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42.000 euro per non fare niente

Se il pezzo che segue dovesse piacerti, per favore spargi la voce.

Quello che segue è un tipico contratto di “collaborazione” tra la Spizzi ed una qualche società di gestione del risparmio.

Questi contratti vengono firmati a cose fatte: la Spizzi ha già trasferito i capitali alla società ed un accordo è già stato firmato sulle commissioni da procacciatore. La Spizzi, come tante fiduciarie, non si accontenta delle sole commissioni da procacciatore. Soprattutto quando il gestore è incapace.

La Spizzi vuole una stecca: dei soldi in più.

La legge dice: non è possibile.

Le fiduciarie rispondono: certamente.

Poi si incontrano con il gestore e firmano un contratto del genere. Cosa chiede il contratto? Nulla. Il contratto non chiede niente. La Spizzi promette, che, dovesse averne voglia ed occasione, se proprio gli gira farà promozione. Ma non deve sentirsi obbligata: cioé faccia pure lei. Se la Spizzi non fa niente, va bene lo stesso.

Questo contratto sancisce il pagamento di migliaia di euro per non fare assolutamente niente.

È tutto perfettamente legale.

PREMESSO CHE

  1. La societa’ esercita tra le altre attività di consulenza in materia di strumenti finanziari anche con clientela istituzionale;
  2. nell’ambito di un progettato ampliamento della propria clientela mediante il potenziamento dei rapporti commerciali, la societa’ intende avvalersi di un soggetto che, grazie alle conoscenze professionali maturate ed ai propri contatti, sia idoneo allo svolgimento – nell’interesse della Società – di un’attività di mera segnalazione della denominazione e dei pregi della societa’ nei confronti di clientela istituzionale potenzialmente interessata ad avvalersi dei prodotti e servizi offerti dalla Società;
  3. per la realizzazione di detto progetto, la societa’ intende in particolare collaborare con un intermediario che vanti una consolidata esperienza nel settore delle relazioni commerciali;
  4. La societa’ e Spizzi SA pongono come espressa condizione della stipulazione della presente scrittura privata che il rapporto ivi disciplinato abbia natura autonoma e non preveda vincoli di risultato a carico di SPIZZI SA.

TUTTO CIO’ PREMESSO TRA LE PARTI SOPRA INDICATE SI STIPULA E SI CONVIENE QUANTO SEGUE:

Art. 1 Oggetto e modalità di esecuzione

1.1 La societa’ autorizza SPIZZI SA, che accetta, allo svolgimento delle seguenti attività:

  1. mera segnalazione – alla clientela istituzionale potenziale e, in generale, ai nominativi a conoscenza di SPIZZI SA in ragione dello svolgimento della propria attività – della denominazione della Società e degli indirizzi di quest’ultima, con facoltà di enunciare genericamente i pregi e le capacità della Società stessa;
  2. mera elencazione delle tipologie e categorie generali di prodotti e/o servizi offerti dalla Società (nel seguito, per brevità, “Prodotti e Servizi”).

1.2 Relativamente ai Prodotti e Servizi, SPIZZI SA:

  1. non potrà svolgere, a favore o nell’interesse della Società, alcuna attività promozionale (quale, a mero titolo esemplificativo, l’illustrazione dei contenuti e delle caratteristiche specifiche dei Prodotti e Servizi) e/o altra attività prodromica o preliminare alle trattative contrattuali, né prestare alcun tipo di assistenza e/o consulenza finalizzate alla conclusione di tali contratti, ovvero collaborare alla gestione e/o all’esecuzione dei contratti stipulati;
  2. non potrà mettere a disposizione della potenziale clientela la modulistica della Società,
  3. non potrà raccogliere proposte contrattuali indirizzate alla Società;
  4. non avrà né poteri di rappresentanza né poteri negoziali di sorta e, pertanto, anche in virtù di quanto previsto al precedente articolo 1.1, non potrà sollecitare e/o promuovere in alcun modo la conclusione ovvero concludere contratti con la clientela, né assumere obbligazioni o promettere alcunché in nome e per conto della Società.

