Blog

La prima qualità per un’assistente che ha a che fare con i soldi degli altri

Se il pezzo che segue dovesse piacerti, per favore spargi la voce.

Qual è la qualità principale che io chiedo alla mia assistente principale?

Qual è il primo criterio di scelta?

Facile: che sia svizzera con residenza in Svizzera.

Su questo non ho il minimo dubbio: la Vera Segretaria (“v” ed “s” maiuscole) deve essere elvetica.

Vi chiederei di aspettare prima di saltare a facili conclusioni. Non vorrei essere frainteso.

Non voglio dare l’impressione che di fronte a voi ci siano delle pagine scritte da uno che discrimina le persone in base alla loro nazionalità o ad altri criteri più o meno disgustosi.

Non voglio essere confuso con una delle molte manifestazioni di becerismo xenofobo razzista che infesta i nostri siti internet locali e le nostre elezioni politiche.

Non ho mai votato (e mai lo farò) per un partito che, ahimé, ottiene piu’ di un terzo dei voti della Confederazioni con manifesti e proclami che mi disgustano.

Più sicurezza per la Svizzera” rappresentato da una pecora bianca che scalcia fuori dalla Svizzera una pecora nera? Chissà quale profondo significato politico si nasconde dietro quel cartellone?

Parliamo di un partito che propone di scacciare tutti i residenti non cittadini alla minima infrazione. Anche se sono nati qua? Sì. Anche se l’infrazione consiste in un eccesso di velocità. Sì.

No grazie: non fa per me.

Mi rendo conto, purtroppo, che invece il messaggio raggiunge molti dei miei concittadini.

Per tutto ciò voglio che il motivo della mia scelta sia molto chiaro.

La segretaria l’ho assunta svizzera non perché disprezzo tutto quello che arriva da oltre confine.

Sono un uomo pratico e, quello che devo affrontare, é un problema molto pratico.

Bisogna rendersi conto che i nostri clienti non sono stinchi di santo. Non sono criminali nel senso penale e piu’ tradizionale della parola, almeno per il momento. Quello che è certo è che non hanno la coscienza a posto.

Sono tutti evasori fiscali.

E’ un problema vero, concreto, che ha implicazioni concrete nella scelta dei collaboratori.

Avere una segretaria italiana, magari residente in Italia, potrebbe creare situazioni spiacevoli.

Soprattutto per la segretaria.

La povera donna potrebbe essere legittimamente interrogata dagli uomini delle tasse oltre confine. Potrebbe essere sottoposta a pressioni. Si troverebbe quindi nella spiacevolissima situazione di o mettersi nei guai in Italia o di violare la legge in Svizzera, rivelando informazioni che, nella Confederazione Elvetica, sono protette dalla legge. Diamine: sono protette dalla Costituzione di questo Paese.

Io non me la prendo con gli uomini delle tasse: fanno il loro mestiere.

Non vedo nessun motivo per farne subire le conseguenze alla mia segretaria.

Per quanto la cosa appaia scandalosa in Italia, piuttosto che in Francia o in Germania o in buona parte del pianeta, l’attività della mia fiduciaria risponde a tutte le leggi del mio Paese e tutti i dati della mia clientela sono a disposizione del giudice elvetico, dovesse farne mai richiesta.

Oggettivamente: non succede spesso.

A me non è mai successo.

Questo perché scelgo i clienti con cura. Non prendo chiunque oltrepassa la porta del mio ufficio. Non vedo perché prendersi quel rischio.

Comunque sia, non sono un ingenuo e non mi faccio molte illusioni sul come la mia impresa viene giudicata dall’altra parte del confine.

Capite quindi perché sia importante che la mia assistente principale, la Lisa, sia svizzera e residente in Svizzera.

© I Soldi Degli Altri

Ambrosetti non credeva in #MeToo

Se il pezzo che segue dovesse piacerti, per favore spargi la voce.

Anche la XYZ si avvaleva della collaborazione di un due o tre assistenti (più il figlio idiota).

Ambrosetti, proprietario della XYZ, aveva l’insopprimibile vizio di trombarsi le segretarie, soprattutto quelle giovani.

Le sceglieva con quel criterio in mente. Viviamo nell’era del #MeToo, ma ho sempre avuto l’impressione che, nella XYZ, c’era un certo accordo sul come funzionavano le cose. Di sicuro mi sbaglio, ma il fatto che quasi tutte queste giovani segretarie si siano portate a letto anche il figlio idiota di Ambrosetti, ha sempre alimentato il mio sospetto che, presso la fiduciaria di Ambrosetti, l’atteggiamento sul tema “sesso e lavoro” fosse molto diverso da quello che c’è presso la mia azienda.

Come credo di aver già accennato, Ambrosetti pagherà caro per il suo… atteggiamento libertino. Di sicuro, ne parleremo in futuro.

