Il Perfetto Incompetente: una leggenda?

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Classi con dividendo, cambio di regole e Vecchie Glorie.

Tutti bei modi per portare a casa qualche soldino in più.

Eppure c’è di meglio.

Eppure c’è di più.

Vi ricordarte i cavalieri di re Artù? Questi uomini onorevoli e valorosi, tra un combattimento e l’altro, erano all continua ricerca del Sacro Graal, la coppa che aveva raccolto il sangue di Gesù Cristo.

Anche i fiduciari, nel loro piccolo, hanno il loro Sacro Graal: il Perfetto Incompetente.

Per un fiduciario, il Perfetto Incompetente è la Cornucopia, la Fonte della Vita Eterna e la Pietra Filosofale capace di trasformare il piombo in oro. Tutto insieme.

C’è un problema: il Perfetto Incompetente è un animale estremamente raro.

Anche se i suoi metodi riproduttivi sono sconosciuti alla scienza ed ai fiduciari, quella del Perfetto Incompetente non è una specie a rischio d’estinzione. In qualche modo, riesce sempre a sopravvivere e ce n’è sempre qualcuno da qualche parte. La parte difficile è scovarlo.

Non demoralizzatevi: lui c’è.

Abbiate fede.

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Fiduciari e acqua santa

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Non tutti sono Vecchie Glorie. Non tutte le Vecchie Glorie sono uguali.

Dipende dalla dimensione dell’Ego.

La Vecchia Gloria, quella vera, ha bisogno di capitali per giustificare la propria esistenza di fronte ai suoi nuovi soci e di fronte al proprio Ego. Un flusso massiccio di soldi nel suo fondo verrebbe interpretato da tutti quelli coinvolti come la prova che il tocco magico è ancora lì, vivo e vegeto.

Se i soldi non dovessero arrivare o, sacrilegio, cominciassero ad allontanarsi, ecco che riaffiorerebbero dubbi e tornerebbe l’ansia.

In queste deprecabili situazioni, entra in gioco la Spizzi.

Per una piccola commissione la fiduciaria funziona meglio del Valium. Facciamo arrivare i capitali, tutti si tranquillizzano e l’ansia torna ad essere un brutto ricordo.

Pensiate che io sia un aguzzino?

La leggenda dice che se voi sotterrate una scatoletta con la vostra immagine dove due strade di campagna si incrociano, il diavolo vi apparirà e vi offrirà ricchezze e fortune in cambio della vostra anima.

Il diavolo non costringe nessuno a piazzarsi al centro di quel crocevia. È il futuro dannato che deve offrirsi liberamente.

La Vecchia Gloria non ha bisogno di denaro. È già ricca. Ha bisogno di soddisfazioni, di sentirsi ancora parte del gruppo dei migliori. Per dimostrarlo deve raccogliere denaro per il suo fondo.

Volete dei capitali che restino lì per un po’?

Non dovete neanche sotterrare amuleti in scomode strade di campagne dove il vostro costoso fuoristrada che non lascia mai l’asfalto finirebbe per sporcarsi.

Basta una telefonata.

Convocateci.

Invocateci.

Certamente non vi chiederemo la vostra anima.

Chi se ne frega della vostra anima.

Una ragionevole somma di denaro, quella sì la chiediamo.

Un piccolo prezzo per soddisfare la vostra vanità.

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Vecchie Glorie: sono profittevoli?

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La qualifica di Vecchia Gloria non viene concessa a cuor leggero.

Non si diventa Vecchie Glorie da un giorno all’altro.

Sono richieste diverse condizioni, ma se proprio bisogna arrivare all’osso, due sono le cose veramente richieste. Prima condizione: in un passato che non tornerà deve essere esistito un autentico talento. La Vecchia Gloria è stato qualcuno: è riuscito a fare cose che ad altri sono risultate impossibili. Seconda condizione: l’ego della Vecchia Gloria deve essere andato oltre una certa massa critica. In altre parole, alla Vecchia Gloria deve mancare la Gloria. Non ha problemi con gli anni che passano. Ha molti problemi nel non essere più adulato.

Poiché quel talento che brillava di luce propria non c’è più, la Vecchia Gloria si ritrova in una situazione per lui sconfortante: non è più nel gruppo di testa. È stato assorbito dal gruppone, quel posto dove esiste il 99 per cento di tutti i gestori: si fa soldi quando il mercato sale e li si perde quando scende. Non c’é più la capacità di predirre ed intuire come girerà il vento.