1.3 La Società non ha alcun obbligo né di perfezionare contratti relativi ai Prodotti e/o Servizi né di eseguire operazioni con la clientela segnalata da SPIZZI SA, e non è tenuta a motivare in alcun modo il proprio rifiuto in tal senso.

Art. 2 Natura giuridica della prestazione

2.1 Le Parti si danno reciprocamente atto che l’attività di segnalazione di cui alla presente scrittura privata avrà carattere di occasionalità e non prevederà a carico di SPIZZI SA alcun vincolo di risultato.

2.2 L’attività dedotta nella presente scrittura privata sarà svolta da SPIZZI SA in totale autonomia organizzativa ed operativa: SPIZZI SA avrà quindi la più ampia facoltà e libertà di scegliere le modalità ed i tempi di realizzazione della segnalazione, con l’unico vincolo di agire con diligenza professionale e correttezza.

2.3 Fermo quanto precede, le Parti espressamente convengono di valutare periodicamente – in un’ottica di coordinamento e nel rispetto dell’autonomia nell’esecuzione della prestazione – la conformità dell’operato di SPIZZI SA con le disposizioni della presente scrittura privata, nonché con quelle legislative e regolamentari tempo per tempo vigenti. A tal fine, SPIZZI SA si impegna sin d’ora a collaborare attivamente con la societa’ per agevolare tale valutazione.

Art. 3 Compenso e termini di pagamento

3.1 Per l’attività svolta spetterà a SPIZZI SA un compenso annuo lordo in misura fissa pari ad EUR 42’800 (quarantaduemila ottocento).

Et voilà.

Soldi gratis.

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Masturbazioni profittevoli

Se il pezzo che segue dovesse piacerti, per favore spargi la voce.

Per ragranellare qualche soldo in più, la Spizzi offre un grande servizio di consulenza. Periodicamente, possibilmente una volta all’anno, difficilmente due, il sottoscritto diffonderà la sua opinione su quello che sarà l’andamento dei mercati.

Un momento.

Calma.

Non vorrei essere frainteso. I rapporti non li scrivo io. Ci mancherebbe altro.

Non desidero perdere il mio tempo con delle masturbazioni mentali. Lascio queste cose a esperti segaioli: analisti e gestori.

Mettiamo in chiaro alcuni punti importante sulla natura e sulle caratteristiche di questa consulenza.

1. Il mio rapporto periodico non deve essere necessariamente veritiero.

2. Certamente non è richiesto che sia molto lungo o comprensivo. Non è nemmeno consigliato. Tanto, nessuno lo leggerà mai.

3. Non è obbligatorio che io ne sia il vero autore.

4. L’unico scopo di questa relazione sui mercati è quella di essere lì a disposizione.

Il rapportino è solo una pezza giustificativa.

Anche le società di gestione hanno i loro conti controllati ogni anno. Se qualcuno dovesse chiedere alla società di gestione ABC perché la Spizzi abbia ricevuto quegli extra 50 mila euro nel tal anno, ecco che salta fuori il prezioso documento a giustificare la fattura.

Consulenze: il rimedio a tutti gli ostacoli legislativi.

Ok. Va bene.

Abbiamo capito.

Ma tu che scrivi, chiederete di nuovo?

Io non scrivo assolutamente nulla.

Usi gli straordinari poteri del mio computer per fare un copia ed incolla da altri rapporti annuali che ricevo da altri fondi. Ne ricevo a decine.

Lunghi.

Dettagliati.

Inutili.

Potete sempre contare sulla logorria dei gestori, sul loro bisogno di predirre il futuro e sulla loro necessità di ammazzarsi di seghe mentali.