Come ho detto, Il figlio inetto seguiva le sue orme. Sono più che certo che il giovanotto sia stato iniziato alle gioie del sesso da una delle segretarie di Ambrosetti.

Dopo questa prima volta, un buon numero di queste ragazze si sono portate a letto il giovane Ambrosetti nella speranza di mettere le mani sul considerevole patrimonio del vecchio Ambrosetti.

Senza.

Alcuna.

Speranza.

Come le mie segretarie minori (di importanza, non di età), quelle di Ambrosetti non rimanevano molto a lungo presso la XYZ.

La maggior parte di queste ragazze ha finito per sposarsi con i clienti abbienti, ma in crisi di mezza età, della XYZ.

La cosa non dava fastidio ad Ambrosetti. Anzi. Il matrimonio o la semplice trombata aveva il vantaggio di cementare la lealtà del cliente. Fa molto medioevo, ma per la XYZ funzionava. Una specie di alleanza attraverso matrimoni. I capitali rimanevano presso la XYZ.

Ad Ambrosetti devo molto e, di sicuro, per molti aspetti della mia attività, Luigi Ambrosetti è stato il mio mentore.

Su questa faccenda delle segretarie non l’ho proprio seguito.

Il mio ufficio è piu’ tranquillo.

Praticamente un monastero.

La principale ragione dietro a tutta questa austerità è Lisa: la via Vera Segretaria.

Ogni fiduciario ha il suo criterio per scegliersi la segretaria per la vita. Chi va per la competenza, chi per il costo, chi per l’atteggiamento, la discrezione o quant’altro.

Il mio primo criterio? Deve essere Svizzera.

Ne parleremo.

© I Soldi Degli Altri

La segretaria minore per i soldi degli altri

Se il pezzo che segue dovesse piacerti, per favore spargi la voce.

La maggior parte delle aziende da lavoro a più di una persona. La Spizzi, la mia impresa, è molto piccola. Le bastano tre persone: le due segretarie ed il proprietario, che poi sarei io.

Le due segretarie hanno ruoli e mansioni diverse.

Volendo affidarsi alle mie categorie, una è la Vera Segretaria e l’altra è la segretaria minore.

Le segretarie minori hanno una scadenza. Una volta assunte, mi aspetto che si stufino del posto in due o tre anni.

Le ragioni sono diverse e molteplici.

È capitato che si sposino, rimangono in cinta e, viste le poche prosepettive di carriera presso la Spizzi, decidono di rimanere a casa.

Ci sono anche quelle che trovano un lavoro migliore – ce ne sono parecchi – e più pagato. Indubbiamente, dopo un po’, si stufino anche degli uomini in crisi di mezza età e, giusto per non mandarli direttamente a cagare, preferiscono alzare le tende ed andare da qualche altra parte.

Occasionalmente vengono assunte da una fiduciaria dove hanno qualche speranza di diventare la Segretaria. Con la S maiuscola. Quella Vera. Con anche la V maiuscola.

Le mansioni di una segretaria minore non sono moltissime e certamente non sono complicate. Sorridere al cliente quando arriva, portare i caffè, intrattenere i bambini dei clienti se necessario, spedire i fax, vagliare le telefonate più semplici, smistare la posta e usare il telefono dell’azienda per chiamare le amiche ed il ragazzo.

Non è un lavoro pesante.

Senza dubbio puo’ essere un lavoro noioso.

Anche se so perfettamente che non resteranno per molto, non assumo delle svampite. Proprio perchè sono consapevole delle loro capacità, non mi aspetto che restino presso la Spizii per molto. La mia impresa è un po’ come una nave scuola per loro. I posti da ufficiale, però sono tutti occupati e a loro rimane solo il tram tram quotidiano.

Essere una segretaria minore è un lavoro pieno di routine e di noia.

Certamente alcune delle ragazze più ambiziose e capaci vorrebbero prendere il posto di Lisa, la mia Vera Segretaria.

Non essondo stupide, di solito raggiungono da sole la conclusione che non lascerò mai andare la mia Lisa.

Una volta che hanno fatto questo passo, che si sono rese conto che Lisa e la Spizzi sono indissolubili, il lavoro comincia a diventare un peso per loro.

In alcuni casi il peso diventa una vera e propria frustrazione che può trasformarsi anche in rabbia.

Quando succede non le biasimo e, a dire il vero, è accaduto solo una volta in modo memorabile. Come ho già detto scelgo la segretaria minore con cura. Non sono stupide, ma non sono neanche brillanti.

Una segretaria troppo brillante, magari con laurea, non resta molto.

Non conviene assumerle.

Lisa deve spendere almeno tre mesi ad istruirle sulle loro mansioni. Se il ricambio della segretaria minore fosse troppo frequente, Lisa passerebbe il suo tempo ad insegnare il mestiere ai nuovi assunti.

