Blog

Classe e Culo

Se il pezzo che segue dovesse piacerti, per favore spargi la voce.

La mania dell’inglese è ovunque.

I gestori, però, vivono in un mondo a parte, così distante dal nostro da dare l’impressione di essere in una galassia lontanta lontana.

Questa faccenda dell’inglesismo viene portata a livelli sopraffini.

Come in tutte le esasperazioni, ad un certo punto si passa dal simpatico al ridicolo e dal ridicolo al triste.

“Il nostro aim è quello di generare alfa – anzi alpha, si sente che lo pensano con il ph – attraverso stock picking”. Cioè la loro speranza è quello di generare un rendimento superiore a quello del mercato attraverso un’accurata scelta dei titoli azionari. In altre parole se l’indice della borsa fa il 5 per cento in un anno, loro sperano di fare almeno il 6%. L’alfa è quell’uno per cento.

Ore e ore di queste stronzate.

Mi volgio soffermare anche qui per un momento. Dovete scusarmi, ma ho sentite queste frasi così tante volte che ormai mi ribolle il sangue anche solo a ricordarle.

Mostratemi qualcuno che, in cuor suo, non spera di fare più soldi possibili dai propri investimenti.

Quando compro un biglietto della lotteria, io spero di vincere una barcata di milioni.

Ovvio che speri di fare meglio del mercato, idiota. Ma come pensi di farlo? Non è dato sapere? Lo hai mai fatto in modo consistente? No, quella volta, 12 anni fa, quando hai fatto lo 0,3% in piu’ del mercato non conta. Quello era culo. Non classe.

Coglionazzo.

Un gestore bravo, uno di quelli che fa spesso meglio del mercato, a questo punto potrebbe dire: “La mia è classe, il suo é culo, cara la mia merdaccia”.

Che nervi. Meno male che fra pochi anni vado in pensione.

© I Soldi Degli Altri

Inglesismi

Se il pezzo che segue dovesse piacerti, per favore spargi la voce.

Purtroppo gli inglesismi dilagano e così taglio delle spese diventa spending review e pettegolezzo si dice gossip. È un mania molto diffusa. Nessuno ne è esente, ma il mondo finanziario è conciato particolarmente male.

Sentite veramente:

Hai ricevuto il feedback sulla declaration? Entro domani midday?

Chi c’è behind è Svizzera

By the end of the week ce la posso fare, by the end of today no

Lo dirò alle mie controparti Italian Speaking

Giusto per capire what she’s doing

Se i miei discorsi hanno un senso Ok , se non hanno un senso Full Stop

Faccio un double check, li matcho e full stop.

For your info, ma no action needed da parte tua

If I well remember e penso di ricordare bene

Mi ero persa qualche sending

Per cortesia filla tutti i campi

Vai avanti tu perchè the beginning of September ho da fare

E’ una roba asap , asappissimo!

Non penso fitti il nostro caso

Ne arriverà una bella, clean, asap.

Va come sei proud

La prossima volta, believe me

Entro by the end of the week

Non ho dato follow up a questa cosa

La tua query è urgent perché la deadline è close

Non solo uno, more than one.

Io ho comparato in pipeline

Il fatto che riceveremo multiple copies of this letter.

Devo lasciarle a Fabrizio as well

© I Soldi Degli Altri

Diapositive ed inglese

Se il pezzo che segue dovesse piacerti, per favore spargi la voce.

In una qualsiasi presentazione dove sono presenti un analista ed il suo capo, il povero analista non avrà mai minima speranza. Il giovanotto verrà presto relegato al ruolo di telecomando per il proiettore.

Qualcuno di voi si ricorderà delle diapositive. Fotografie che potevano essere proiettate sul muro.

Il maniaco delle diapositive – ne aveva migliaia – era sempre a caccia di ospiti per un aperitivo. Ignari della trappola in cui stavano per cadere, questi accettavano l’invito e si presentavano all’ora convenuta.

A metà serata, quando ormai era troppo tardi per salvarsi e scappare, veniva tirato fuori il famigerato marchingegno per la tortura: il proiettore.