Il rapporto, ovviamente, per essere figo, deve essere in inglese. Anche su questo, no problems: li scrivono tutti in inglese.

Ho anche i miei preferiti. Ci sono un paio di società che pubblicano rapporti annuali particolarmente carini. Con grafici e tutto. Sono quelli che diffondo di più.

Di cosa parlano in genere?

Non saprei.

Non è che io li legga completamente. Sono tanto eccitanti quanto la legislazione fiscale. Sarebbe più divertente fermarsi sul ciglio della strada per guardare l’erba crescere. Leggo qualcosina qua e là, giusto per avere un’idea generale dell’umore del documento: ottimista, pessimista o neutrale.

Ho i miei preferiti, ma cerco di essere un uomo giusto. Copio un po’ da tutti.

Ne preparo tre all’anno. Il neutrale, l’ottimista ed il pessimista.

Sono davvero carini.

Sono anche profittevoli.

A seconda di quanti capitali ho girato il fondo, questo copia ed incolla mi frutta dai 30 agli 80 mila euro. Per email spedita.

Carino vero?

Eppure c’é di meglio.

Possono anche essere pagato per non fare niente.

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Consulenze: un rimedio a tutti i mali.

Se il pezzo che segue dovesse piacerti, per favore spargi la voce.

Puo’ succedere che la legge imponga dei limiti a quanto un agente (come noi fiduciari) possa essere pagato. Un fondo ha diversi compartimenti e la mia commissione può arrivare solo da alcuni di questi. Il problema è che la parte che mi spetta legalmente, spesso e volentieri è troppo piccola. In fondo, non è raro che io conceda capitali a gestori di capacità discutibili se non pessime. Mi merito di più e certamente voglio di più, anche se le regole dicono che non dovrei.

Non c’è problema.

Quello che si fa in questi casi è di organizzare un bel contratto di consulenza.

L’accordo prevederà che una o due volte all’anno la Spizzi spedisca alla compagnia di gestione un rapporto con qualche considerazione sul futuro del mercato finanziario.

E che ne sai tu, direte voi, su quello che succederà nei mercati finanziari nell’anno che verrà?

Come tutti, ma proprio tutti, gestori inclusi, ne so poco o niente. Ai gestori non piace ammetterlo, ma in media, le loro previsioni “ufficiali” riflettono quello che loro sperano porti profitto al loro portafoglio. Se dovessere guadagnare da un boom economico, allora saranno tutti ottimisti. Se hanno costruito un sistema di titoli per proteggersi da una recessione, allora prediranno una recessione dietro l’angolo. Non è detto che succederà. Dovesse succedere sarebbe più una coincidenza che altro, ma molti di loro sono fermamente convinti delle loro opinioni. Potete sempre far affidamento sulla vanità di un gestore.

Io non faccio nulla per andare contro quelle opinioni. Il mio rapporto tende sempre a riflettere le idee di chi è destinato a riceverlo. Non vedo perché offenderlo.

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Come farsi pagare quando non sei Ambrosetti

Se il pezzo che segue dovesse piacerti, per favore spargi la voce.

Ambrosetti era brillante, unico e penso irripetibile.

Prendeva tutta la faccenda dell’essere un fiduciario con un senso dell’umorismo che non ho mai riscontrato in nessun altro.

“Sono tutte cazzate” era una frase che diceva spesso.

Come per tutte le cose, c’era un prezzo da pagare: una moglie distaccata, intenta a spendere soldi, ed un figlio idiota.

Nonostante le tante opportunità aperte da tutto quel denaro, il giovane Ambrosetti era il classico figlio di papà pirla. Fallito negli studi, sempre a rischio di essere bocciato quando adolescente, non si era mai laureato. Non in una univerità vera, comunque.

Ambrosetti aveva poi pagato per fargli avere anche il pezzo di carta.