Assistenti super brillanti non vengono assunte. Punto.

È anche per il loro benessere ed il loro equilibrio psicologico.

Il lavoro presso la Spizzi, francamente, le farebbe infuriare.

Una donna intelligente e dinamica è piu’ che capace di trovarsi un lavoro più coerente con ciò che sa fare. Solo una volta ho assunto una segretaria minore che non era minore. Aveva chiaramente bisogno di soldi, era simpatica, intelligente e molto sexy.

È rimasta meno di sei mesi.

In quella occasione Lisa se l’è presa con me e con le mie scelte incoerenti con la posizione da riempire. In quell’occasione si è guadagnata il diritto di veto su tutti i nuovi assunti.

La segretaria minore è pagata decentemente, ma non troppo. Sono facilmente sostituibili e c’è sempre una fila di giovane ragazze carine ma non troppo brillanti disposte a prendere la posizione.

Non è un posto per tutti.

© I Soldi Degli Altri

Le segretarie giuste per i soldi degli altri

Se il pezzo che segue dovesse piacerti, per favore spargi la voce.

Per una decina d’anni, al principio della mia carriera ho lavorato per la XYZ di Luigi Ambrosetti.

Era una piccola fiduciaria.

Anche la mia fiduciaria, La Spizzi SA, è una piccola impresa.

Le fiduciarie tendono ad essere piccole imprese. Migliora il senso di discrezione. Quando la totalità dei tuoi clienti è composta da evasori fiscali, la discrezione è una qualità che non solo non si puo’ trascurare: non se ne puo’ fare a meno.

Alla Ambrosetti c’erano lui (Luigi Ambrosetti), il figlio deficiente, le due segretarie ed io.

Nei suoi molti anni di attività, Ambrosetti aveva raccolto più o meno l’equivalente di 2 miliardi di euro. Io mi sono fermato a poco meno di 1 miliardo. A chi non è del mestiere puo’ sembrare una cifra notevole: non lo è.

Nella mia compagnia siamo in tre: la segretaria minore, la segretaria vera ed io.

Le segretarie sono importanti. Chiamarle segretarie è un’abitudine riduttiva, che non dà veramente l’idea del loro peso nell’amministrazione della società. Le convenzioni vogliono che le si chiame segretarie o assistenti. Ci adattiamo.

Non bisognava mai sottovalutare una buona segretaria. Non bisogna mai fare a meno di una buona segretaria.

A seconda del ruolo che le si lascia, la segretaria puo’ essere così fondamentale da determinare i destini di una fiduciaria.

Ambrosetti aveva un talento infinito quando si trattava di confrontarsi con un cliente. Lo capiva, lo vezzeggiava, lo adulava. Quando il cliente era parecchio più giovane di lui, lo trattava come un figlio.

Non aveva lo stesso talento per i suoi dipendenti.

Ambrosetti non aveva mai trovato la quadra per le sue segretarie.

Non riusciva veramente a fare connessione. L’unico tipo di connessione che capiva era quello fisico.

Luigi, cornificatore di gran classe, si era trombato più di una segretaria e le assumeva anche, come diceva lui, in base al loro potenziale di trombalità.

Non c’è dubbio che, quello della scelta delle segretarie, fu il suo più grande errore e finì per pagarla cara.

No: non fu arrestato e la moglie non lo lasciò. Ne parleremo.

La Spizzi Sa si avvale della collaborazione di due segretarie: la minore e la maggiore. Per un breve periodo ne ho avute tre. La segretaria maggiore e due minori. Non funzionava. Troppe gelosie tra le due minori. Alla prima occasione valida ho chiuso l’esperimento e non l’ho riproposto mai più.

La segretaria minore (non di età, ma di importanza) è, di solito, una cosina che viene assunta quando ha sui 23, magari 25 anni, di preparazione media, spesso carina se non veramente bella.

Senza voler passare per porci – le mie segretarie sono sacre ed inviolabili – non bisogna sottovalutare la bellezza di una giovane donna, quando il suo è il primo volto che un cliente vede entrando nei nostri uffici.

È un fatto innegabile che la maggior parte dei miei clienti sono maschi in crisi di mezza età o anche un po’ più avanti con gli anni. Non piu’ nel fiore dei loro anni. Parecchi di loro, a caccia di una giovinezza ormai sfuggita, si sono comprati la moto, trovato un’amante più giovane di trent’anni e fatto altre cose di cui poi, probabilmente, si pentiranno. Innegabilmente, i loro corpi e le loro ossa hanno conosciuto tempi e situazioni migliori.

Senza insistere troppo, penso abbiate capito l’andazzo.

Una bella donna all’ingresso, aiuta.

