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Briciole d’oro

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Le centinaia di migliaia di franchi guadagnati dalla Spizzi non sono il frutto di uno o due affari favolosi fatti durante l’anno. Sono la conseguenza di tanti piccoli bocconcini.

Lo considero un grande vantaggio.

Quando le fortune di un’impresa dipendono dal concludere pochi contratti in un anno, le entrate di questa società possono variare grandemente di anno in anno. Nell’anno in cui le cose vanno male, l’impresa affonda.

Io dipendo da migliaia di pezzettini.

Ne perdo cento? Ne guadagno cento? Le cose non cambiano molto.

Come per tutti gli investimenti, diversificare rimane la strategia più solida e sicura.

Questi bocconcini, questi morsettini sono conosciuti nel settore con un loro termine tecnico: punti base. Se foste un gestore (o anche un giornalista di questi tempi) usereste la parola basis point.

È chiaro che a dirlo in inglese suona meglio.

Al di là di questo fattore non trascurabile (soprattutto se non avete niente di sostanza da dire) tra punto base e basis point non c’è nessuna differenza.

Un punto base equivale all’uno per cento dell’uno per cento, cioè allo 0,01% di un numero. Per renderlo più reale, ragioniamo sullo stipendio. Se percepite un salario di 5 mila euro al mese, un punto base del vostro salario equivale ad una monetina da 50 centesimi. Prendete la cifra di partenza, dividetela per 10 mila e avrete il vostro risultato.

Quando parliamo di 5 mila euro, il punto base é un’inezia trascurabile. Non compra neanche un caffè.

La magia dei piccoli numeri non funziona se il punto di partenza è una cifra umanamente comprensibile.

Quando però avete a che fare con centinaia di milioni, se non miliardi, la magia diventa più forte. Roba da fare impallidire Vondelmort.

Un punto base di un miliardo di euro equivale a 100 mila euro.

Voi capite che quando si parte da numeri importanti, i punti base cominciano ad avere un sapore particolarmente dolce.

© I Soldi Degli Altri

Il socio inevitabile

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La Spizzi, come tutte le imprese svizzere, ha un socio importante ed inderogabile: il fisco.

A differenza dei miei clienti, io le tasse le pago.

La Confederazione Svizzera, il Canton Ticino ed il comune di Lugano vogliono la loro fetta. Tra detrazioni, elusioni e tutto quello che sono legalmente autorizzato a fare per limitare i danni, il governo e le sue appendici si prendono un quinto del profitto. Alla compagnia rimangono un milione e mezzo.

Un bonus piccolo per la segretaria minore e uno molto più consistente per quella maggiore. Qualcosina in beneficenza.

A me rimangono tra gli otto e i novecentomila franchi. I miei ricavi sono quasi tutti in euro, ma i costi sono in franchi.

È una bella cifra per una persona sola.

© I Soldi Degli Altri

Quanto fa la Spizzi Sa

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La mia impresa, La Spizzi Sa, non è una banca. È una fiduciaria.

Non raccogliamo miliardi e miliardi di franchi.

Non avremmo neanche le risorse per farlo: in fondo, alla Spizzi, siamo solo in tre. La segretaria minore, la segretaria maggiore ed io.

Tra un milioncino qua ed un milioncino là, con tempo e pazienza siamo arrivati a gestire quasi un miliardo di euro (i nostri clienti sono quasi tutti evasori… ops… intendevo investitori italiani).

Da questo miliardo di euro, tra una cosa e l’altra, noi ricaviamo una cifra che si avvicina ai due milioni e mezzo lordi. A volte un po’ sotto, altre volte un po’ sopra. La media è quella.

I ricavi della mia compagnia ammontano allo 0,37 per cento dei fondi totali.

I costi che noi imponiamo ai nostri clienti sono molto bassi. La maggior parte dei soldi va alle società di gestione. Noi ci accontentiamo delle bricioline. Se non fosse per tutti gli altri costi, il risparmiatore si terrebbe il 99.63% del totale.

© I Soldi Degli Altri

Nei piccoli numeri si nasconde una grande magia

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Nei piccoli numeri si nasconde una grande magia.

Un esempio.

La teoria del Big Bang dice che dopo l’inimmaginanbile esplosione iniziale vennero create in quasi ugual misura particelle di materia e particelle di antimateria.

