Il Perfetto Incompetente è una grande fonte di profitto

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Quando un fondo viene dato in mano ad un Perfetto Incompetente, si finisce di fronte ad fatto innegabile: Il fondo del Perfetto Incompetente non va da nessuna parte. Tenere i soldi in un materasso e lasciare che l’inflazioni si mangi poco a poco il loro valore sarebbe più profittevole per l’investitore.

È uno stato delle cose che ogni fiduciario degno di questo nome adora.

Non fare quella faccio, caro unico lettore. Ormai dovresti essere abbastanza smaliziato da avere una mezza idea del dove finiranno gli interessi dell’investitore quando costui lascia a qualcun altro il compito di decidere dove mettere i suoi soldi.

Il Perfetto Incompetente è una grande fonte di denaro.

La sua imperizia nel suo lavoro, non gli impedisce di avere il solito ego da gestore. È un difetto caratteriale che crea un appetito per capitali.

Con il genere di risultati di cui il Perfetto Incompetente è capace, però, i capitali non arrivano spontaneamente. Ci mancherebbe.

Un fiduciario, con il giusto prezzo, può far arrivare il denaro. Ambrosetti era riuscito ad ottenere l’ottantacinque per cento delle commissioni di gestione. Non sarebbe stato difficile avere l’intera commissione, ma si era impietosito. Un Perfetto Incompetente è un animale talmente raro che uno si sente spinto a proteggerlo. Un po’ come il cucciolo di un panda.

Il WWF è roba da dilettanti di fronte a noi fiduciari.

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La prima caratteristica del Perfetto Incompetente

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Come tutti gli esseri viventi rari, il Perfetto Incompetente non può sopravvivere ovunque. Il suo benessere richiede una combinazione di ambiente, storie personali e allineamenti astrali così difficili da ottenere tutti insieme che…

Signori, parliamoci chiaro, siamo quasi nella leggenda.

Eppure…

Ambrosetti, che era geniale, ne aveva trovato uno.

Calma.

Un bel respiro.

Facciamo un passo alla volta.

Mio padre, quando ero studente, mi suggeriva di partire dalle definizioni: che cosa stai studiando?

La prima cosa che dobbiamo chiarire è che ci sono diversi tipi di incompetente.

È sempre utile partire dal caso piu’ semplice: l’Incompetente Classico.

Siamo tutti familiari con il concetto di Incompetente Classico: è un personaggio disastroso e sfigato senza ricchezza personale alle spalle per sostenerlo. Per niente raro, è molto facile da identificare e qualificare correttamente.

Il Classico Incompetente non andrà mai lontano. Qualunque professione egli praticherà fallirà, perché, essendo incompetente, non sarà in grado di esercitarla. Verrà velocemente identificato, classificato ed espulso. Se fortunato, verrà relegato a lavori estremamente semplici e con poco valore aggiunto. Probabilmente farà danni comunque, ma saranno contenuti.

Abbiamo poi l’Incompetente Danaroso. Il denaro non è stato guadagnato da lui. Come farebbe: è incompetente. La sua ricchezza non per merito suo: ha ereditato. La presenza di denaro rende il caso dell’Incompetente Danaroso più raro, ma di sicuro non sconosciuto.

L’Incompetente Danaroso è il classico figlio di papà.

Su due piedi mi viene in mente il figlio di Ambrosetti.

Anche l’Incompetente Danaroso è facile da indentificare, ma ha un destino più gentile di quello classico. Finché i soldi (del padre) durano, verrà trattato con riguardo. Avrà amici fedeli al denaro del genitore e ragazze e mogli che, certamente, lo sposeranno per amore.

Così come l’uranio decade in elementi più stabili, l’Incompetente Danaroso, una volta esauriti i capitali, decade nello stato di Incompetente Classico. Il denaro, pero’, tende a sparire piu’ velocemente degli elettroni dell’uranio, quindi è possibile osservare il fenomeno di decadimento quasi in tempo reale.