I suoi commenti sul figlio erano molto espliciti e la mancanza di rispetto era reciproca. Papà Ambrosetti, però, assicurava al figlio che ci sarebbe sempre stata una Porche con il pieno a disposizione, quindi tutto andava bene.

Ambrosetti non sembrava curarsene. Era comunque contento.

Di tutte le genialate, la commissione “matrimonio per l’amante” è stata la cosa più interessante che io gli abbia visto fare.

Gli altri, i mortali, quelli come me, devono ricorrere a metodi più ortodossi per farsi pagare: commissioni ufficiali e, se proprio si deve, consulenze.

Può succedere che la legge imponga dei limiti a quanto un agente (come noi fiduciari) possa essere pagato. Un fondo ha diversi compartimenti ed il mio emolumento può arrivare solo da alcuni di questi. A volte il compartimento che mi spetta è un po’ troppo piccolo per i miei gusti.

Non c’è problema.

Quello che si fa in questi casi è di organizzare un bel contratto di consulenza.

La prossima volta ve ne presenterò alcuni esempi.

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Sesso e commissioni: i clienti cosa dicono?

Se il pezzo che segue dovesse piacerti, per favore spargi la voce.

Riassunto: Ambrosetti aveva usato i soldi degli altri per finanziarsi il piacere di trombarsi una delle sue tante amanti. I soldi erano arrivati da commissioni che lui aveva ottenuto dai fondi dove aveva piazzato il capitale dei suoi clienti. Visto che Ambrosetti, come tutti i fiduciari, aveva in testa il suo reddito, il denaro era stato messo in fondi pessimi. I fondi pessimi sono quelli che garantiscono commissioni più alte ai fiduciari.

Alla fine i clienti ci avevano perso 140 mila euro.

Certo, sarebbe legittimo chiedersi: ma il cliente non si è incazzato. Quello che ha perso i centoquaranta testoni. Qui sta il bello del gioco: non si tratta di un cliente solo. Abbiamo a che fare con parecchi clienti, ognuno dei quali, ha investito non piu’ del 2 per cento del proprio capitale.

Immaginate di essere il cliente Pippo. Pippo ha evaso un milione e lo ha affidato ad Ambrosetti. Ambrosetti, che ha i suoi bisogni erotici, investe il 2 per cento di quel milione, cioè 20 mila euro, nel fondo dell’incompetente. Fa la stessa cosa con parecchi di altri clienti finchè non raggiunge i 2 milioni desiderati. Dopo due anni i 20 mila euro di Pippo hanno perso millequattrocento euro (il 7 per cento di 20 mila). In realtà hanno perso un po’ di piu’, perché ci sono state tutta una serie di commissioni aggiunte dalle banche, ma per l’amore del discorso diciamo sette per cento. Quei 1’400 euro su un milione contano come lo 0,14%. Pippo non si è neanche accorto di aver perso i soldi.

Ammettiamo invece, che se ne fosse accorto, e che avesse contattato Ambrosetti per chiedere le ragioni dell’investimento.

È improbabile che Ambrosetti avrebbe risposto: “Dovevo trombarmi l’amante, una vera macchina da sesso.”

Ci sarebbe stata la classica risposta: “Il fondo sembrava promettente. Comunque, come vede, non ho voluto rischiare troppo. Ho investito solo una piccola parte del capitale e ho chiuso la posizione quando ho visto che il titolo non andava da nessuna parte. Non ha fatto danni permanenti.”

Funziona sempre.

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Sesso e Commissioni (Parte 4, o perché noi fiduciari siamo dei santi)

Se il pezzo che segue dovesse piacerti, per favore spargi la voce.

Facciamo una cosa noiosa.

Facciamo qualche conto.

Ambrosetti ha usato 2 milioni di euro di soldi non suoi per garantirsi per qualche mese in più i servizi di una delle sue tante amanti.

Servizi straordinari, certamente, ma ne è valsa veramente la pena?

Come ne sono usciti i vari attori di questa commedia.