Alla sua vista i clienti maschi, si sentono tutti ringalluzziti. Dovete vederli. Fan tenerezza. Soprattutto, per quelli che ce l’hanno ancora, se la moglie non è nei paraggi.

La vista della segretaria minore li mette di buon umore. Il sangue gli affluisce alle gote, la pancia viene fatta rientrare, l’andamento è più eretto. Improvvisamente si sentono almeno 10 anni più giovani e cento volte più sexy.

Anche la loro propensione al rischio aumenta. Finiscono sempre per investire qualcosina di più.

Loro sono felici, io ricevo le commissioni e la segretaria è al centro dell’attenzione.

Cosa non si fa per i clienti.

© I Soldi Degli Altri

La mia fiduciaria

Se il pezzo che segue dovesse piacerti, per favore spargi la voce.

Ho iniziato la mia attività di fiduciario lavorando per altri. Nei primi anni, subito dopo la laurea in Bocconi, ho cambiato posto un due o tre volte. Facevo bassa manovalanza.

Poi Luigi Ambrosetti mi ha assunto. La via vita è cambiata. Ho trovato un amico ed un insegnante. Ambrosetti, come tutti, ha pregi e difetti. Ho imparato da entrambi.

Due sono le cose principali che ho imparato da lui:

1. Mai, ma proprio mai, trombarsi le proprie segretarie.

2. Conquistati la fiducia dei tuoi clienti.

Lavorando per lui, di clienti miei dal quale conquistare la fiducia non ne avevo. Quindi mi sono concentrato sui clienti di Ambrosetti, ho conquistato la fiducia di una ventina di loro, li ho portati via ad Ambrosetti e ho fondato la mia fiduciaria.

Così è la vita.

Ad onore del vero, Ambrosetti non se l’è nemmeno poi presa tanto. Un po’ di incazzatura nei primi mesi, ma gli è passata.

Ambrosetti é e rimane un gentiluomo.

L’ufficio l’ho aperto in centro a Lugano, proprio di fronte a parco Ciani.

La finestra del mio ufficio dà direttamente sul parco. In una giornata di sole in primavera, quando cominciano ad apparire i primi fiori e sulle cime più alte c’è ancora la neve, la vista del lago è veramente spettacolare. Dovreste venirmi a trovare.

Se il tempo è abbastanza caldo e ci conosciamo già da un po’, porto i miei clienti nel parco a chiacchierare. Se hanno dei bambini con loro pago il gelato e li porto verso il fiume dove ci sono i giochi e le giostre. Si tratta di creare la giusta atmosfera. Aiuta a mantenere il flusso di denaro fluido.

Direi che il sistema funziona. Tra una passeggiata al parco e l’altra la Spizzi SA è riuscita a raccogliere più o meno 800 milioni di euro.

A dirlo così, ottocento milioni di euro dà tutta l’apparenza di essere un numero grande ed importante.

Non lo è.

La Spizzi Sa è un’azienda molto piccola. Non facciamo notizia. Nessuno ci chiede opinioni sul mercato o ci vuole intervistare.

Siamo anonimi: una delle tante fiduciarie svizzere.

Indistinguibile dalle altre: una foglia nel bosco.

A noi va benissimo cosi’.

Al momento, nei nostri registri, abbiamo intorno ai trecento clienti. Questi, quando vengono, ci vengono a trovare, in media, una volta all’anno. Idealmente mi piacerebbe spargere le visite uniformentente durante l’anno, ma ci sono periodo più indaffarati di altri.

Da febbraio a marzo quando ci sono i rendiconti abbiamo l’agenda degli appuntamenti piena. C’è poi maggio giugno, il periodo post dichiarazione delle tasse.

È una mia teoria, e non ho nessuna prova della sua veridicità, ma, secondo me, la compilazione del modello 730 porta molti alla decisione di muovere un po’ di capitali da queste parte del confine.

Poi c’è settembre. Ritorno dalla vacanze? Comincia la scuola? Non saprei.

Settembre è sempre indaffarato. Magari i clienti vengono perchè il lago è particolarmente bello in quella stagione.

La verità è che non sarei in grado di affrontare tutti questi visitatori da solo.

Per gestirli mi avvalgo della collaborazione di due impiegate: la segretaria vera, quella che sa tutto e che bisogna mantenersi fedele e la segretaria giovane che cambia ogni tre o quattro anni.

Ne parleremo.

© I Soldi Degli Altri

Come investire i soldi degli altri

Se il pezzo che segue dovesse piacerti, per favore spargi la voce.

Stabilità e discrezione.

Sono due grandi qualità che un qualsiasi direttore di fondo puo’ e deve apprezzare.

La stabilità gli garantisce che i soldi investiti presso il suo fondo rimarranno lí per un po’. Questo lo aiuta a gestire la cassa e la composizione del portafoglio. Se so che l’investitore non scapperà, posso investire in titoli magari meno liquidi (quindi più difficili da rivendere sul mercato) ma più redditizzi.