Voi forse non ve ne siete accorti, ma abbiamo comunque scoperto uno dei caratteri dell’Incompetente Perfetto.

Una condizione necessaria ma non sufficiente.

L’Incompetente Perfetto deve essere danaroso.

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Come farsi pagare quando non sei Ambrosetti

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Ambrosetti era brillante, unico e penso irripetibile.

Prendeva tutta la faccenda dell’essere un fiduciario con un senso dell’umorismo che non ho mai riscontrato in nessun altro.

“Sono tutte cazzate” era una frase che diceva spesso.

Come per tutte le cose, c’era un prezzo da pagare: una moglie distaccata, intenta a spendere soldi, ed un figlio idiota.

Nonostante le tante opportunità aperte da tutto quel denaro, il giovane Ambrosetti era il classico figlio di papà pirla. Fallito negli studi, sempre a rischio di essere bocciato quando adolescente, non si era mai laureato. Non in una univerità vera, comunque.

Ambrosetti aveva poi pagato per fargli avere anche il pezzo di carta.

I suoi commenti sul figlio erano molto espliciti e la mancanza di rispetto era reciproca. Papà Ambrosetti, però, assicurava al figlio che ci sarebbe sempre stata una Porche con il pieno a disposizione, quindi tutto andava bene.

Ambrosetti non sembrava curarsene. Era comunque contento.

Di tutte le genialate, la commissione “matrimonio per l’amante” è stata la cosa più interessante che io gli abbia visto fare.

Gli altri, i mortali, quelli come me, devono ricorrere a metodi più ortodossi per farsi pagare: commissioni ufficiali e, se proprio si deve, consulenze.

Può succedere che la legge imponga dei limiti a quanto un agente (come noi fiduciari) possa essere pagato. Un fondo ha diversi compartimenti ed il mio emolumento può arrivare solo da alcuni di questi. A volte il compartimento che mi spetta è un po’ troppo piccolo per i miei gusti.

Non c’è problema.

Quello che si fa in questi casi è di organizzare un bel contratto di consulenza.

La prossima volta ve ne presenterò alcuni esempi.

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Sesso e commissioni: i clienti cosa dicono?

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Riassunto: Ambrosetti aveva usato i soldi degli altri per finanziarsi il piacere di trombarsi una delle sue tante amanti. I soldi erano arrivati da commissioni che lui aveva ottenuto dai fondi dove aveva piazzato il capitale dei suoi clienti. Visto che Ambrosetti, come tutti i fiduciari, aveva in testa il suo reddito, il denaro era stato messo in fondi pessimi. I fondi pessimi sono quelli che garantiscono commissioni più alte ai fiduciari.

Alla fine i clienti ci avevano perso 140 mila euro.

Certo, sarebbe legittimo chiedersi: ma il cliente non si è incazzato. Quello che ha perso i centoquaranta testoni. Qui sta il bello del gioco: non si tratta di un cliente solo. Abbiamo a che fare con parecchi clienti, ognuno dei quali, ha investito non piu’ del 2 per cento del proprio capitale.

Immaginate di essere il cliente Pippo. Pippo ha evaso un milione e lo ha affidato ad Ambrosetti. Ambrosetti, che ha i suoi bisogni erotici, investe il 2 per cento di quel milione, cioè 20 mila euro, nel fondo dell’incompetente. Fa la stessa cosa con parecchi di altri clienti finchè non raggiunge i 2 milioni desiderati. Dopo due anni i 20 mila euro di Pippo hanno perso millequattrocento euro (il 7 per cento di 20 mila). In realtà hanno perso un po’ di piu’, perché ci sono state tutta una serie di commissioni aggiunte dalle banche, ma per l’amore del discorso diciamo sette per cento. Quei 1’400 euro su un milione contano come lo 0,14%. Pippo non si è neanche accorto di aver perso i soldi.