I 2 milioni girati da Ambrosetti al fondo di investimento non finiscono nelle mani di un gestore qualsiasi. Il gestore è, in realtà, un incompetente come pochi: 10 anni che insiste a fare la stessa cosa anche se questa cosa non ha mai fatto altro che perdere soldi.

Nei due anni previsti dal “contratto”, il fondo perde il 7 per cento con un mercato che, nello stesso periodo, sale del 25 per cento. Come ho detto: il gestore è un incompetente, quindi nessuna sorpresa.

Traduciamo tutto in soldi.

I clienti: danno i due milioni alla fiduciaria. Tasse evase sui due milioni: 853 mila euro.

Perdita del capitale (7 per cento di 2 milioni): -140 mila euro. Altri costi (banche, avvocati, imposte varie): 60 mila euro. Mettiamo tutto insieme:

Perdita 7%: – 140,000

Costi: – 60,000

Tasse Evase + 853,000

Bilancio: +653 mila euro. I clienti fanno un profitto.

Ambrosetti: spende 35 mila euro, ne guadagna 60 mila in commissioni dal fondo e continua a trombarsi l’amante. Senza dubbio, il vero vincitore.

L’incompetente: Si tiene 40 mila immeritatissimi euro generati in due anni dalle commissioni del fondo.

Son tutti felici.

In realtà noi fiduciari siamo dei santi.

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Sesso e commissioni (parte 3)

Se il pezzo che segue dovesse piacerti, per favore spargi la voce.

Dove eravamo rimasti?

Ambrosetti mi disse: “Voglio che la ABC123 – la compagnia gestrice di fondi a cui pochi davano soldi – mi procuri qualcuno che sposi Natalia. Pagherò il marito diecimila euro. L’unica cosa che deve fare quest’uomo è presentarsi alla cerimonia. Mi prenderò cura del ristoraten e pagherò per il pranzo, l’abito bianco ed i festeggiamenti. Poi il marito potrà tornare a nascondersi nel buco da dove è apparso.”

“Sei pazzo – gli dissi – non accetteranno mai.”

“Hanno già accettato.”

Ricordo che rimasi senza parole. Non dissi niente per almeno trenta secondi.

“Cosa vogliono in cambio?”

“Un paio di milioni sul portafoglio di quello sfigato per almeno un paio d’anni. Si può fare.” Lo sfigato era uno dei soci della compagnia. Un uomo che perdeva soldi e capitali da anni.

“Alle solite condizioni?”

“Ovvio. Mi prendo l’uno e mezzo per cento all’anno. Quindi in due anni 60 mila euro. Mi ripago dei costi e ci guadagno qualcosa.”

“E se lui, il marito, se la vuole trombare?”

“È il marito. E Natalia è una gran bella figa. Buon per lui. A me basta che lei sia a disposizione.”

Ambrosetti sa come essere romantico.

Il commerciale del fondo senza speranza aveva un lontano cugino, un tizio superpalestrato e squattrinato, che avrebbe potuto fare la parte dello sposo.

La cosa fu fatta per bene. I due vennero fatti incontrare e vennero pure prese delle foto.

Il matrimonio venne celebrato in Italia, in una bella chiesa medioevale a Volterra, un bel sabato di luglio. Una quarantina d’invitati. Abito bianco e ristorante godereccio. Servizio fotografico di qualità. Ambrosetti voleva essere sicuro che tutto apparisse genuino, in modo da non avere discussioni con le autorità italiane.

La giornata gli era costata, tra compenso per il lontano cugino del commerciale e i festeggiamenti, intorno ai 35 mila euro. Era ancora in profitto.

Natalia ottenne il suo visto e, per quel che ne so, non rivide mai più il marito.

Luigi, tra un’amante e l’altra, vide ancora Natalia per un annetto. Forse qualcosina di meno. Poi i due andarono per la loro strada.