Un qualche figlio piccolo veniva messo al comando dell’aggeggio per far muovere le diapositive ed il padre, o la madre, cominciava ad illustrare il perchè, il percome, il dove ed il quando delle fotografie.

Gli ospiti sorridevano educati, ma tremavano all’idea di quanto sarebbe durata la faccenda.

L’illustratore descriveva e descriveva, sottolineando le foto che aveva fatto lui – che erano molto più belle di quelle fatte dalla moglie – e dando immediatamente la colpa di un’immagine sfocata a qualcun altro. Quando veramente non poteva aggiungere più nulla ad una diapositiva diceva: “Avanti”.

Ca clank!

I proiettori erano molto rumorosi quando si andava da un’immagine a quella seguente.

Non doveva passare molto tempo prima che tutto quello che volevano sentire le vittime di questa presentazione fosse quel “Avanti” e quel ca clank.

Oggigiorno, il gestore, ovviamente, non direbbe mai “Prossima”. Dice: “Next”.

Purtroppo non c’è più il ca clank. Questo vuol dire che, in certi casi, il rischio di addormentarsi non è trascurabile.

C’è poi la questione dell’inglese.

Nel curioso mondo della finanza italo svizzera una scrivania, magicamente, si trasforma in desk. Tu chiami la società, chiedi della persona e qualcuno ti risponde: “Mi spiace, non è al suo desk”.

Wow!

Caboom!

Shazan!

Sarebbe impensabile per questa gente non aggiungere una spessa, zuccherosa glassa di espressioni anglosassoni in ogni loro discorso. Non dicono “Grazie”. Preferiscono “Thanks man”. Anche se siete una donna.

Frasi che sarebbero genuinamente comprensibili per quello che sono e che potrebbero essere espresse come “sfruttare la crescita del mercato”, vengono storpiate inutilmente. Così quello che lo spettatore – perché si è questo: degli spettatori – deve sentire è “market growth exploitment”.

È la stessa cosa, ma fa molto più figo.

La cosa è diventata talmente stancante che uno si stufa persino di far notare l’ovvio dietro una frase palesemente idiota. Mi stai dicendo che se il mercato cresce, il tuo fondo cresce anche lui. Stai dichiarando che le tue capacità di fare meglio del mercato sono ridotte o nulle. Stai confessando, in inglese, di essere un mediocre. Mi stai invitando a comprare un qualche indice che replica il mercato. Mi costerà meno e avrò gli stessi, se non migliori risultati.

Fool.

© I Soldi Degli Altri

La natura divina dei gestori

Se il pezzo che segue dovesse piacerti, per favore spargi la voce.

Prima di procedere, permettetemi di aggiungere una parole sui gestori. Ne esistono un po’ per tutti i gusti: alti, magri e grassi e con una conoscenza più o meno ferrata di quell’inglese che amano così tanto usare.

Tanti modelli: un po’ come delle automobili ed esattamente come automobili, i gestori si assomigliano un po’ tutti, pur mantenendo qualche piccola differenza qua e là. Un po’ come delle zebre: le strisce sono tutte diverse e un occhio non allenato non le distingue.

C’è una cosa che tutti i gestori hanno senza dubbio in comune: il loro forte senso della loro natura divina.

Non hanno il minimo dubbio a riguardo.

Sono essere celestiali.

Fighette.

Le convenzioni sociali si applicano anche per loro, quindi anche un gestore, di fronte ad un mero mortale, può mantenere un atteggiamento quasi umile, persino simpatico. Attenzione però: il gestore non ti lascerà mai pensare di essere di fronte ad una persona ordinaria. La sua apparente umiltà è lì per enfatizzare la sua divinità. Se tu, mortale, non te ne avvedi è solo per la tua stoltezza.

Questo loro sentimento divino ha forti conseguenza sulla prima fase delle negoziazioni. I gestori non sono solo divini. Sono divini e missionari. Sentono molto profodamente il loro dovere di insegnare.

In precedenza non ho azzeccato l’esempio migliore. Mentre questa prima fase condivide la stessa inutilità dei cinque minuti di chiacchierata preliminare dei film porno, bisogna riconoscere anche l’esistenza di una differenza fondamentale.