Si è diventati, o mio dio, anonimi, normali.

Che cosa significa per me?

Inizialmente significa un altro giro di inutili presentazioni e grandi discorsi. La Vecchia Gloria ci spiegherà perché ad un certo punto il mercato scende a causa del calo dei prezzi del petrolio e, un mese dopo, userà argomenti convincenti per chiarire come mai il mercato sale con i prezzi del petrolio che continuano a scendere.

Farà incontri e riunioni, scambierà email chilometriche, parlerà con giornalisti sempre a caccia di materiale e pronti a pubblicare qualsiasi cosa fuori dalla sua bocca (basta non dover scrivere l’articolo), ma la scintilla non sarà lì.

Quando si tratterà di andare a fare il lavoro sporco, quello che veramente potrebbe generare un profitto anche per l’investitore, i risultati non arriveranno. Un po’ come quei cantati che, con l’età, vedono la qualità della loro voce scomparire, la Vecchia Gloria, quando dovrà comprare e vendere titoli, non lo farà ne molto meglio ne molto peggio di un gestore medio.

È una storia malinconica.

Possibile.

Ce ne frega qualcosa?

In altre parole: è un’occasione speciale? Ci si puo’ fare dei soldi?

Dipende.

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Un rifugio per la Vecchia Gloria

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Un po’ come un animale cacciato dalla sua tana, quando la Vecchia Gloria viene allontanato dalla compagnia dove ha conosciuto i suoi giorni migliori, lui (la Vecchia Gloria è sempre un lui) si mette a cercare un nuovo nido.

La Vecchia Gloria ha due opuioni: o si crea una sua compagnia di gestione o si aggrega a qualcuno che, primo, ha già dell’esperienza nel settore e, secondo, che è disposto ad accogliere nei suoi ranghi qualcuno che è stato famoso (nel settore, solo nel settore) per un po’ e che, soprattutto, potrebbe portare qualche capitale fresco.

È facile intuire che una società di gestione così disperata da essere pronta ad accogliere uno froza spenta non è una delle stelle del settore. Come tutte le società di gestione deve rispondere all’equazione fondamentale del settore. L’equazione, come le costanti fisiche, non cambia mai: capitali freschi uguale più commissioni uguale più profitto.

La Vecchia Gloria, però, ha un suo ego da rispettare e nutrire.

Non vuole più fare transazioni. E’ un lavoro meniale e Lui, oramai, dà solo la strategia generale. A cercare i titoli da comprare e vendere ci penserà un giovane assistente. Questo risolve il problema di stare al telefono con qualcuno per contrattare una transazione e gli dà anche qualcuno da biasimare dovessero le cose andare storte.

Il giovane assistente, ovviamente, fa parte del pacchetto “Vecchia Gloria” e verrà pagato dalla nuova compagnia.

Tutti rimarranno amici fino a quando i soldi continueranno ad entrare.

La quantità minima di capitali che ci si aspetta è un ammontare sufficiente a coprire i costi di Vecchia Gloria, scagnozzo, costi fissi ed un profitto considerato ragionevole. Il profitto non deve arrivare dai buoni risultati del fondo, ma dalle commissioni di gestione. Nessuno si aspetta grandi profitti dalla Vecchia Gloria.

I nuovi soci non sono necessariamente degli ingenui. Sanno con cosa hanno a che fare. Sperano solo che qualche investitore non si sia ancora reso pienamente conto che la Vecchia Gloria non ha più nulla da dare.

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Come si diventa una Vecchia Gloria

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Quello di Vecchia Gloria è una delle tante versioni della crisi di mezza età.

Le crisi di mezza età sono fatte così. Si arriva ad un punto durante il quale ci si comincia a rendere conto che il vigore dei trent’anni (dimenticatevi quello di quando eravate ventenni) è andato completamente.

Bisogna stare attenti a quello che si mangia.

Il dottore comincia a suggerirti di fare visite periodiche per controllare la possibile crescita di tumori, i figli sono cresciuti o sono lì lì per essere cresciuti.

La crisi di mezz’età è uno di quei momenti durante il quale uno si guarda indietro e si chiede: per cosa ho lavorato? Ho ottenuto qualcosa? Ha senso tutto questo?

