Blog

Il rapporto simbiotico tra fondi e fiduciari

Quando si devono investire i soldi dei propri clienti, un fiduciario non guarda necessariamente ai fondi di investimento con un buon rendimento.

I frutti dell’evasione fiscale altrui devono, prima di tutto, garantire un buon profitto al fiduciario e alla sua impresa.

Ambrosetti non investiva quasi mai in fondi che rendevano.

Fondi che creano profitti per i propri investitori, tendono a rendere meno alla fiduciaria. Gestori capaci vuol dire anche gestori che non sono disposti a negoziare sulla ripartizione dei pani e dei pesci.

Un fiduciario che si rispetti, preferisce avere a che fare con gestori con i quali è in grado di negoziare.

Tra fiduciari e gestori, soprattutto gestori mediocri, esiste un legame simbiotico costruito intorno alla raccolta di capitali. Ad un piccolo gestore risulta difficile se non ostico raccogliere grandi quantità di capitale.

Chi gestisce piccole quantità di capitale non è conosciuto da molti.

Di solito dei piccoli gestori non ci si fida. Gli manca un marchio di fabbrica. È un po’ come essere in una città forestiera in un paese forestiero. Si finisce per mangiare da McDonald. Non ci si fida dello strano, apparentemente sporco, ristorante locale.

Molte banche non cominciano ad investire in un determinato fondo che non sia loro, fino a quando questo non raggiunge almeno i 100 milioni di euro di masse, cioè fino a quando non si è fatto un nome e costruito una reputazione.

Dovesse poi raggiungere la fatidica soglia dei 100 milioni, non è detto che la valanga di soldi che una banca potrebbe girare sul suo fondo, vada completamente a genio a chi si occupa del fondo.

Intendiamoci, un gestore non si strapperebbe le vesti e sputerebbe in faccia all’intermediario della banca, ma un investitore che diventa troppo importante per il fondo, troppo preponderante, potrebbe portare a dei problemi.

Immaginatevi di avere un’impresa che dipende quasi esclusivamente da un solo cliente. Pensate ad una una piccola azienda che fornisce un circuito elettrico alla FIAT e solo alla FIAT. Se la FIAT cambia fornitore o circuito, la piccola impresa è rovinata.

Situazioni simili (con conseguenze simili) possono succedere anche nel mondo della gestione dei fondi.

Se la maggior parte dei tuoi soldi arrivano da un’unica fonte, dipendi interamente dagli umori di quella fonte. Un lavoratore dipendente si trova in una situazione molto simile. La sua fonte di reddito non è diversificata. Dipende interamente dal suo datore di lavoro. Se la compagnia per cui lavora affonda improvvisamente, anche il dipendente rischia di affondare (se non trova un altro posto di lavoro alla svelta).

Se il vostro fondo di gestione dipende per la raccolta del denaro da una fonte principale, voi ed il vostro fondo siete nella mani di questa fonte.

In una banca gli umori possono cambiare a seconda di chi prende le decisioni d’investimento. Le banche hanno spesso migliaia di dipendenti. Questi dipendenti fanno carriere. Almeno alcuni. Il fatto rimane che la gente cambia posizione, cambia lavoro. Quella persona che aveva messo 100 milioni sul tuo fondo, adesso fa un’altra cosa. La nuova persona che si occupa del tuo fondo è molto simpatica e molto gentile, ma ha idee diverse sul come usare quei soldi che voi stavate gestendo. Da un giorno all’altro, ritira tutti i soldi.

Improvvisamente il piccolo gestore, che fino ad un momento prima nuotava in un mare di soldi, si trova a nuotare in un mare di merda.

Noi fiduciari siamo tutta un’altra cosa. Non siamo banche. Non siamo i pesi massimi del quartiere. Siamo spesso gente del posto, quelli che incontri al bar, quelli con cui discuti di figli. I gestori della zona li conosciamo da anni. Ne apprezziamo le qualità (o la loro mancanza di qualità) e siamo consapevoli dei loro difetti.

È vero: non siamo in grado di muovere tutti quei soldi che una banca puo’ tirare fuori, ma possiamo garantire una certa stabilità.