La differenza sta tutto nella consapevolezza di ciò che è desiderato da chi ti sta davanti.

Mi spiego: il regista di un porno conosce con molta precisione cosa vogliono gli spettatori, quindi non perde molto tempo in parti noiose.

Il gestore non è dotato di questa empatia (il gestore non ha empatia: è troppo impegnato a contemplare se stesso). Il gestore è onestamente convinto che tu sia venuto lì per ascoltarlo. Sei nel suo ufficio, nel suo regno, nel suo tempio, per trarre beneficio dalle sue parole. Sei venuto a catechismo e quando andrai a casa sarai una persona migliore.

Anche i tuoi figli se ne accorgeranno.

Il gestore medio (e mediocre) è logorroico: adora il suono della propria voce.

Il gestore bravo è più quieto: troppo impegnato a fare soldi.

Come diceva quel motto? Chi sa fare, fa! Chi non sa fare, insegna.

© I Soldi Degli Altri

La seconda fase delle negoziazioni: la presentazione.

Se il pezzo che segue dovesse piacerti, per favore spargi la voce.

Arriva il giorno della gran presentazione.

Eccoci tutti qua.

Seduti.

In una grande stanza.

Ad ascoltare un giovanotto che vorrebbe raccontarci tutte le qualità del portafoglio.

Ci sta provando con entusiasmo.

Con tutto il cuore.

Ma non ce la fa.

Viene interrotto ogni due minuti dal grande capo:

“Scusa se ti interrompo…”

“Se posso aggiungere una cosa…”

“Qui il grafico non la dice tutta…”

Maledetto grafico. Probabilmente, più tardi, a ospiti spariti, il grande capo cazzierà il giovanotto dimenticandosi di avergli detto che il grafico andava bene così com’era. Poi, lui non dice grafico. È una traduzione che ho aggiunto io per fare chiarezza. Le interruzioni sono più surreali.

“Scusa se I step in..”

“Qui il chart non la dice tutta…”

Il Chart!

Si procede in questo modo per un’ora abbondante.

Un vero fracassamento di palle.

Eppure questi incontri si potrebbero riassumere in poche parole: il nostro fondo è una figata pazzesca e noi siamo sicuramente i migliori dei migliori. Io sarei felicissimo di far finta di crederci.

E invece no. Loro devono insistere con le loro stronzate trite e ritrite: la gestione del portafoglio è innovativa, o diversa, o dinamicamente attiva (pronunciato actively dynamic, giuro) e altre baggianate del genere.

Tutte uguali, davvero.

L’unica cosa che è cambiata negli anni, è la presenza di un inglese pronunciato ed usato male. A differenza dei risultati effettivi di questi fondi “superfighi”, l’inglese cretino è in continua crescita.

© I Soldi Degli Altri

La prima fase delle negoziazioni: chi c’è e chi non c’è

Se il pezzo che segue dovesse piacerti, per favore spargi la voce.

La prima fase delle negoziazioni tra me ed il gestore pottrebbe essere riassunta in una sola parola: inutile.

Stiamo parlando della descrizione della politica di investimento del fondo. Con frasi metà in italiano e metà in inglese (di qualità che va dal buono al maccheronico) mi verranno raccontate storie fantastiche di come tutti faranno una montagna di soldi.

È davvero una perdita di tempo. Potrei leggere il prospetto ed avere le stesse informazioni.

A questo bisogna aggiungere che il gestore ed io ci conosciamo probabilmente da parecchi anni. So come opera o come non opera.

Non importa. Bisogna concedere lo spazio necessario alla vanità di chi ci sta di fronte. Ahimé, la vanità di un gestore richede davvero tanto spazio.

Potete pensare alla presentazione di un fondo come ai primi cinque minuti di dialogo in un film porno. Non serve a molto, spesso è imbarazzante, ma è ritenuto necessario farlo prima di andare al nocciolo della questione.

L’incontro tra me e loro, di solito, si svolge negli uffici della società di gestione, spesso in una delle loro sale piu’ grandi.

Un proiettore è d’obbligo. Di questi tempi una televisione dallo schermo gigantesco collegata ad un computer è anche meglio.