Ci sono diverse risposte a questa situazione. La maggior parte delle persone se ne fa una ragione, accetta la nuova situazione e va avanti con la sua vita.

C’è poi chi divorzia e si trova un’amante vent’anni piu’ giovane. Li avete mai notati? Tendono ad essere attivi nei fine settimana. Di solito sono su una moto con il motore troppo potente ed una giovane donna, culo in fuori, seduta sul sedile posteriore.

La Vecchia Gloria non divorzia. Non è quello il suo problema. Non riesce però a capacitarsi del mondo che lo circonda. Perché nessuno gli dà tutta quell’attenzione che gli veniva concessa un tempo?

Il suo sguardo è fisso sul passato.

L’ansia cresce. Si fa pesante. La Vecchia Gloria affronta il problema andando in terapia. Mi chiedo sempre quanta parte del reddito di uno psicologo derivi dalle preoccupazione di un uomo che sta vivendo la sua crisi.

Dopo aver assunto un qualche medicinale, la Vecchia Gloria trae le sue conclusioni: è ora di cambiare compagnia.

È una decisione che mette tutti d’accordo, inclusi i vecchi soci che, fino a quel momento, non erano riusciti a trovare un modo gentile per liberarsi di quel peso morto.

Ma dove andare? Chi é del mestiere e lo conosce bene non lo prenderebbe come socio. Sanno che è uno forza spenta, non ne hanno bisogno e non vogliono assumersene il costo.

Meglio guardare oltre Milano.

Magari Lugano.

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La Vecchia Gloria: definizione

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Un modo sicuro per un fiduciario di ragrannellare qualche commissione in più è quello di avere la fortuna di incontrare una Vecchia Gloria.

Non è facile: non tutti possono vantarsi del titolo di Vecchia Gloria.

Per potersi vantare del titolo bisogna soddisfare alcuni requisiti, si devono verificare una serie di condizioni.

Partiamo dall’età. É un dato importante, perché, principalmente, la Vecchia Gloria è un uomo intorno alla cinquantina: forse quindi se non vecchio, nemmeno più giovanissimo.

Sesso. Non ho usato la parola uomo a casa. In un mondo così misogeno come quello della finanza, la Vecchia Gloria è certamente maschio.

In parole povere: la Vecchia Gloria sta subendo la sua crisi di mezza età ed il suo sguardo è fisso su quello che è stato, nei suoi occhi, un passato glorioso.

Probabilmente, questo passato, si è svolto per gran parte a Milano con una o due puntatine a Londra, da cui si è portato dietro la snervante abitudine di parlare metà in italiano e metà in inglese.

Attenzione: la Vecchia Gloria non è una completa finzione. Se lo fosse sarebbe un Perfetto Incompetente. No, la Vecchia Gloria era, un tempo, riuscito a creare del valore genuino per i fondi di cui si era occupato.

Portava a casa dei profitti che, in gran parte, erano stati creati da lui.

Aveva intuito.

Aveva il tocco magico.

Soldi: la Vecchia Gloria è più che benestante. Ha abbastanza soldi da poter passare il resto della sua vita in una vacanza di lusso.

Ma il passato lo chiama.

Non riesce a stare fermo.

Alla Vecchia Gloria piaceva quello che faceva. Il mondo, allora, era suo. Il suo ego, già ben nutrito, ne beneficiava e cresceva a dismisura.

Putroppo quei tempi sono andati.

Ormai, da un quattro o cinque anni le cose sono differenti: i suoi risultati sono mediocri, quando non sono del tutto deludenti.

Il tocco magico se n’è andato.

Nella compagnia che lui stesso ha aiutato a fondare, lo guardano con sufficienza. Ha un paio di assistenti sempre disponibili a baciare il terreno dove cammina (ed il suo culo), ma chi lo conosce da tempo o non dipende da lui per il suo stipendio, vede attraverso la nebbia generata dai successi passati.

Non è più quello di una volta.

È caduto dall’Olimpo e si è trasformato in una Vecchia Gloria.

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Cambio delle regole: come andò a finire

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Com’è andata a finire per quel fondo?