Se decidiamo di spostare dei capitali sul vostro fondo, potete stare sicuri che quel denaro rimarrà li’ per periodi anche molto lunghi. Se, malauguratamente, ci trovassimo nella condizione di dover ritirare il nostro investimento, vi avvertiremmo con un certo anticipo.

Niente sorprese. Si dà a tutti il tempo di adattarsi alla nuova situazione.

In più, a parte in alcuni casi, certamente non desideriamo possedere un intero fondo. Ci piace la diversificazione. I soldi dei nostri clienti li mettiamo un po’ qui ed un po’ la. Non siamo molto ingombranti.

Non siamo rumorosi.

Potreste riassumere il rapporto di una fiduciaria con un fondo in due parole: stabilità e discrezione.

Queste cose hanno un prezzo.

© I Soldi Degli Altri

Ambrosetti e le descrizioni dei fondi d’investimento

Per scegliere dove investire i propri soldi, alcuni si affidano non solo ai numeri, ma anche alle parole.

Accanto alle tabelle che riportano risultati ottenuti e capitali gestiti – le uniche cose che dovreste guardare – il gestore del fondo d’investimento affianca sempre una descrizione più o meno lunga di quelle che sono le politiche d’investimento del portafoglio.

Si tratta di capolavori di sintesi e di acume finanziario.

Esistono capolavori del genere: “Il fondo ABC è un fondo dinamico incorporato in Lussemburgo che investe dinamicamente in mercati di frontiera”.

Eh?

Oppure: “SuperMegaFondo é un fondo investimenti registrato in Lussemburgo. L’obiettivo del fondo é la crescita del capitale e del reddito.”

E vai! Come se uno si aspettasse che il suo obiettivo fosse la perdita di denaro.

Ambrosetti aveva delle opinioni molto chiare a riguardo, Quando parlava, se ne parlava, di queste veloci descrizioni preferiva rifugiarsi nel linguaggio tecnico: “Masturbazioni mentali.”

E’ roba che non guardo nemmeno. Specchietti per le allodole. O per chi si vuole riempire la bocca con sciozzecche finto tecniche. Queste sono spesso cose scritte dal gestore per soddisfare il suo enorme ego o per ingannare l’investitore o per ottenere entrambe le cose.”

Molti fondi pubblicano la lista dei 5 titoli con maggior peso. Dei primi 5 titoli del portafoglio non potrebbe fregarmene di meno. Magari il portafoglio ha cinquecento posizioni. Cosa vuoi che mi importi delle primi cinque.”

Una cosa che va per la maggiore, nei bollettini mensili prodotti dai gestori di fondi, è la pagina del commento.

Il gestore spiega all’investitore che cosa è successo al fondo.

L’utilità del commento è spesso nulla. Mi rendo conto che un gestore debba dare sfogo al suo ego e quindi ha un bisogno fisico di dire qualcosa. Sono disposto a tollerare lo spreco di inchiostro, ma non sono disposto a leggere quella roba.

Ambrosetti, ogni tanto, li leggeva e si incazzava: “Le spiegazioni sul perchè e percome il portafoglio è andato in una direzione piuttosto che nell’altra, sono sempre cose scritte con il senno di poi. Se la carta da stampante non fosse cosi’ dura, mi farei una copia di tutto quel blaterare da usare come carta igienica. Tre soli criteri: almeno 5 anni di vita, cosa ha combinato in quei cinque anni e quanti soldi gestisce.”

Questo – specificava – per quel che riguarda i miei soldi personali”.

Quando aveva che fare con la sua clientela, l’approccio era leggertemente diverso.

Ne cominciamo a parlare la prossima volta.

© I Soldi Degli Altri

Come investire i PROPRI soldi (Parte 2)

Quando vi chiedete dove investire i vostri risparmi, se non intendete affidarvi ad uno come me, la linea di condotta che dovete seguire è sempre una: confrontare, sempre confrontare.

Mettendoci un po’ di sforzo anche negli anni Ottanta e Novanta era possibile farsi una mezza idea sul dove mettere i soldi. Era possibile, ma non facile come oggi.