Qualcuno,spesso un giovanotto, avrà preparato una qualche presentazione Power Point: grafici, tabelle con numeri ben visibili, proiezioni invariabilmente ottimiste ed una generale atmosfera di euforia.

Oltre che al sottoscritto, saranno presenti almento un altro quattro o cinque persone.

Un paio di analisti, di solito abbastanza giovani, sono d’obbligo.

Non mancherà il responsabile del fondo anche se quasi di sicuro entrerà con un paio di minuti di ritardo. Fa ovviamente tutto parte della messinscena: sono molto importante e ho milioni di cose da fare, ma mi degno di presentarmi a questo incontro.

Conosco questo gestore gran puttaniere. Letteralmente. Ogni mattina arriva nel suo ufficio, fa colazione a spese della compagnia, poi esce e va all’Oceano, uno dei tanti postriboli di Lugano. Dopo la trombata torna in ufficio per il pranzo per poi allontanarsi di nuovo. Come uomo è una merda, come gestore è un disastro. A me va benone. Da lui posso ottenere tutti i soldi che voglio, perché nessun altro sarà disposto a mettere dei soldi dietro nessuna delle sue idee bislacche. Uno così dovrebbe arrivare puntuale agli incontri, ma sarei sorpreso se lo facesse. Non credo sia mai arrivato puntuale a nessuna presentazione.

Ma sto divagando.

Altre persone che vi potete aspetttare a questi incontri sono uno o due commerciali dell’azienda. Loro preferiscono definirsi team marketing.

Rimangono dei venditori, anche se, considerata la qualità di alcuni dei fondi che devono provare a vendere, occasionalmente li si potrebbe anche definire eroi.

Quando siamo tutti seduti e ci siamo scambiati i cinque minuti di chiacchiere inutili sul tempo e sul campionato di calcio, la presentazione vera e propria può avere inizio.

Qui è quando inizia il mio calvario.

Sono andato a parecchie presentazioni: non sono né brillanti né originali. Certamente non mi aprono gli occhi sulle vie da seguire per avere successo nel mondo della finanza.

Il dover essere presenti ad una di queste riunioni, rimane ed è una questione di selezione avversa.Solo i peggiori le fanno.

Un fondo di successo, gestito da un gruppo di successo non sprecherà ilsuo tempo con un piccolo pesce come la Spizzi.

Innanzitutto,un fondo di successo, terrà il suo metodo ben segreto. Nel momentoi n cui dovesse parlarne con qualcuno, lo farà a tutt’altrolivello. È una di quelle situazioni dove ci scappa il libro o almeno un articolo per una rivista tecnica importante. L’autore vorrà essere sicuro che, nel momento in cui pubblica la sua strategia, non ci siano dubbi sul chi abbia avuto l’idea. Vorrà assicurarsi la sua eredità. Vorrà che gli altri gestori come lui vedano quanto è stato figo e brillante.

Purtroppo, in media, io non ho a che fare con questi brillanti venditori di Ferrari e Lamborghini.

I miei interlocutori sono commercianti di utilitarie di seconda mano.

© I Soldi Degli Altri


Le due fasi delle negoziazioni

Se il pezzo che segue dovesse piacerti, per favore spargi la voce.

Le negoziazioni con i gestori di fondi di investimento sono una rottura.

A questo bisogna aggiungere che, di fatto, gli unici con cui si deve negoziare sono i gestori che vanno dal “meno bravo” al”merda totale”.

Il mio sogno personale sarebbe quello di parlarsi chiaro, possibilmente via posta elettronica, così da non perdere tempo in viaggi ed incontri nulli.

In un mondo ideale, uno dovrebbe poter mettere a confronto i risultati ottenuti dal gestore in questione contro quello di altri gestori senza preoccuparsi di misurare le parole, senza dover tener conto delle normali regole di civiltà. Pane al pane e vino al vino per intenderci.

Vorrei poter passare un messaggio del genere: “Tu, come gestore, sei un po’ una merda. Davvero. Basta guardarsi in giro e ci si rende conto che sul mercato c’é gente parecchio più capace.”