Ammettiamo invece, che se ne fosse accorto, e che avesse contattato Ambrosetti per chiedere le ragioni dell’investimento.

È improbabile che Ambrosetti avrebbe risposto: “Dovevo trombarmi l’amante, una vera macchina da sesso.”

Ci sarebbe stata la classica risposta: “Il fondo sembrava promettente. Comunque, come vede, non ho voluto rischiare troppo. Ho investito solo una piccola parte del capitale e ho chiuso la posizione quando ho visto che il titolo non andava da nessuna parte. Non ha fatto danni permanenti.”

Funziona sempre.

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Sesso e Commissioni (Parte 4, o perché noi fiduciari siamo dei santi)

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Facciamo una cosa noiosa.

Facciamo qualche conto.

Ambrosetti ha usato 2 milioni di euro di soldi non suoi per garantirsi per qualche mese in più i servizi di una delle sue tante amanti.

Servizi straordinari, certamente, ma ne è valsa veramente la pena?

Come ne sono usciti i vari attori di questa commedia.

I 2 milioni girati da Ambrosetti al fondo di investimento non finiscono nelle mani di un gestore qualsiasi. Il gestore è, in realtà, un incompetente come pochi: 10 anni che insiste a fare la stessa cosa anche se questa cosa non ha mai fatto altro che perdere soldi.

Nei due anni previsti dal “contratto”, il fondo perde il 7 per cento con un mercato che, nello stesso periodo, sale del 25 per cento. Come ho detto: il gestore è un incompetente, quindi nessuna sorpresa.

Traduciamo tutto in soldi.

I clienti: danno i due milioni alla fiduciaria. Tasse evase sui due milioni: 853 mila euro.

Perdita del capitale (7 per cento di 2 milioni): -140 mila euro. Altri costi (banche, avvocati, imposte varie): 60 mila euro. Mettiamo tutto insieme:

Perdita 7%: – 140,000

Costi: – 60,000

Tasse Evase + 853,000

Bilancio: +653 mila euro. I clienti fanno un profitto.

Ambrosetti: spende 35 mila euro, ne guadagna 60 mila in commissioni dal fondo e continua a trombarsi l’amante. Senza dubbio, il vero vincitore.

L’incompetente: Si tiene 40 mila immeritatissimi euro generati in due anni dalle commissioni del fondo.

Son tutti felici.

In realtà noi fiduciari siamo dei santi.

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Sesso e commissioni (parte 3)

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Dove eravamo rimasti?

Ambrosetti mi disse: “Voglio che la ABC123 – la compagnia gestrice di fondi a cui pochi davano soldi – mi procuri qualcuno che sposi Natalia. Pagherò il marito diecimila euro. L’unica cosa che deve fare quest’uomo è presentarsi alla cerimonia. Mi prenderò cura del ristoraten e pagherò per il pranzo, l’abito bianco ed i festeggiamenti. Poi il marito potrà tornare a nascondersi nel buco da dove è apparso.”

“Sei pazzo – gli dissi – non accetteranno mai.”

“Hanno già accettato.”

Ricordo che rimasi senza parole. Non dissi niente per almeno trenta secondi.

“Cosa vogliono in cambio?”

“Un paio di milioni sul portafoglio di quello sfigato per almeno un paio d’anni. Si può fare.” Lo sfigato era uno dei soci della compagnia. Un uomo che perdeva soldi e capitali da anni.

“Alle solite condizioni?”

“Ovvio. Mi prendo l’uno e mezzo per cento all’anno. Quindi in due anni 60 mila euro. Mi ripago dei costi e ci guadagno qualcosa.”

“E se lui, il marito, se la vuole trombare?”

“È il marito. E Natalia è una gran bella figa. Buon per lui. A me basta che lei sia a disposizione.”

Ambrosetti sa come essere romantico.

Il commerciale del fondo senza speranza aveva un lontano cugino, un tizio superpalestrato e squattrinato, che avrebbe potuto fare la parte dello sposo.