In quegli anni bisognava avere accesso gli strumenti adatti. Internet non c’era o era agli inizi e solo pochi vi avevano accesso. Identificare la migliore forma d’investimento, per un non addetto ai lavori, non era elementare. Era, in effetti, una cosa per esperti che richiedeva tempo ed un certo ammontare di dedizione. I dati disponibili al pubblico era soprattutto su carta, pubblicati sui giornali o su periodici specializzati. A conti fatti tutti i dati era disponibili solo su carta. Noi ricevavamo dei fax, ma sempre carta era. Fino all’esplosione di internet, solo una minoranza aveva accesso ad abbastanza dati per fare una scelta informata. La maggior parte delle persone doveva accontentarsi di molto meno.

Adesso è tutto piu’ facile. Ogni fondo, ogni forma di investimento, ha una qualche pagina dedicata su internet. Le informazioni storiche sono disponibili a tutti e sono facilmente reperibili. Esistono siti che spiegano a parole molto semplici i vari rischi e i vari tipi di prodotti finanziari.

Se l’investitore medio spendesse un millesimo del tempo che spende a seguire le partite di calcio per informarsi, nessuno avrebbe più brutte sorprese o piangerebbe perché pensa di essere stato imbrogliato.

Oltre all’informazione disponibile sulla rete, ogni banca, quasi di sicuro anche la vostra, ha una qualche piattaforma su internet che permette ai suoi clienti di comprare e vendere qualsiasi tipo di titolo finanziario.

Queste piattaforme non si limitano ad operare sul mercato. Se intendete mettere i vostri risparmi su un fondo d’investimento, la scelta di gran lunga più saggia. Il sito della vostra banca vi metterà in grado di confrontare un fondo contro un altro fondo o contro degli indicatori. Fare queste comparazioni è veramente importante. È anche veramente facile.

Quando si ha qualche soldo da investire e si è convinti che, sì, adesso li investiamo, si va sul sito, si scelgono i portafogli con almeno cinque anni di vita, si opta per un certo tipo di rischio (azionario, obbligazionario e cosi’ via), si guarda chi é andato meglio e si sceglie.

Tutto lì, chiederete voi. Tutto lì, rispondo io.

Oppure, che dio vi benedica, potete venire da uno come me.

© I Soldi Degli Altri

Come investire i PROPRI soldi

Come scegliere un portafoglio per i propri denari.

Ambrosetti metteva sullo stesso piano stelle del cinema e gestori capaci.

Un portafoglio di titoli scelto da un gruppo di gestori capaci e pieni di talento rende soldi. Spesso e volentieri parecchi soldi.

Il gestore che è in grado di creare profitto per sé e per altri non è molto diverso da un attore che ha appena portato a casa il premio Oscar: attrae denaro.

Attrae grandi quantità di denaro.

È naturale, a pensarci bene. Se dandoti il mio denaro tu sei in grado di farne cresce il valore in modo che alla fine io abbia piu’ denaro… beh: ecco qui i miei soldi.

Il gestore che sa quello che fa non ha bisogno di farsi pubblicità. I suoi risultati sono il miglior mezzo di comunicazione.

Quindi – diceva Ambrosetti – quando scegli dove mettere i tuoi soldi (non quelli dei tuoi clienti) scegli dei fondi di investimento che hanno almeno cinque anni di storia e osserva con attenzione quello che è successo in questi cinque anni.

La prima cosa che guardo quando voglio investire da qualche parte il MIO denaro è come si è comportato un fondo negli ultimi cinque anni. Se non è attivo da almeno cinque anni non lo guardo nemmeno.”

Dibatteva poi sul fatto che, sì lo sappiamo tutti, buoni risultati nel passato non si traducono necessariamente in buoni risultati nel futuro.

È qualcosa che viene ricordato anche i tutti i prospetti e persino nelle pubblicità in televisione. È un modo testato per pararsi il culo: non lamentarti se poi perdi soldi. La vita è piena di alti e bassi. A volte si vince, a volte si perde. La vita è fatta a scale. Bla, bla bla.

Diamo per scontato che anche il migliore dei gestori non può nulla contro un mercato che ha deciso che il suicidio è la politica da seguire. In quell’anno tutti perderanno qualcosa. Quelli che non lo faranno si daranno un sacco d’arie. La realtà è che hanno solo avuto culo.