Non c’è bisogno di soffermarsi sull’importanza della discrezione.

Una fiduciaria puo’ garantire entrambe le cose.

Per un prezzo.

Tranquilli: è negoziabile.

Ambrosetti era un grande delle negoziazioni. Per quel che è la mia esperienza personale: il piu’ grande. Avrebbero dovuto fargli una statua.

Su cosa si negozia? Sulla spartizione dei pani e dei pesci ovviamente. Chi si attribuisce quale commissione e in quale percentuale.

Un fondo genera almeno una dozzina di commissioni diverse. Ce n’è per tutti i gusti e, voglio assicurare i miei cinque o sei lettori, ne parleremo a lungo più avanti. Qui, basta soffermarsi sul fatto che per chi gestisce un fondo, principalmente, due sono le commissioni che generano la maggior parte del suo profitto: quella di gestione e quella sui profitti.

Come ho detto, ce ne sono parecchie altre, ma la maggior parte del denaro viene da quelle due.

Teoricamente il fiduciario dovrebbe ricevere una commissione a sè stante, calcolata sugli investimenti, le masse, il denaro che porta in un certo fondo.

Quindi, se io fiduciario sposto 100 mila euro di soldi di un mio cliente su un certo fondo, mi spettano delle commissioni. Ci sta. Ha senso.

Teoricamente dovrei anche accontentarmi di quelle commissioni.

Teoricamente.

Il fiduciario, però, è soprattutto un uomo pratico. Soprattutto quando si parla di soldi.

È il classico caso dove la teoria viene lasciata ai legislatori. Lasciategli scriveri articoli solenni e giusti. L’importante è che siano facilmente aggirabili.

È chiaro, persino intuitivo, che nessuno si accontenterà di avere solo una commissione, quando ne sono a disposizioni altre. Tutti cercheranno sempre di tirare più acqua possibile al proprio mulino. È così che faccio il mio profitto. Non mi potete biasimare.

Quando gestore e fiduciario si incontrano, un po’ di tira e molla sulla commissione di gestione è dato per scontato. Persino atteso.

Pensate a quei mercati rionali sempre più rari dove un certo ammontare di discussioni sul prezzo è atteso e pure gradito.

Fiduciari e gestori sono protettori di un’arte, quella del negoziato, che va scomparendo. Dovrebbero darci una medaglia.

In altre parole io, per aprire le borse dei miei clienti, chiedo di essere pagato di più.

Il metodo consueto consiste nel prendermi la mia solita commissione a cui aggiungo una percentuale della commissioni di gestione. Il legislatore non approva accordi del genere, quindi si cerca sempre un qualche escamotage. Gattopardescamente, la forma cambia, il risultato no.

Maggiore la percentuale della mia commissione, maggiore la mia felicità, più consistenti le masse che io investo in un fondo. L’equazione é molto semplice: più vengo pagato, piu’ investo i soldi dei miei clienti: i vostri soldi.

Notate come la bontà del fondo (quanto rende) non entra nemmeno nella discussione.

Se i fondi non sono proprio i migliori sul mercato, se non rendono tantissimo, se sono vagamente oscuri nelle loro politiche di investimento, se il gruppo di gestori è, ad essere generosi, mediocre… non è un problema. Anzi…

Se un fondo è profittevole, la maggior parte di questo guadagno andrà all’investitore, cioé al mio cliente, ed al gestore del fondo stesso. A me viene solo una piccolissima parte. La componente principale delle mie decisioni di investimento dei soldi degli altri è cosa ci guadagno io. Che, se ci pensate, è anche il metodo che preferisco seguire quando investo i miei soldi personali. Ci devo guadagnare sempre io, indipendentemente da chi sia il proprietario effettivo del denaro. È tutto molto coerente.

Per riassumere:

1. di quel che guadagnano i miei clienti mi interesso relativamente.

2. Se il fondo mi paga bene e porta pure a casa pure dei risultati, siamo tutti felici.

3. Se il fondo non rende molto ai cliente, ma paga extra commissioni, va bene lo stesso, perché io sono felice.

4. L’importante è che io sia felice.

© I Soldi Degli Altri

Il rapporto simbiotico tra fondi e fiduciari

Se il pezzo che segue dovesse piacerti, per favore spargi la voce.

Quando si devono investire i soldi dei propri clienti, un fiduciario non guarda necessariamente ai fondi di investimento con un buon rendimento.

I frutti dell’evasione fiscale altrui devono, prima di tutto, garantire un buon profitto al fiduciario e alla sua impresa.

Ambrosetti non investiva quasi mai in fondi che rendevano.