Teoricamente il Big Bang avrebbe dovuto creare una quantità identica di materia e antimateria.

Non lo fece. Se lo avesse fatto, non saremmo qua.

I fisici ci dicono che al momento dell’esplosione una quantità fantasmagorica di materia e una quantità altrettanto fantasmagorica di antimateria si materializzarono. Apparantemente, per uno zero virgola zero, zero, parecchi zeri seguiti da un uno, la quantità di materia era un po’ più fantasmagorica di quella dell’antimateria.

Quella differenza, così piccola in percentuale, non era irrilevante. Quello zero virgola si é tradotto in così tanta materia (il resto è scomparso collidendo con l’antimateria) da creare l’Universo.

Nei piccoli numeri è nascosta una grande forza creativa.

Il benessere di una fiduciaria dipende da questa piccola grande magia.

© I Soldi Degli Altri

La magia dei piccoli numeri

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Caro lettore.

Carissimo lettore.

Lo devo ammettere: sei stato paziente. Di più : pazientissimo.

Hai letto pagine e pagine di misfatti e metodi discutibili.

Ti sei dovuto anche subire qualche numero e qualche calcolo.

Una domanda, però, rimane ancora senza risposta.

Tutte queste attività, queste commissioni e controcommissioni, spese per consulenza, spese per ricerche della banca migliore e spese perché mi gira di aggiungere una spesa, in soldoni, quanto fanno?

In fondo, paziente lettore, hai sempre sentito parlare di piccole percentuali. Lo zero virgola qua, lo zero virgola zero là.

Raramente si parla di più dell’uno per cento.

Vero, ci sono le commissioni sui profitti che possono portarsi via anche un quinto dei risultati di un anno, ma, in fondo, sono sui profitti e, a parte poche felici occasioni speciali, raramente finiscono nelle mani del fiduciario. Le commissioni sui profitti tendono a rimanere con la società di gestione.

Potresti essere assalito da dubbi. Parli, parli, mi dici, ma, a conti fatti, quello che rimane nelle tue tasche sembrerebbe poca cosa.

Molto rumore per nulla, insomma.

Ti capisco.

Sembrerebbe che per far soldi con una fiduciaria, bisogna aver poteri magici.

Niente magia, te lo assicuro. Non nel senso tradizionale comunque.

Non devi essere uno che crede in fate e magie: eppure la magia dei piccoli numeri è potente.

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Quattro conti sul Perfetto Incompetente

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Avere in mano un Perfetto Incompetente ha grandi conseguenze.

Il potere che si ha sul fondo, a quel punto, è totale. Si finisce per essere gli unici investitori.

Questo ha ripercussioni per tutto il resto della compagnia. Indirettamente si ha un potere di ricatto. Se tirate la spina ai capitali che mantengono la sanità psicologica del Perfetto Incompetente, nonché socio della compagnia, le conseguenze sarebbero sentite da tutti.

È probabile che riuscirete a tirare il prezzo anche su altri fondi della stessa società.

I soldi che a questo punto la fiduciara investirà non saranno mai tantissimi.

Se il fiduciario ha la gestione di 1 miliardo di euro, probabilmente metterà l’uno per cento di quei soldi in quel fondo. Intorno ai 10 milioni.

Non è improbabile che quei 10 milioni gli rendano ogni anno l’uno e mezzo per cento o 150 mila euro. Sicuri. Abbastanza da pagare salario della segretaria di passaggio e le spese dell’ufficio.

È come se qualcuno si offrisse di comprare per voi un buono del tesoro e vi lasciasse incassare le cedole.

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Il Perfetto Incompetente è una grande fonte di profitto

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Quando un fondo viene dato in mano ad un Perfetto Incompetente, si finisce di fronte ad fatto innegabile: Il fondo del Perfetto Incompetente non va da nessuna parte. Tenere i soldi in un materasso e lasciare che l’inflazioni si mangi poco a poco il loro valore sarebbe più profittevole per l’investitore.

È uno stato delle cose che ogni fiduciario degno di questo nome adora.

Non fare quella faccio, caro unico lettore. Ormai dovresti essere abbastanza smaliziato da avere una mezza idea del dove finiranno gli interessi dell’investitore quando costui lascia a qualcun altro il compito di decidere dove mettere i suoi soldi.