La bravura del gestore la si vede nella sua costanza nel battere il mercato. Se negli ultimi cinque anni un fondo ha sempre fatto un po’ più del mercato e, negli anni bui, ha perso un po’ meno del mercato, allora è un fondo da considerare per i propri soldi.

La storia degli ultimi cinque anni ti dice quindi moltissimo ed è indicativa di quello che succederà nei prossimi anni. Ti dice come, con molta probabilità, il fondo si comporterà rispetto al mercato: nel bene e nel male sempre un po’ meglio.

Il passato di un fondo ti dice molto su chi è alla guida del fondo.

Se il tuo fondo è sempre un passo avanti rispetto agli altri, una ragione c’è e non è la fortuna.

Ambrosetti non si fermava ai risultati degli ultimi cinque anni. Per lui un altro fattore era importante. Un fattore che diceva molto su cosa altri pensassero di quel fondo.

Quanti soldi gestisce il fondo?”

Cioè?”

Un fondo che è riuscito a raccogliere tre miliardi di euro ed è in vita da almeno cinque anni e dà buoni se non ottimi risultati è un fondo da considerare molto seriamente. Quei tre miliardi mi dicono che quel gruppo di gestori è già stato testato da parecchi investitori. Mi dice che quegli investitori sono rimasti soddisfatti e hanno lasciato lì i loro soldi.”

Mentre un fondo con tredici milioni?”

In vita da cinque anni?”

Sì”

E’ probabilmente in mano ad una piccola società. A qualcuno non troppo diverso da noi. È un fondo che non vale molto, nel senso che chi lo gestisce non vale molto. Testato da cinque anni e nussuno gli ha dato denaro. Se stai investendo i tuoi risparmi personali è meglio stare alla larga da fondi del genere. Bisogna starci lontano con lo stesso entusiamo con cui un vegetariano – oggi avrebbe detto vegano – evita una macelleria. Certo: uno potrebbe scommettere e metterci dei soldi, ma deve anche rendersi conto che sta scommettendo e non sta investendo. Sono due cose diverse.”

© I Soldi Degli Altri

Stelle del cinema e fondi di investimento

Luigi Ambrosetti era un grande appassionato di cinema. Ne parlava spesso e gli piaceva usare il cinema e le sue stelle come uno specchio del mondo finanziario.

Il cinema, le sue storie e le sue stelle erano un tramite ideale per descrivere le politiche di investimento della sua fiduciaria.

Marco – mi diceva – pensa alle grandi stelle del cinema. Quelle i cui film vengono visti da centinaia di milioni di persone. Quelle di cui ci ricordiamo le battute, gli sguardi e gli atteggiamenti. Quelle che vogliamo imitare.”

Questi attori e queste attrici hanno un potere enorme: possono chiedere ed ottenere dai grandi studi di Hollywood il prezzo che desiderano. Il loro nome nei titoli di apertura assicura che moltitudini saranno disposti a uscire di casa e pagare il biglietto del cinema per vederli recitare. I loro film verrano visti: per le case produttrici sono grandi generatori di denaro. Il loro nome sul tabellone si traduce spesso e volentieri in profitto.

È una cosa per la quale gli studio sono disposti a pagare bene.”

La capacità degli attori di creare denaro non si limita alla vendita di biglietti. La loro voce va più lontano della mia o della tua voce. Presidenti e Primi Ministri li ascoltano. Le Nazioni Unite li manderanno in giro per il pianeta come ambasciatori di pace.”

Il meccanismo si autoalimenta. L’attore è famoso, tutti lo vogliono vedere ed ascolatare. Questo lo rende ancora più famoso e ‘vendibile’. È una macchina pubblicitaria che cammina.” “Se la stella del cinema indossa un certo vestito, fa una grande pubblicità a chi lo ha creato. La celebrità viene pagata profumatamente per farsi vedere con quel vestito o quel paio di scarpe. A differenza dei ciclisti amatoriali che vanno in giro con quei vestiti pieni di pubblicità giusto per sentirsi come dei ciclisti professionisti, gli attori – o atleti – famosi non indossano niente di firmato se il vestito non è accompagnato da un assegno.”