Fondi che creano profitti per i propri investitori, tendono a rendere meno alla fiduciaria. Gestori capaci vuol dire anche gestori che non sono disposti a negoziare sulla ripartizione dei pani e dei pesci.

Un fiduciario che si rispetti, preferisce avere a che fare con gestori con i quali è in grado di negoziare.

Tra fiduciari e gestori, soprattutto gestori mediocri, esiste un legame simbiotico costruito intorno alla raccolta di capitali. Ad un piccolo gestore risulta difficile se non ostico raccogliere grandi quantità di capitale.

Chi gestisce piccole quantità di capitale non è conosciuto da molti.

Di solito dei piccoli gestori non ci si fida. Gli manca un marchio di fabbrica. È un po’ come essere in una città forestiera in un paese forestiero. Si finisce per mangiare da McDonald. Non ci si fida dello strano, apparentemente sporco, ristorante locale.

Molte banche non cominciano ad investire in un determinato fondo che non sia loro, fino a quando questo non raggiunge almeno i 100 milioni di euro di masse, cioè fino a quando non si è fatto un nome e costruito una reputazione.

Dovesse poi raggiungere la fatidica soglia dei 100 milioni, non è detto che la valanga di soldi che una banca potrebbe girare sul suo fondo, vada completamente a genio a chi si occupa del fondo.

Intendiamoci, un gestore non si strapperebbe le vesti e sputerebbe in faccia all’intermediario della banca, ma un investitore che diventa troppo importante per il fondo, troppo preponderante, potrebbe portare a dei problemi.

Immaginatevi di avere un’impresa che dipende quasi esclusivamente da un solo cliente. Pensate ad una una piccola azienda che fornisce un circuito elettrico alla FIAT e solo alla FIAT. Se la FIAT cambia fornitore o circuito, la piccola impresa è rovinata.

Situazioni simili (con conseguenze simili) possono succedere anche nel mondo della gestione dei fondi.

Se la maggior parte dei tuoi soldi arrivano da un’unica fonte, dipendi interamente dagli umori di quella fonte. Un lavoratore dipendente si trova in una situazione molto simile. La sua fonte di reddito non è diversificata. Dipende interamente dal suo datore di lavoro. Se la compagnia per cui lavora affonda improvvisamente, anche il dipendente rischia di affondare (se non trova un altro posto di lavoro alla svelta).

Se il vostro fondo di gestione dipende per la raccolta del denaro da una fonte principale, voi ed il vostro fondo siete nella mani di questa fonte.

In una banca gli umori possono cambiare a seconda di chi prende le decisioni d’investimento. Le banche hanno spesso migliaia di dipendenti. Questi dipendenti fanno carriere. Almeno alcuni. Il fatto rimane che la gente cambia posizione, cambia lavoro. Quella persona che aveva messo 100 milioni sul tuo fondo, adesso fa un’altra cosa. La nuova persona che si occupa del tuo fondo è molto simpatica e molto gentile, ma ha idee diverse sul come usare quei soldi che voi stavate gestendo. Da un giorno all’altro, ritira tutti i soldi.

Improvvisamente il piccolo gestore, che fino ad un momento prima nuotava in un mare di soldi, si trova a nuotare in un mare di merda.

Noi fiduciari siamo tutta un’altra cosa. Non siamo banche. Non siamo i pesi massimi del quartiere. Siamo spesso gente del posto, quelli che incontri al bar, quelli con cui discuti di figli. I gestori della zona li conosciamo da anni. Ne apprezziamo le qualità (o la loro mancanza di qualità) e siamo consapevoli dei loro difetti.

È vero: non siamo in grado di muovere tutti quei soldi che una banca puo’ tirare fuori, ma possiamo garantire una certa stabilità.

Se decidiamo di spostare dei capitali sul vostro fondo, potete stare sicuri che quel denaro rimarrà li’ per periodi anche molto lunghi. Se, malauguratamente, ci trovassimo nella condizione di dover ritirare il nostro investimento, vi avvertiremmo con un certo anticipo.

Niente sorprese. Si dà a tutti il tempo di adattarsi alla nuova situazione.

In più, a parte in alcuni casi, certamente non desideriamo possedere un intero fondo. Ci piace la diversificazione. I soldi dei nostri clienti li mettiamo un po’ qui ed un po’ la. Non siamo molto ingombranti.

Non siamo rumorosi.

Potreste riassumere il rapporto di una fiduciaria con un fondo in due parole: stabilità e discrezione.

Queste cose hanno un prezzo.

© I Soldi Degli Altri

Ambrosetti e le descrizioni dei fondi d’investimento

Se il pezzo che segue dovesse piacerti, per favore spargi la voce.

Per scegliere dove investire i propri soldi, alcuni si affidano non solo ai numeri, ma anche alle parole.