Il Perfetto Incompetente è una grande fonte di denaro.

La sua imperizia nel suo lavoro, non gli impedisce di avere il solito ego da gestore. È un difetto caratteriale che crea un appetito per capitali.

Con il genere di risultati di cui il Perfetto Incompetente è capace, però, i capitali non arrivano spontaneamente. Ci mancherebbe.

Un fiduciario, con il giusto prezzo, può far arrivare il denaro. Ambrosetti era riuscito ad ottenere l’ottantacinque per cento delle commissioni di gestione. Non sarebbe stato difficile avere l’intera commissione, ma si era impietosito. Un Perfetto Incompetente è un animale talmente raro che uno si sente spinto a proteggerlo. Un po’ come il cucciolo di un panda.

Il WWF è roba da dilettanti di fronte a noi fiduciari.

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Il superpotere del Perfetto Incompetente

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Il problema degli incompetenti è chiaro a tutti: sono degli incompetenti.

Non generano ricchezza, non attraggono né clienti né simpatia.

Come fa il Perfetto Incompetente a sopravvivere nel mondo degli affati, vista la sua incapacità di generare soldi.

Non è che non ci provi. Il Perfetto Incompetente non è pigro. Almeno inizialmente. Lui ci prova. Anche con entusiasmo. Ma non ha la forza di piegare e vincere le leggi della natura: lui non è profittevole.

Perchè sopravviva qualcuno deve fare soldi per lui e deve essere disposto a farlo per parecchi anni.

Il Perfetto Incompetente non può agire da solo. Deve essere il membro di una società. Probabilmente degli amici, che conosce da anni. Si son trovati simpatici e hanno messo su una compagnia per gestire denaro altrui.

Conoscono la gente giusta!

Sono in grado di raccogliere i capitali!

E via! Pieni di entusiasmi si parte.

I primi tempi i soci pensano che la mancanza di risultati del nostro eroe siano dovuti alla sfortuna. Ha metodo. Lavora come un mulo. I risultati arriveranno.

Ci vuole un po’ di tempo, magari qualche anno, prima che i soci si accorgano che, sì, lavora come un mulo, ma ha anche il quoziente intellettivo di un mulo.

Bisognerebbe liberarsene.

Ma come si fa? Lo conosci. Conosci i figli e le amanti.

Possiede anche una quota rilevante della società.

Non hai scelta: te lo tieni.

In piu’ questo non è un semplice incompetente, è un Perfetto Incompetente. Al di là del semplice valore artistico del personaggio – un po’ come avere un Van Gogh nel proprio salotto – a differenza del caso classico, il Perfetto Incompetente non perde molti soldi. Non ne fa, ma non ne perde moltissimi.

Speri sempre che il prossimo anno sarà diverso. Ma non lo sarà.

È un Perfetto Incompetente: il suo superpotere è quello di non essere riconosciuto come tale.

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L’ambiente perfetto per l’Incompetente Perfetto

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Settimana scorsa abbiamo raggiunto la conclusione che l’Incompetente Perfetto deve essere benestante.

Il denaro “di famiglia” è fondamentale. Senza quell’aiuto, l’incompetente (generico) non ha possibilità di sopravvivere abbastanza a lungo per raggiungere lo stato di Perfetto.

Rendiamoci conto che, a differenza di quella danarosa, l’incompetenza perfetta è una situazione stabile. L’Incompetente Perfetto non viene espulso dal mercato: non decade.

Se il decadimento si verifica, nessuno ha mai sviluppato gli strumenti necessari per notarlo.

Abbiamo quindi bisogno di denaro. Ci vuole, ma non basta.

Pensate ad un orso polare. Una bestia poderosa: il carnivoro terrestre più grande. Non volete incontrare un orso polare nel suo ambiente, soprattutto se non avete un fucile con voi.

Mettete l’orso polare nella savana africana. Sarebbe più pericoloso un gatto. Tutti quei denti e tutti quegli artigli non servirebbero a niente. Armi letali, ambiente sbagliato.

Il Perfetto Incompetente ha, come tutte le bestie, bisogno dell’ambiente giusto per sopravvivere e diventare un generatore di profitto per la mia fiduciaria.