Sentendosi figo, l’uomo in caricaha continuato a modificare il portafoglio assicurandosi quasi un disastro. Nei tre mesi tra settembre e dicembre il fondo crolla fino a raggiungere i livelli dell’indice azionario. All’ultimo minuto, in una colossale botta di culo, proprio nell’ultimo giorno dell’anno il fondo chiude appena sopra l’indice di riferimento. In perdita sull’anno, ma con un risultato migliore dell’indice. Come i principi azzurri si portano a casa il bacio della principessa, il gestore incamera la commissione.

Il gestore, ovviamente incassa solo dopo aver girato sul mio conto la parte che mi spetta.

Non tutti i gestori sono capaci di concepire un cambiamento delle regole così sfacciato. Ci vuole un certo pelo sullo stomaco e una buona fetta di disperazione.

Nel caso che conosco io, eravamo di fronte ad una Vecchia Gloria che aveva l’età per aver un florido pelo sullo stomaco ed un desiderio disperato di rivivere i bei tempi andati.

Le Vecchi Glorie sono occasioni speciali per noi fiduciari.

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Le perdite sono una fonte infinita di profitti

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Il vostro fondo fa schifo?

Le perdite vi perseguitano e vi impediscono di raccogliere tutte le commissioni che vi meritate?

Il destino beffardo si accanisce a ricordarvi che, come gestore, non valete niente?

Niente panico.

Ogni gestore degno di questo nome si ricorda bene come usare addizioni, sottrazioni e anche le altre due operazioni che sono un po’ più difficili, ma i cui nomi adesso gli sfuggono. Si accorge che, anche se il fondo sta perdendo soldi, sta perdendo di meno di un certo indice del mercato azionario.

Non è una cosa improbabile.

Ci sono centinaia di indici di mercato. Ne troverete sempre uno che perde un po’ più di voi. Non importa che l’indice misuri cose diverse che non centrano molto con il vostro portafoglio.

Dettagli irrilevanti.

Quello che è importante è

1. L’indice esiste

2. Perde più soldi del vostro fondo

Questi due punti fondamentali vi permetteranno di cambiare le regole.

Il prospetto del fondo viene prontamente modificato ed il nuovo documento viene sottoposto al severo controllo della FINMA, l’agenzia pubblica svizzera che si occupa proprio di queste cose. Senza l’approvazione della FINMA, le nuove regole non varrebbero e il vecchio prospetto rimarrebbe in vigore. La FINMA, che ha a cuore il benessere del risparmiatore, approva il nuovo prospetto.

Che cosa è cambiato nel prospetto?

Nulla di fondamentale: solo un nuovo metodo di calcolo della commissione sui profitti.

Chiarificazione per tutti i gestori presenti, sto parlando della performance fee. So che se la dico in inglese vi si abbassa l’ansia.

La commissione non sarà piu’ calcolata sui soldi guadagnati nell’anno, ma in base ad una formula che estrae la differenza tra l’andamento dell’indice azionario scelto e l’andamento del fondo.

Come sempre, un semplice esempio con qualche numero aiuta.

Diciamo che, ad inizio anno Fabio aveva investito 10 mila euro nel fondo adesso rivisto e corretto e Maria ne aveva investiti 10 mila sull’indice. A fine anno – un brutto anno – Fabio si ritrova con 9 mila euro e Maria con 8 mila: l’indice ha perso di più del fondo.

Nella prima versione del prospetto Fabio non avrebbe pagato nessuna commissione. Il fondo ha perso soldi, quindi niente premio per il gestore.

Con il nuovo prospetto Fabio finisce per pagare 150 euro di commissione.

Com’è possibile?

Quello che conta adesso non è più il profitto, ma la differenza tra l’indice ed il fondo, che è di 9.000 meno 8.000 uguale mille euro. Quei mille euro di mancata perdita, non va pensata come una perdita, ma come un profitto (visto che avete perso meno soldi della povera Maria).

Il profitto giustifica la commissione.

Geniale.

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Quando il mondo vi rema contro cambiate le regole

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Il mondo vi è contro?

La vostra (enorme) autostima sta prendendo mazzate da un mercato finanziario che non avete mai capito e continuate a non capire?

I vostri profitti svaniscono e con esso le vostre commissioni?

Non c’è problema: modificate le regole del gioco.

Una delle modifiche più simpatiche di cui ho avuto la fortuna di essere testimone, è stata l’introduzione di un nuovo metodo di calcolo delle commissioni sui profitti a tre quarti dell’anno.