Accanto alle tabelle che riportano risultati ottenuti e capitali gestiti – le uniche cose che dovreste guardare – il gestore del fondo d’investimento affianca sempre una descrizione più o meno lunga di quelle che sono le politiche d’investimento del portafoglio.

Si tratta di capolavori di sintesi e di acume finanziario.

Esistono capolavori del genere: “Il fondo ABC è un fondo dinamico incorporato in Lussemburgo che investe dinamicamente in mercati di frontiera”.

Eh?

Oppure: “SuperMegaFondo é un fondo investimenti registrato in Lussemburgo. L’obiettivo del fondo é la crescita del capitale e del reddito.”

E vai! Come se uno si aspettasse che il suo obiettivo fosse la perdita di denaro.

Ambrosetti aveva delle opinioni molto chiare a riguardo, Quando parlava, se ne parlava, di queste veloci descrizioni preferiva rifugiarsi nel linguaggio tecnico: “Masturbazioni mentali.”

E’ roba che non guardo nemmeno. Specchietti per le allodole. O per chi si vuole riempire la bocca con sciozzecche finto tecniche. Queste sono spesso cose scritte dal gestore per soddisfare il suo enorme ego o per ingannare l’investitore o per ottenere entrambe le cose.”

Molti fondi pubblicano la lista dei 5 titoli con maggior peso. Dei primi 5 titoli del portafoglio non potrebbe fregarmene di meno. Magari il portafoglio ha cinquecento posizioni. Cosa vuoi che mi importi delle primi cinque.”

Una cosa che va per la maggiore, nei bollettini mensili prodotti dai gestori di fondi, è la pagina del commento.

Il gestore spiega all’investitore che cosa è successo al fondo.

L’utilità del commento è spesso nulla. Mi rendo conto che un gestore debba dare sfogo al suo ego e quindi ha un bisogno fisico di dire qualcosa. Sono disposto a tollerare lo spreco di inchiostro, ma non sono disposto a leggere quella roba.

Ambrosetti, ogni tanto, li leggeva e si incazzava: “Le spiegazioni sul perchè e percome il portafoglio è andato in una direzione piuttosto che nell’altra, sono sempre cose scritte con il senno di poi. Se la carta da stampante non fosse cosi’ dura, mi farei una copia di tutto quel blaterare da usare come carta igienica. Tre soli criteri: almeno 5 anni di vita, cosa ha combinato in quei cinque anni e quanti soldi gestisce.”

Questo – specificava – per quel che riguarda i miei soldi personali”.

Quando aveva che fare con la sua clientela, l’approccio era leggertemente diverso.

Ne cominciamo a parlare la prossima volta.

© I Soldi Degli Altri

Come investire i PROPRI soldi (Parte 2)

Se il pezzo che segue dovesse piacerti, per favore spargi la voce.

Quando vi chiedete dove investire i vostri risparmi, se non intendete affidarvi ad uno come me, la linea di condotta che dovete seguire è sempre una: confrontare, sempre confrontare.

Mettendoci un po’ di sforzo anche negli anni Ottanta e Novanta era possibile farsi una mezza idea sul dove mettere i soldi. Era possibile, ma non facile come oggi.

In quegli anni bisognava avere accesso gli strumenti adatti. Internet non c’era o era agli inizi e solo pochi vi avevano accesso. Identificare la migliore forma d’investimento, per un non addetto ai lavori, non era elementare. Era, in effetti, una cosa per esperti che richiedeva tempo ed un certo ammontare di dedizione. I dati disponibili al pubblico era soprattutto su carta, pubblicati sui giornali o su periodici specializzati. A conti fatti tutti i dati era disponibili solo su carta. Noi ricevavamo dei fax, ma sempre carta era. Fino all’esplosione di internet, solo una minoranza aveva accesso ad abbastanza dati per fare una scelta informata. La maggior parte delle persone doveva accontentarsi di molto meno.

Adesso è tutto piu’ facile. Ogni fondo, ogni forma di investimento, ha una qualche pagina dedicata su internet. Le informazioni storiche sono disponibili a tutti e sono facilmente reperibili. Esistono siti che spiegano a parole molto semplici i vari rischi e i vari tipi di prodotti finanziari.

Se l’investitore medio spendesse un millesimo del tempo che spende a seguire le partite di calcio per informarsi, nessuno avrebbe più brutte sorprese o piangerebbe perché pensa di essere stato imbrogliato.

Oltre all’informazione disponibile sulla rete, ogni banca, quasi di sicuro anche la vostra, ha una qualche piattaforma su internet che permette ai suoi clienti di comprare e vendere qualsiasi tipo di titolo finanziario.

Queste piattaforme non si limitano ad operare sul mercato. Se intendete mettere i vostri risparmi su un fondo d’investimento, la scelta di gran lunga più saggia. Il sito della vostra banca vi metterà in grado di confrontare un fondo contro un altro fondo o contro degli indicatori. Fare queste comparazioni è veramente importante. È anche veramente facile.