“Non sei competitivo.” Guardandolo negli occhi continuerei: “Basta guardare i numeri. In quanto merda, nessuno ti darebbe mai dei soldi, perché non ne saresti degno.”

“In tutta franchezza tu e tutta la tua vanità meritereste di affondare. Io, però,ho un cuore generoso e sono di bocca buona e, soprattutto, ho accesso a quei capitali che possono tenere te ed il tuo fondo di merda a galla.”

“Se vuoi quei danari, mi devi pagare.”

Bello chiaro ed esplicito.

Sarebbe tutto così semplice.

Purtroppo la vita non è mai semplice.

Alla fine, per il rispetto dovuto a formalità e vanità di chi ti sta di fronte, le negoziazioni diventano molto più lunghe di quello che sarebbe necessario e si perde un sacco di tempo ed energie comportandosi come degli ipocriti.

La verità sottostante a tutti questi accordi (tu vuoi i soldi da me ed io sono disposto a darteli solo ad un certo prezzo, perché come gestore vali poco o niente) è chiara a tutti. L’importante è non menzionarla mai.

Non si può sottovalutare l’importanza del far salvare la faccia al vostro interlocutore.

Questo bisogno di salvare le apparenze, porta a dividere le contrattazioni in due fasi ben distinte..

Perché la Spizzi Sa riceva i soldi che le spettano è impossibile fare a meno di questi due momenti.

Personalmente, a me basterebbe la seconda fase e farei a meno della prima. Il gestore invece, soffre durante la seconda e si gode pienamente laprima parte.

Per il principio che tutti devono soffrire in egual misura, le due fasi sono imprescindibili.

© I Soldi Degli Altri

Il carattere di un gestore

Se il pezzo che segue dovesse piacerti, per favore spargi la voce.

Penso che ormai il concetto sia chiaro: ogni fondo di investimento è soggetto ad una moltitudine di commissioni.

Tutte le commissioni ed i costi del fondo sono definiti nel prospetto, quel documento che descrive in grande dettaglio cosa farà il fondo. Lo avete presente no? È quel documento di due o trecento pagine che non legge mai nessuno.

Il prospetto è un documento redatto da avvocati. Il suo scopo teorico è di dire in modo chiaro cosa succederà ai soldi dell’investitore. Chiunque abbia mai sfogliato un prospetto sa che non c’è nulla di chiaro al suo interno e che lo scopo principale è quello di parare il culo dei gestori che maneggeranno i soldi e degli avvocati che hanno redatto il documento.

C’è una domanda alla quale il prospetto non risponde in modo chiaro: come verranno distribuiti i soldi generati dalla commissinioni? Chi incassa veramente quel denaro?

Ci sono alcune commissioni che hanno dei destinatari molto chiari: la banca depositaria, per esempio, o il conto dei revisori. Banca e revisori sono dei mastini. Non molleranno l’osso e quei soldi che spettano a loro andranno a loro.

Non è un problema.

Ci sono alcune commissioni, come quella di gestione e quella sui profitti, che, se le circostanze le permettono e se gli astri si allineano nel modo giusto, possono andare ad arricchire anche persone che, in teoria, non dovrebbero avere diritto a quel denaro.

Dipende sempre dal fondo con cui si ha a che fare.

Come vi ho menzionato, ci sono dei fondi per cui non vale nemmeno la pena provare a parlare di una qualche forma di distribuzione, diciamo così, extracurriculare.

Quando i gestori sono troppo bravi, un vero peccato, ci si trova di fronte ad un muro. Questa è gente che non sgancia un centesimo in più dello stretto necessario. Non sono persone sotto pressione. Capitali per i loro fondi ne trovano a bizzeffe.

Per fortuna, il gestore bravo ma veramente bravo è raro.

Se non lo fosse il fiduciario non riuscirebbe ad investire almeno la metà dei capitali che raccoglie in fondi la cui qualità va da media, media bassa, al “non pigliamoci per il culo” puro e semplice.

Fate attenzione: io scrivo “fondi”, voi dovete leggere “gestori”. Non è il fondo che va male: è il gestore che è incapace. Quando voi mettete dei soldi in un fondo, voi li state dando a delle persone. Anche quando investite in fondi che usano computers per decidere dove e quando investire, voi state dando i soldi a chi ha scritto quei programmi.