Al termine dei due anni Ambrosetti ritirò i due milioni. Anche per i suoi bassissimi standard, il fondo faceva così schifo che andava a violare la quarta condizione: quanto rende al cliente?

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Sesso e commissioni (parte 2)

Se il pezzo che segue dovesse piacerti, per favore spargi la voce.

Ambrosetti, un uomo che cambiava amanti allo stesso ritmo con cui si cambiava d’abito, s’era fissato con una ragazza: Natalia.

Non voleva sposarla e certamente non se n’era innamorato. Quello che voleva mantenersi era, a sentire lui, un sesso impareggiabile, mai visto, roba da divinità greca, cose che neanche nei porno… Luigi avrebbe potuto continuare con le sue descrizioni per ore e ore.

La soluzione al problema di Ambrosetti richiedeva che Natalia, una cittadina ucraina, ottenesse un visto di lunga durata, meglio ancora permanente. In Svizzera on in Italia.

Luigi ne parlò con me un giorno di primavera.

“Natalia ha bisogno di un visto.”

“Trovale un lavoro.”

“Qualcosa di più permanente?”

L’essere umano in me, in quel momento prese il sopravvento: “La vuoi sposare?”

Fui subito rassicurato. Luigi rise. Rise di cuore.

“Non dire stronzate. Voglio che qualcun altro la sposi.”

Conosco Ambrosetti da decenni, è stato il mio mentore, ma quando penso che l’uomo non è più in grado di sorprendermi, ecco che mi soprende. Feci la mia miglior faccia perplessa: “Prego?”

Ambrosetti mi spiegò il suo piano. Era un’idea astuta e redditizia. Un’ulteriore prova, se ce ne fosse mai bisogno, che tira più un pelo di figa che un carro di buoi.

Luigi aveva già accennato la cosa ad un commerciale di sua conoscenza. Il commerciale non era stato scelto a caso. Si trattava di un venditore mediocre che doveva piazzare un fondo impossibile da vendere: un portafoglio gestito da un perfetto incompetente. Da anni il fondo andava solo in una direzione: giù.

Di conseguenza, era un qualche anno che questo portafoglio perdeva capitali. Gli azionisti esistenti erano in fuga e nessuno era più disposto a metterci soldi.

Uno dei pochi a rimanere investito era Ambrosetti. Lui rimaneva, perchè ormai si era assicurato quasi tutte le commissioni generate dal fondo, persino una parte delle commissioni sui profitti. A dire il vero, quelle sui profitti non le aveva mai incassate, perché il fondo di profitti non ne faceva proprio. Il gestore definiva la politica di investimento del fondo come neutrale rispetto il mercato. In un certo senso, non era una balla. Quel portafoglio era davvero neutrale rispetto al mercato: qualunque cosa avesse fatto il mercato, il fondo avrebbe perso soldi. Generalmente, ogni anno da parecchi anni, il fondo perdeva tra l’uno ed il tre per cento del suo valore.

Persino qualche cliente di Ambrosetti se n’era accorto e aveva chiesto di chiudere la posizione.

All’apparenza non c’era più molto che potesse essere estratto da quel fondo.

Un qualunque fiduciario avrebbe raggiunto quella conclusione e avrebbe chiuso tutte le posizioni.

Luigi Ambrosetti non era uno qualunque.

Rimaneva la possibilità di pagamenti in natura: “Voglio che mi procurino qualcuno che sposi Natalia”.

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Sesso e commissioni (parte 1)

Se il pezzo che segue dovesse piacerti, per favore spargi la voce.

La quantità di commissioni che riesco ad ottenere dipende da fattori interni (di cui abbiamo parlato l’altra volta) e fattori esterni.

Il vantaggio dei fattori interni è che, di solito, garantiscono una qualche forma di controllo.

La realtà dei fatti è che, a differenza di quello di cui il gestore medio è fermamente convinto, il mondo non gira intorno a noi. Ci sono dei fattori esterni su cui non abbiamo nessun dire e certamente nessun controllo.