Quando si ha qualche soldo da investire e si è convinti che, sì, adesso li investiamo, si va sul sito, si scelgono i portafogli con almeno cinque anni di vita, si opta per un certo tipo di rischio (azionario, obbligazionario e cosi’ via), si guarda chi é andato meglio e si sceglie.

Tutto lì, chiederete voi. Tutto lì, rispondo io.

Oppure, che dio vi benedica, potete venire da uno come me.

© I Soldi Degli Altri

Come investire i PROPRI soldi

Se il pezzo che segue dovesse piacerti, per favore spargi la voce.

Come scegliere un portafoglio per i propri denari.

Ambrosetti metteva sullo stesso piano stelle del cinema e gestori capaci.

Un portafoglio di titoli scelto da un gruppo di gestori capaci e pieni di talento rende soldi. Spesso e volentieri parecchi soldi.

Il gestore che è in grado di creare profitto per sé e per altri non è molto diverso da un attore che ha appena portato a casa il premio Oscar: attrae denaro.

Attrae grandi quantità di denaro.

È naturale, a pensarci bene. Se dandoti il mio denaro tu sei in grado di farne cresce il valore in modo che alla fine io abbia piu’ denaro… beh: ecco qui i miei soldi.

Il gestore che sa quello che fa non ha bisogno di farsi pubblicità. I suoi risultati sono il miglior mezzo di comunicazione.

Quindi – diceva Ambrosetti – quando scegli dove mettere i tuoi soldi (non quelli dei tuoi clienti) scegli dei fondi di investimento che hanno almeno cinque anni di storia e osserva con attenzione quello che è successo in questi cinque anni.

La prima cosa che guardo quando voglio investire da qualche parte il MIO denaro è come si è comportato un fondo negli ultimi cinque anni. Se non è attivo da almeno cinque anni non lo guardo nemmeno.”

Dibatteva poi sul fatto che, sì lo sappiamo tutti, buoni risultati nel passato non si traducono necessariamente in buoni risultati nel futuro.

È qualcosa che viene ricordato anche i tutti i prospetti e persino nelle pubblicità in televisione. È un modo testato per pararsi il culo: non lamentarti se poi perdi soldi. La vita è piena di alti e bassi. A volte si vince, a volte si perde. La vita è fatta a scale. Bla, bla bla.

Diamo per scontato che anche il migliore dei gestori non può nulla contro un mercato che ha deciso che il suicidio è la politica da seguire. In quell’anno tutti perderanno qualcosa. Quelli che non lo faranno si daranno un sacco d’arie. La realtà è che hanno solo avuto culo.

La bravura del gestore la si vede nella sua costanza nel battere il mercato. Se negli ultimi cinque anni un fondo ha sempre fatto un po’ più del mercato e, negli anni bui, ha perso un po’ meno del mercato, allora è un fondo da considerare per i propri soldi.

La storia degli ultimi cinque anni ti dice quindi moltissimo ed è indicativa di quello che succederà nei prossimi anni. Ti dice come, con molta probabilità, il fondo si comporterà rispetto al mercato: nel bene e nel male sempre un po’ meglio.

Il passato di un fondo ti dice molto su chi è alla guida del fondo.

Se il tuo fondo è sempre un passo avanti rispetto agli altri, una ragione c’è e non è la fortuna.

Ambrosetti non si fermava ai risultati degli ultimi cinque anni. Per lui un altro fattore era importante. Un fattore che diceva molto su cosa altri pensassero di quel fondo.

Quanti soldi gestisce il fondo?”

Cioè?”

Un fondo che è riuscito a raccogliere tre miliardi di euro ed è in vita da almeno cinque anni e dà buoni se non ottimi risultati è un fondo da considerare molto seriamente. Quei tre miliardi mi dicono che quel gruppo di gestori è già stato testato da parecchi investitori. Mi dice che quegli investitori sono rimasti soddisfatti e hanno lasciato lì i loro soldi.”

Mentre un fondo con tredici milioni?”

In vita da cinque anni?”

Sì”

E’ probabilmente in mano ad una piccola società. A qualcuno non troppo diverso da noi. È un fondo che non vale molto, nel senso che chi lo gestisce non vale molto. Testato da cinque anni e nussuno gli ha dato denaro. Se stai investendo i tuoi risparmi personali è meglio stare alla larga da fondi del genere. Bisogna starci lontano con lo stesso entusiamo con cui un vegetariano – oggi avrebbe detto vegano – evita una macelleria. Certo: uno potrebbe scommettere e metterci dei soldi, ma deve anche rendersi conto che sta scommettendo e non sta investendo. Sono due cose diverse.”

© I Soldi Degli Altri