Il fiduciario è particolarmente attento a questo aspetto.

I soldi degli altri li investirà in persone che garantiscano al fiduciario il rendimento più alto possibile per se stesso e, solo in terzo piano (in secondo piano c’è ancora lui) per l’investitore / evasore. Ricordate che l’investitore / evasore ha già fatto il suo bel profitto nel momento in cui non ha pagato le tasse. Non si capisce che altro voglia dalla vita.

Per questa semplice ragione, almeno il 50 per cento dei soldi (spesso parecchio di più) verrà dato a gestori che vanno dal mediocre in giù.

Con questi personaggi si può negoziare, è possibile mettersi d’accordo.

Per evitare fraintendimenti, si deve ricordare che il gestiore mediocre non è sempre consapevole del suo status di mediocrità o merdina.

La verità è che non è mai consapevole.

La verità è che si crede un superfigo.

La verità è che questa merdina rimane stupefatta dal fatto che fiumi e fiumi di denaro, veri e propri Rio delle Amazzoni, non si dirigano ogni giorno verso il suo portafoglio.

Hollywood dipinge sempre il gestore come uno squalo, un lupo pronto a divorare tutto e tutti. Il trader é sempre presentato come un bastardo arrogante e scaltro.

È un carattere che abbiamo tutti ben presente ed immagino che persone del genere esistano. Ce ne sono ovunque, non vedo perché no nel mondo finanziario.

Potrebbe succedere, ne sono certo: Un giorno, anch’io incontrerò un gestore arrogante e scaltro, un lupo pronto a divorarmi. Spero solo di ricordarmi di farmi un selfie con lui prima che lo faccia.

La mia esperienza personale è che il gestore non è scaltro come pensa di essere, certamente non è scaltro come il personaggio di un film. Di sicuro è un arrogante, ma, sopra ogni cosa, il gestore è una fighetta.

Gli piace essere adulato.

Oh come gli piace.

Questa aspetto del suo carattere ha conseguenze per le negoziazioni: le rende possibili.

© I Soldi Degli Altri

La negoziazione, un’arte quasi dimenticata

Se il pezzo che segue dovesse piacerti, per favore spargi la voce.

Pensiamo a qualcosa che accomuna molti di noi: prima o poi, da un supermercato ci siamo passati tutti.

Fare la spesa in un supermercato è molto facile. Si entra, si sceglie ciò che si vuole comprare, si va alla cassa e si paga.

A meno che vi siate fermati al banco del pesce o della carne per avere un pezzo particolare, l’intera esperienza della spesa al supermercato coinvolge soltanto voi stessi. È qualcosa che potete fare “da soli”. Non c’é bisogno di parlare con nessuno, nemmeno con le cassiere se siete una di quelle persone che preferiscono usare quelle casse “fai da te”. Si entra e si esce in totale anonimato.

Stessa cosa all’IKEA. Entrate, magari vi prendete il catalogo, e certamente non vi dimenticate di uno di quei delicatissimi metri di carta che finiscono regolarmente in coriandoli. La matitina piccola e già appuntita e vi viene fornito anche un pezzettino di carta.

L’IKEA vi mette a disposizione tutto il necessario perché possiate fare da soli, perché non rompiate l’anima ai dipendenti e perché i dipendenti non rompino l’anima a voi. I prezzi sono ben marcati su tutti i mobili e gli oggetti e ci sono anche tutte le indicazioni per trovarli nei cavernosi magazzini che precedono le casse. Gli impiegati sono lì pronti ad aiutarvi se chiedete. Altrimenti vi lasciano girovagare in pace senza disturbarvi o infastidirvi. Anche IKEA ha introdotto le casse automatiche. Anche qui potreste fare il completo giro del magazzino senza dover mai interagire con nessuno.

All’IKEA, come al supermercato, non vi verrebbe mai in mente di chiedere uno sconto: i prezzi sono quelli.

Punto e basta.