Chiarisco con un esempio.

Diciamo che sei benestante e quindi soddisfi la prima condizione. L’ambiente che ti circonda, però, è quello di una grande banca d’investimento a Londra piuttosto che a New York. Com’è lampante dal nome, il Perfetto Incompetente è, innanzitutto, un incompetente. È incapace di generare profitti. È semplicemente qualcosa al di là delle sue capacità naturali.

Sarebbe come chiedere ad un salmone di produrre del miele.

Non è possibile.

Una persona così non sopravviverebbe a Londra. Tutte quelle banche e quei fondi di investimento che hanno sede nella City, hanno accesso ad una fonte inesauribile di talenti.

Non produci profitti? Quella è la porta.

Grazie per aver partecipato.

Un grande e competitivo centro finanziario non è l’ambiente consono ai bisogni di un Perfetto Incompetente.

Meglio acque finanziariamente più tranquille. Mercati più periferici (Madrid, Atene, Brasile), possibilmente protetti da una legislazione che dia un vantaggio competitivo che vada oltre il semplice generare di profitti.

Immaginate uno di quei posti dove le generalità dell’investitore vengono tenute nascoste.

Su due piedi, un pò a bruciapelo, mi viene in mente Lugano. Certamente periferico, di sicuro protetto. A naso sembrerebbe un buon posto.

Che coincidenza: è la mia città.

Se stessimo giocando, diremmo “Fuochino”. Non “Fuoco”.

Abbiamo una ricchezza di partenza. Abbiamo l’ambiente. Ahimè, non è ancora sufficiente.

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La prima caratteristica del Perfetto Incompetente

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Come tutti gli esseri viventi rari, il Perfetto Incompetente non può sopravvivere ovunque. Il suo benessere richiede una combinazione di ambiente, storie personali e allineamenti astrali così difficili da ottenere tutti insieme che…

Signori, parliamoci chiaro, siamo quasi nella leggenda.

Eppure…

Ambrosetti, che era geniale, ne aveva trovato uno.

Calma.

Un bel respiro.

Facciamo un passo alla volta.

Mio padre, quando ero studente, mi suggeriva di partire dalle definizioni: che cosa stai studiando?

La prima cosa che dobbiamo chiarire è che ci sono diversi tipi di incompetente.

È sempre utile partire dal caso piu’ semplice: l’Incompetente Classico.

Siamo tutti familiari con il concetto di Incompetente Classico: è un personaggio disastroso e sfigato senza ricchezza personale alle spalle per sostenerlo. Per niente raro, è molto facile da identificare e qualificare correttamente.

Il Classico Incompetente non andrà mai lontano. Qualunque professione egli praticherà fallirà, perché, essendo incompetente, non sarà in grado di esercitarla. Verrà velocemente identificato, classificato ed espulso. Se fortunato, verrà relegato a lavori estremamente semplici e con poco valore aggiunto. Probabilmente farà danni comunque, ma saranno contenuti.

Abbiamo poi l’Incompetente Danaroso. Il denaro non è stato guadagnato da lui. Come farebbe: è incompetente. La sua ricchezza non per merito suo: ha ereditato. La presenza di denaro rende il caso dell’Incompetente Danaroso più raro, ma di sicuro non sconosciuto.

L’Incompetente Danaroso è il classico figlio di papà.

Su due piedi mi viene in mente il figlio di Ambrosetti.

Anche l’Incompetente Danaroso è facile da indentificare, ma ha un destino più gentile di quello classico. Finché i soldi (del padre) durano, verrà trattato con riguardo. Avrà amici fedeli al denaro del genitore e ragazze e mogli che, certamente, lo sposeranno per amore.

Così come l’uranio decade in elementi più stabili, l’Incompetente Danaroso, una volta esauriti i capitali, decade nello stato di Incompetente Classico. Il denaro, pero’, tende a sparire piu’ velocemente degli elettroni dell’uranio, quindi è possibile osservare il fenomeno di decadimento quasi in tempo reale.

Voi forse non ve ne siete accorti, ma abbiamo comunque scoperto uno dei caratteri dell’Incompetente Perfetto.

Una condizione necessaria ma non sufficiente.

L’Incompetente Perfetto deve essere danaroso.

© I Soldi Degli Altri