L’anno sta andando male perché la crisi del millennio è in corso. I capitali stanno fuggendo? I miei (vostri) soldi costano di più.

L’Italia fa l’ennesimo ed ultimo (è sempre l’ultimo) condono fiscale?

“Signori, lo sapete, i tempi sono duri… I capitali stanno rientrando nei paesi di origine…” Bla, bla, bla. I miei introiti salgono.

Il segreto bancario va in soffitta?

Apriti cielo! Questo si che farà salire i prezzi.

Almeno per noi comuni mortali con intelletto medio, c’è sempre qualche scusa buona, qualche opportunità semplice da indenticare per tirare su sulle commissioni.

Ci sono anche i geni, però. Questi esseri celesti camminano tra di noi, ma noi ne rimaniamo ignari e continuiamo a vivere le nostre vite inconsapevoli della folgorante potenza di chi magari ci sta accanto.

Ambrosetti era un genio.

Su questo non ho dubbi.

Lui era riuscito a farsi pagare in natura.

Ambrosetti era tante cose: prima di tutto fiduciario, poi, in quest’ordine, juventino, padre disinteressato e marito.

Ambrosetti era un gran cornificatore ma non avrebbe mai divorziato dalla moglie. Non ci avrebbe mai pensato.

Non per amore: per abitudine. Era abituato ad averla intorno.

Luigi Ambrosetti non si sarebbe tirato indientro di fronte alla possibilità di una sveltina e, di sicuro, non avrebbe tirato su il naso di fronte alla possibilità di una scopatina veloce, di una bottarella e via. Le sue preferenze, però, tendevano all’amante di breve o medio periodo: diciamo tra i tre ed i sei mesi.

“Mi permette di provare piu’ cose”, diceva.

Quasi tutte le sue amanti erano tra i 25 ed i 30 anni, alcune dall’Est Europa, la maggior parte dall’Ucraina e dalla Russia, regioni per le quali aveva un debole.

Sulla durata di queste relazioni, Ambrosetti era molto disciplinato. Non voleva che l’amante si facesse delle illusioni.

Raggiunto il tempo massimo, le scaricava.

Spesso trovava loro un lavoretto a Lugano e dintorni, in modo che potessero rinnovare almeno una volta il visto di residenza in Svizzera. Alla fine era un accordo che soddisfaceva entrambe le parti.

Ambrosetti non era bellissimo e nemmeno giovanissimo, ma si teneva in forma ed era molto ricco. Sapeva come spendere quei soldi sulle sue amanti.

A questo metodo provato e di successo c’era stata un’eccezione. Per amore della conversazione chiameremo l’eccezione con un nome che tutti noi associamo con la Russia: Natalia.

Bionda, magra ma di seno travolgente, aveva conquistato Luigi come nessuno prima.

Innamorato?

No. No era roba per Luigi. Dubito che Ambrosetti si sia mai innamorato di nessuno, inclusa la moglie.

“Marco” mi diceva “io una roba del genere a letto non l’avevo mai vista. Su. Giù. Seduti, all’aperto, una sveltina in Chiesa. Mi tira sempre.”

Tutto questo sesso grandioso lo tentava a rompere le sue stesse regole. Natalia passò i sei mesi di relazione e raggiunse i dieci. Il sesso rimaneva imbattibile.

La parte pratica di Ambrosetti, però, cominciava a fare la voce grossa.

Continuare sarebbe potuto diventare pericoloso.

Natalia avrebbe potuto farsi illusioni.

Tutti quei pompini avrebbero avuto un prezzo.

Luigi era come stregato. Sapeva di doversi liberare della donna. Non voleva farlo.

Natalia ci contava.

Quando, con uno sforzo sovrumano, Luigi le aveva offerto il solito lavoretto libera amante, lei aveva rifiutato.