Accanto all’attore ci sarà sempre un giornalista, probabilmente pagato pure lui, che più tardi annuncerà al mondo chi aveva fatto e disegnato quel vestito o quelle scarpe.”

Ricordati Mario – mi diceva – una stella ottiene quello che vuole e non deve darti niente. Tutti vogliamo un po’ della sua luce.”

Il ragionamento, continuava, non cambia molto, anzi non cambia proprio per niente, quando si ha a che fare con fondi di investimento.

Ci sono fondi buoni, fondi meno buoni e fondi di merda.

Tutto dipende da chi li amministra. I fondi buoni, gestiti da gente capace, sono in grado di raccogliere ingenti quantità di capitali. I fondi di merda non se li guarda nessuno.

La domanda a cui bisogna dare una risposta è: dove investire?

© I Soldi Degli Altri

L’idealismo di un fiduciario

Luigi Ambrosetti è stato il mio maestro, il mio mentore. Il mio debito verso di lui è impagabile. Non voglio dire che da lui ho imparato proprio tutto – qualcosa di mio nella mia vita ce l’ho messo – ma ho certamente imparato tanto.

Luigi era un uomo generoso di carattere e mai avaro di consigli.

Negli anni durante i quali ho lavorato per la XYZ di Ambrosetti, lui ha sempre arricchito le giornate con avvertimenti, complimenti, utili critiche e fantastici anedotti.

Ambrosetti era una grande cantastorie. Se lo avesse scritto lui, questo diario sarebbe molto più divertente.

Non credo che lui abbia mai dubitato che, prima o poi, mi sarei staccato dalla XYZ per fondare la mia fiduciaria.

Essere in sua presenza era come essere di fronte ad un grande atleta. Faceva cose che pochi sarebbero riusciti ad emulare e lo faceva pure sembrare facile.

Tra le tante cose che mi ha insegnato, dire che, senza dubbio, la lezione piu’ importante, la frase che lui continuava a ripetere, quella che mi è entrata fermamente in testa é questa: “Marco: l’idealismo non porta a casa la pagnotta.”

Quando Ambrosetti parlava di idealismo, non alludeva a grandi concetti. Non pensava alla pace nel mondo o al riscaldamente globale. Non faceva politica mettendo a confronto capitalismo e comunismo. Certamente il suo idealismo non aveva nulla di spirituale e non aveva nulla a che fare con l’eterna lotta tra il bene ed il male. Non era certamente un tipo che avrebbe fatto un viaggio in India per consultare un qualche guru locale. La sua massima spiritualità si manifestava nei giri di ristoranti sull’Appennino tosco emiliano.

Il suo idealismo era pratico. Per lui idealismo voleva dire investire i soldi dei clienti in qualcosa che rendesse loro qualcosa di decente a scapito del profitto della XYZ. L’idealismo era controproducente.

Il suo obiettivo era questo: la XYZ deve fare un bel grosso profitto. Tutto il resto era secondario.

Mi ha sempre trovato d’accordo.

© I Soldi Degli Altri

Pubblicità

La XYZ di Ambrosetti non era diversa da tante altre fiduciarie, quindi non si faceva nessuna pubblicità.

Perché nessuna pubblicità? Basta rifletterci un attimo e non si puo’ fare a meno di raggiungere la stessa conclusione.

Gli elvetici evadono le loro tasse attraverso i loro conti correnti. Il segreto bancario è protetto dalla costituzione. L’erario non sa quello che avete sui vostri conti. Gli svizzeri non hanno bisogno di una fiduciaria. Per la maggior parte, per i loro scambi sui mercati finanziari, si lasciano depredare dalle loro banche.

Gli italiani, loro sí, potrebbero essere interessati ad una fiduciaria. Il fisco italiano, da parte sua, potrebbe essere interessato ad una fiduciaria che invita gli evasori italiani a rivolgersi a lei per non pagare le loro tasse.

Mmmm…

Come ho detto: la pubblicità non è una buona idea.

Per far circolare il nome, ci affidavamo ai nostri clienti.

Poveracci. Gli agnelli cantavano le virtù del lupo.

© I Soldi Degli Altri

Luigi Ambrosetti

Lavoro nel settore finanziario da più tempo di quanto mi piaccia ammettere.

