aspetta grandi profitti dalla Vecchia Gloria.

I nuovi soci non sono necessariamente degli ingenui. Sanno con cosa hanno a che fare. Sperano solo che qualche investitore non si sia ancora reso pienamente conto che la Vecchia Gloria non ha più nulla da dare.

© I Soldi Degli Altri