Il gioco del negoziare sul prezzo, che, sono sicuro, fino a meno di un secolo fa era un fatto della vita quotidiana, è scomparso da molta della nostra routine giornaliera. Non cerchiamo veramente più di tirare sul prezzo su ogni oggetto. Non chiediamo al nostro supermercato di tirare giù di qualche centesimo il prezzo del pollo che vogliamo comprare. O è lui, il supermercato, che ci dice che c’è uno sconto o noi accettiamo il prezzo per quello che è.

Anche nei mercati di strada, dove di sicuro un’interazione con il commerciante c’è, è abbastanza raro che perdiamo tempo tirando sul prezzo. Un pò abbiamo perso il tocco magico, un pò non ci importa perché la differenza sarebbe comunque minima.

In molti film romantici o in qualche programma messo in piedi da un qualche cuoco in cerca di fama, c’è spesso il momento dove i protagonisti passano da un mercato di strada (mai un supermercato) per scegliersi le verdure o la carne. Sono scene dove i nostri eroi toccano le verdure – provate a farlo voi al mercato – e chiacchierano dei massimi sistemi con il commerciante. Provate a farlo anche voi senza l’ausilio di una telecamera alle vostre spalle per tenere a bada gli altri clienti in fila.

No.

Per molte cose, ormai non si negozia più.

Ma non bisogna disperare. Non è un’arte completamente scomparsa.

Preziose come il Serengeti per gli animali africani, rimangono delle aree dove il negoziare, il tira e molla, le sceneggiate, le litigate, le finte ed i mini ricatti rimangono vivi e vegeti.

Presso noi fiduciari la negoziazione è una cosa di tutti i giorni.

© I Soldi Degli Altri

I gestori capaci sono una seccatura

Se il pezzo che segue dovesse piacerti, per favore spargi la voce.

Un fiduciario che si rispetti non si accontenterà mai della sola commissione pensata per lui.

La commissione sui profitti? Tutta ai gestori? Non necessariamente.

L’ammontare di soldi che va nelle mie tasche, il pagamento finale che riceve la mia fiduciaria, non è stabilito da delle regole fisse ed insormontabili.

La cifra concordata è proprio questo: concordata. Scordatevi le regole ed i regolatori. Quello che mi viene pagato è la conseguenza di una negoziazione tra me e la proprietà della società che gestirà il denaro. In molti casi, forse la maggioranza, è un classico caso di “fatta la legge, trovato l’inganno”.

Il settore finanziario è regolato come pochi. È un bene. Ci sono sempre buchi e scorciatoie da sfruttare.

Nulla di illegale. Come sempre, chi fa le regole prova a farle bene, poi le complica troppo ed ecco che appare il modo di ignorarle.

Ci sono situazioni dove chiedo ed ottengo una parte dei profitti e mi è capitato di negoziare contratti che mi garantiscono l’ottanta per cento della commissione di gestione.

Dipende.

Da cosa?

Non dalle regole, quelle si aggirano.

Dipende da chi siede dall’altra parte del tavolo.

Ammettiamo di avere a che fare con gestori capaci. Gente che ogni anno, invariabilmente, porta a casa i risultati migliori. Persone con i coglioni ed i controcoglioni.

Persone di questo genere, gente che conosce il suo mestiere e che ne trae profitto, non hanno veramente bisogno dei miei soldi. Gliene arrivano già a valanga da tutte le direzioni. A volte gliene arrivano così tanti che chiudono il fondo ad ulteriori investimenti.

Grazie signori: ne abbiamo abbastanza.

Diciamo che, essendo in fondo esseri civili, non mi sputerebbero in faccia, ma non sarebbero turbati se investissi le mie masse da qualche altra parte. Con questo genere di talenti c’è poco che la negoziazione possa fare. Giri i soldi sui loro fondi e quello che ti pagano lo consideri grasso che cola.

Il contratto tra il fondo e la fiduciaria viene definito con un paio di poste elettroniche per scambiare contatti e numeri di conto corrente. Nessun contatto personale. Anche se magari io vorrei vedere loro, loro non hanno bisogno di vedere me.

I gestori bravi sono una seccatura.

Con tutti gli altri, la maggioranza, si negozia.

© I Soldi Degli Altri