“Piuttosto”, disse, “me ne torno in Russia.”

E glielo diceva mentre aveva le sue mani tra le sue coscie.

Ambrosetti voleva tenere Natalia ancora un po’ intorno, ma voleva anche un modo di distaccarsi nel momento e nei modi che avrebbe deciso lui. Sapeva che prima o poi quel momento sarebbe arrivato.

Solo non ora.

Ambrosetti, ideò un piano.

Geniale.

Aveva solo bisogno del sogno proibito di ogni fiduciario: il perfetto incompetente.

Lui ne aveva uno.

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Un milione di euro l’anno facile facile

Se il pezzo che segue dovesse piacerti, per favore spargi la voce.

I fondi di investimento hanno bisogno di capitali per poter esistere. Alcuni fondi sono gestiti da persone così in gamba, così capaci che i soldi gli piovono addosso.

Per fortuna, sono una piccola minoranza.

Dal 30 al 40 per cento dei fondi sono decenti e tutto il resto fa cagare.

Il fiduciario che sa il fatto suo si occupa solo dei fondi da diarrea.

Stiamo parlando di gestori disperati, pronti a concedere tutto pur di avere un po’ di soldi.

È questa gente che mi chiama. Come se fossi un spirito degli antenati, vengo interpellato.

Domanda: perché mi hanno interpellato? Cercano soldi per un fondo esistente? O per un portafoglio tutto nuovo?

Tempo fa, per esempio, mi è stato chiesto di aggiungere 50 milioni ad un portafoglio che aveva già raccolto 30 milioni, ma da cui i capitali stavano uscendo. Perché stavano uscendo? Loro mi dicono: “I tempi sono duri.”

Io non so neanche perché ci provano ad uscirsene con delle boiate del genere. Così come una fotografia vale più di mille parole, un grafico vale più delle mille stronzate uscite dalla bocca di un gestore. Il valore del tuo fondo scende quando il valore di altri fondi sale? Probabilmente non sei il figo che dici (speri?) di essere.

Detto tra noi, il fondo dei Gianni e Pinotto luganesi, proprio in questi giorni sta andando particolarmente male. Con il mercato che, nei primi due mesi del 2019, è salito del 10 per cento e più, loro sono riusciti a fare +1%. Fenomeni. A quanto pare, dei 17 milioni che avevano ad inizio anno (quando il fondo era partito) tre se ne sono già andati. Giovedì mi ha chiamato il loro commerciale. Niente presentazioni. Mi ha mandato un file Excel con i calcoli per una commissione extra (una stecca in parole povere) che mi competerebbe dovessi mettere dei soldi su quella cagata di fondo. Vedremo.

Torniamo alla storia dei 50 milioni. Per i gestori si trattava di una scommessa. Volevano aumentare le masse per attrarre le banche con un fondo più pesante. Le banche di solito non guardano mai a fondi troppo piccoli. Per attrarle ci vuole una certa dimensione. Se i fondi fossero tette, alle banche piacerebbero grosse.

Non importa perché mi hanno chiamato. Delle loro intenzioni non me ne faccio niente. Le mie decisioni di investimento sono sempre guidate dai miei quattro principi per decidere dove e quanto investire.

Probabilmente i miei clienti non ci avrebbero guadagnato tantissimo, ma io potevo portarmi a casa il 100 per cento delle commissioni di gestione. Il 100 per cento: la mia parte e la parte dei gestori. Qui si parlava del 2 per cento sui capitali investiti. Di solito me ne sarebbe spettato lo 0,80%. Su cinquanta milioni vuol dire 400 mila euro l’anno. Prendendomi tutto il 2% mi sarebbero entrati 1 milione di euro. Gli ho dato i 50 milioni, li ho lasciati lì per due anni e poi ho cominciato a toglierli. I risultati facevano così schifo che andavano a toccare il principio di scelta numero quattro: quanto rendono ai miei clienti.

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