Se ho mai avuto un mentore, questo é senza ombra di dubbio stato Luigi Ambrosetti.

Ambrosetti è uno degli eroi della piazza finanziaria di Lugano.

Luigi era socio unico e fondatore della Fiduciaria XYZ SA con sede in via Nassa a Lugano.

Il suo più grande talento era la sua capacità di empatizzare con i suoi clienti.

Luigi sapeva tutto della sua clientela.

Tutto.

Si ricordava nomi, cognomi, nomi ed età dei figli. Si segnava sul calendario onomastici, compleanni ed anniversari.

Sapeva di litigi, divorzi ed amanti.

Sapeva se i figli dei suoi clienti andavano all’università e cosa studiavano. Ogni tanto, se invitato, andava alle lauree.

Per chi di voi si ricorda il fumetto Alan Ford, Luigi era come il Numero Uno. Aveva sempre con sé un piccolo taccuino nero dal quale uscivano fiumi di informazioni su ogni persona che aveva incontrato e che gli aveva affidato dei soldi.

Di tanto in tanto veniva invitato ai matrimoni. Diceva che questi erano i suoi migliori investimenti. Regalavi qualcosa che valeva 2 o 3 mila franchi e ottenevi capitali per mezzo milione e più

Ad onor del vero, Luigi non era cosí completamente cinico. Con alcuni dei suoi clienti aveva stretto rapporti di amicizia vera e l’ho visto piangere lacrime autentiche quando una tragedia si abbatteva su una di queste persone.

Naturlamente, un ostacolo banale e persino passeggero come l’amicizia non avrebbe mai impedito ad Ambrosetti di estrarre ogni possibile centesimo di franco dalla sua clientela.

Va bene affezionarsi, ma gli affari sono affari!

Luigi Ambrosetti era sempre vestito in modo impeccabile, ma non era uno snob. Era affabile e gentile e sapeva come raccogliere capitali.

La XYZ era una piccola impresa. C’erano giusto Ambrosetti, la sua segretaria ed io.

Quando poi io ho fondato la mia fiduciaria, la Spizzi SA, Ambrosetti si è fatto affiancare dal figlio inetto.

Questa, però, è un’altra storia.

© I Soldi Degli Altri

La Botola del Tesoro

Evadere le tasse ha, spesso, una caratteristica fisica: la cassa. Molti nascondono il loro reddito al fisco nella forma di denaro contante. Nessuna movimentazione del conto corrente o altre simili diavolerie. Per tutto il suo peso ed il suo volume, la cassa è invisibile.

Certamente, chi si affida a questo metodo testato e provato per non pagare quello che deve pagare, vuole che la cassa rimanga invisibile. La nasconde.

Di frequente il contante viene nascosto in casseforti o in cassette di sicurezza all’interno di un qualche forziere bancario impenetrabile.

Non tutti fanno così.

Quando lavoravo per Ambrosetti, due volte all’anno, andavo a visitare questo rubicondo ed estremamente vitale imprenditore bergamasco.

Era un uomo scettico: non credeva nelle banche e non si fidava delle casseforti. L’unica cosa di cui si fidava era il suo capannone. Lo aveva di fronte a casa e passava tre quarti della sua vita tra quelle mura. Era un uomo che pensava avanti, quindi, quando lo aveva fatto costruire, vi aveva aggiunto una camera sotterranea. Vi si accedeva da una botola al di sopra della quale c’erano sempre dei bancali.

La sua cassa la teneva lì: nella camera sotto la botola sotto tonnellate di mercanzia. Non credo che i suoi operai ne fossero consapevoli.

Nel giorno previsto per la consegna, o si andava fuori a cena (ovviamente) o, se era estate, ci prendavamo un aperitivo nell’immenso parco che circondava la sua casa. L’azienda era comunque lì, attaccata alla sua abitazione.

A sera inoltrata, quando tutti gli operai erano ormai a casa, si andava nel magazzino.

Il cliente montava su un muletto giallo e cominciava a spostare i bancali. Potevamo quindi accedere a quella che lui chiamava la sua grotta di Alibaba. Dalla grotta uscivano tesori nella forma di denaro contante, più il salame occasionale che donava a me.