L’anno era cominciato bene per il fondo protagonista di questa storia. Intorno a giugno il fondo era su dell’undici per cento ed il gestore faceva già i suoi bei conticini su quel 15 per cento del profitto che avrebbe ricevuto a fine anno. L’enorme mutuo da pagare, la vacanza qui invece che là, il tutore superqualificato per il figlio rintronato. Avrebbe potuto permettersi tutto.

Poi, intorno a luglio, l’ego del personaggio ebbe la meglio e, confidando nei suoi poteri divinatori, l’uomo cominciò a modificare pesantemente la struttura del portafoglio.

“So quello che sto facendo” pensò. “So di aver ragione. Ho sempre ragione. Anche il mio assistente lo sa e me lo conferma”.

Sfortunatamente per lui, gli assistenti di questi personaggi hanno la brutta abitudine di essere colossali leccaculo, quindi la loro opinione tende ad essere, uno, di parte e, due, completamente inutile.

Per farla breve, ad inizio di agosto arriva una crisi di mercato.

Nulla di straordinario: una di quelle crisi consuete.

Un qualche centro finanziario – New York? Londra? Cina? chi si ricorda più – prende una mazzata e gli indici azionari si fracassano.

È una di quelle situazioni dove giornalisti cominciano a scrivere che è praticamente la fine del mondo e che gli speculatori malvagi sono determinati a distruggerci tutti. Poi appena il mercato si riprende, di solito nel giro di un paio di mesi, tutto viene dimenticato fino alla prossima fine del mondo.

La solita solfa.

La cosa importante è che il valore portafoglio del nostro eroico gestore, un po’ per le modifiche fatte, un po’ perchè in quel momento i soldi li stavano perdendo tutti (a parte gli speculatori malvagi) collassa.

Improvvisamente la sua fetta del profitto si trasforma in briciole e, prontamente, le briciole vengono spazzate via del vento.

Niente più vacanza qua piuttosto che là, niente tutore per il figlio rimbambito. Niente più finto viaggio di lavoro con la focosa amante russa.

É svanito tutto.

L’unica cosa che rimane è il suo ego ed il senso di ingiustizia contro l’avverso destino.

Che fare?

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Perdite? Non c’è che cambiare le regole.

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Che altro puo’ succedere ai vostri soldi?

Può capitare che il gestore del fondo non azzecchi la perfetta struttura delle commissioni al primo colpo.

Pensate ad una partita di calcio. La vostra squadra sta avendo la peggio. Alla fine del primo tempo siete sotto di tre reti.

Doveste affidarvi al talento dei vostri giocatori per recuperare qualcosa, sareste perduti. I vostri giocatori fanno schifo.

La soluzione che allora vi viene in mente è quella di cambiare le regole. Improvvisamente voi potete far entrare in campo 25 giocatori e gli avversari solo sei. Di più: questi sei possono rimanere solo a centrocamp e, per buona misura, tra i sei non ci sono portieri.

Questo dovrebbe rendere la vita alla vostra squadra sensibilimente più facile.

Purtroppo il mondo del calcio è un mondo duro e spietato. Potete sempre corrompere i giocatori dell’altra squadra a comportarsi in modo più amichevole, ma le regole della partita rimangono quelle.

Nel mondo finanziario non è possibile corrompere il mercato a muoversi in una direzione piuttosto che un’altra. Chi è in grado di influenzare il mercato come fondi pensioni veramente grandi o fondi sovrani, lo fa investendo fantastiche quantità di denaro.

Non è qualcosa alla portata di un fondo di qualche decina di milioni di euro gestito da persone così così.

Non c’é bisogno di deprimersi, diventare tutti ansiosi e cominciare a sudare freddo.

Potete, legalmente, cambiare le regole.

Avete presente quel mucchio di carta scritto in linguaggio strettamente tecnico legalese che vi viene offerto quando investite in un fondo? Quella roba che ignorate signorilmente e, alla cui calce, ponete la vostra firma? Quello è il prospetto. È il documento che definisce le regole di comportamento del fondo.

Il prospetto può essere cambiato.

Raramente verrà cambiato in favore dell’investitore.

Adesso che ci penso, non penso di aver MAI visto modifiche in favore dell’investitore.

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