Se “la raccolta”, come la chiamava lui, veniva fatta di domenica si faceva parte del viaggio di ritorno insieme e ci si fermava lungo la strada in un qualche ristorantino.

Sembrava li conoscesse tutti e sembrava che tutti conoscessero lui. A parte il suo vizietto di non pagare le tasse, era un uomo molto buono e generoso.

Per quel che ne so, quella botola è ancora lì, però io non sono più così giovane ed è tanti anni che non faccio più questi viaggi di raccolta fondi. Troppo calorici. Non ho più il metabolismo.

L’impresa esiste ancora ed ha una trentina di dipendenti. Le redini, però, sono in mano al figlio. Lui, il vecchio imprenditore, ha piu’ di 90 anni e se ha perso qualcosa in vitalità, ha ancora tutta la sua lucidità.

Il figlio è un mio cliente. L’ho portato via quando ho lasciato la XYZ di Ambrosetti e mi sono messo in proprio.

Portafoglio “I” da vent’anni.

© I Soldi Degli Altri

I Bei Tempi Andati – Parte 2

In questi giorni si fa tutto via Internet. Molti di noi non vanno più in banca. Gestiscono il conto ed i loro affari comodamente da casa. Fa comodo a noi e fa comodo alla banca che può ridurre il personale e si trova meno clienti rompiscatole in giro.

Alcune tradizioni, però, resistono ai cambiamenti. Se la vostra è un’attività che genera grandi quantità di denaro liquido e le vostre intenzioni verso la pratica di pagare le tasse sono perlomeno ambigue, allora avete il problema di cosa fare con tutta quella cassa. Di solito ci sono due scelte: la nascondete o la portate da noi. Per portarle da noi dovete passare la frontiera. I più sconsiderati tra voi, non riescono a resistere alla tentazione di mostrare il vostro macchinone totalmente incoerente con la vostra dichiarazione dei redditi. È improbabile che voi siate clienti della Spizzi, per la semplice ragione che vi hanno pizzicato alla frontiera con una montagna di denaro contante non dichiarato e, adesso, sono due mesi che la Guardia di Finanza vi conta anche i peli del culo.

Gente più accorta attraversa la frontiera in treno e riduce la possibilità di essere controllati ed identificati praticamente a zero.

Quando si tratta di trasportare denaro contante dall’Italia alla Svizzera, la pratica piu’ diffusa vuole che il cliente si prenda il rischio – bassino a dire il vero – di attraversare la frontiera con la cassa. Le banconote di grosso taglio permettono di ridurre peso e volume. Non per niente quasi tutte le banconote da 500 euro si trovano in Svizzera.

Ci sono delle situazioni speciali: clienti particolarmente importanti o veramente anziani. “Dagli 80 anni in su – diceva Ambrosetti, facciamo tutto noi”.

Quando ero giovane ed aitante, delle situazioni speciali me ne occupavo io. Ambrosetti se ne tirava fuori: diceva che non aveva piu’ il metabolismo adatto a quel genere di viaggio.

Lo capisco.

Questi clienti, al di là del loro vizietto di evadere le tasse, erano brava gente. Persone generose, grandi lavoratori e con un forte senso dell’ospitalità. Le missioni speciali implicavano sempre una visita ad un qualche ristorante locale dove nessuno aveva mai sentito parlare di cucina francese e i piatti venivano riempiti fino ai limiti della loro portata. Un po’ di più e si sarebbero frantumati sotto il peso di tutto quel cibo.

Casseula, cinghiale, polenta e usei… tutta roba leggera e dietetica.

Ci voleva il metabolismo di uno giovane. Io lo ero e potevo sostenere l’offensiva calorica.

Al termine della mangiata, dopo il caffé, si passava alla raccolta del denaro. Di solito il contante veniva consegnato lí, nel cortile del ristorante o direttamente a tavola.

Una stretta di mano e via: I documenti venivano sempre firmati a Lugano e sempre prima della consegna del denaro.

Occasionalmente i soldi non venivano recapitati al ristorante o consegnati nell’ufficio del cliente.

Di questo peró, ne parleremo la prossima volta.

© I Soldi Degli Altri