La cosa fu fatta per bene. I due vennero fatti incontrare e vennero pure prese delle foto.

Il matrimonio venne celebrato in Italia, in una bella chiesa medioevale a Volterra, un bel sabato di luglio. Una quarantina d’invitati. Abito bianco e ristorante godereccio. Servizio fotografico di qualità. Ambrosetti voleva essere sicuro che tutto apparisse genuino, in modo da non avere discussioni con le autorità italiane.

La giornata gli era costata, tra compenso per il lontano cugino del commerciale e i festeggiamenti, intorno ai 35 mila euro. Era ancora in profitto.

Natalia ottenne il suo visto e, per quel che ne so, non rivide mai più il marito.

Luigi, tra un’amante e l’altra, vide ancora Natalia per un annetto. Forse qualcosina di meno. Poi i due andarono per la loro strada.

Al termine dei due anni Ambrosetti ritirò i due milioni. Anche per i suoi bassissimi standard, il fondo faceva così schifo che andava a violare la quarta condizione: quanto rende al cliente?

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Sesso e commissioni (parte 2)

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Ambrosetti, un uomo che cambiava amanti allo stesso ritmo con cui si cambiava d’abito, s’era fissato con una ragazza: Natalia.

Non voleva sposarla e certamente non se n’era innamorato. Quello che voleva mantenersi era, a sentire lui, un sesso impareggiabile, mai visto, roba da divinità greca, cose che neanche nei porno… Luigi avrebbe potuto continuare con le sue descrizioni per ore e ore.

La soluzione al problema di Ambrosetti richiedeva che Natalia, una cittadina ucraina, ottenesse un visto di lunga durata, meglio ancora permanente. In Svizzera on in Italia.

Luigi ne parlò con me un giorno di primavera.

“Natalia ha bisogno di un visto.”

“Trovale un lavoro.”

“Qualcosa di più permanente?”

L’essere umano in me, in quel momento prese il sopravvento: “La vuoi sposare?”

Fui subito rassicurato. Luigi rise. Rise di cuore.

“Non dire stronzate. Voglio che qualcun altro la sposi.”

Conosco Ambrosetti da decenni, è stato il mio mentore, ma quando penso che l’uomo non è più in grado di sorprendermi, ecco che mi soprende. Feci la mia miglior faccia perplessa: “Prego?”

Ambrosetti mi spiegò il suo piano. Era un’idea astuta e redditizia. Un’ulteriore prova, se ce ne fosse mai bisogno, che tira più un pelo di figa che un carro di buoi.

Luigi aveva già accennato la cosa ad un commerciale di sua conoscenza. Il commerciale non era stato scelto a caso. Si trattava di un venditore mediocre che doveva piazzare un fondo impossibile da vendere: un portafoglio gestito da un perfetto incompetente. Da anni il fondo andava solo in una direzione: giù.

Di conseguenza, era un qualche anno che questo portafoglio perdeva capitali. Gli azionisti esistenti erano in fuga e nessuno era più disposto a metterci soldi.

Uno dei pochi a rimanere investito era Ambrosetti. Lui rimaneva, perchè ormai si era assicurato quasi tutte le commissioni generate dal fondo, persino una parte delle commissioni sui profitti. A dire il vero, quelle sui profitti non le aveva mai incassate, perché il fondo di profitti non ne faceva proprio. Il gestore definiva la politica di investimento del fondo come neutrale rispetto il mercato. In un certo senso, non era una balla. Quel portafoglio era davvero neutrale rispetto al mercato: qualunque cosa avesse fatto il mercato, il fondo avrebbe perso soldi. Generalmente, ogni anno da parecchi anni, il fondo perdeva tra l’uno ed il tre per cento del suo valore.

Persino qualche cliente di Ambrosetti se n’era accorto e aveva chiesto di chiudere la posizione.

All’apparenza non c’era più molto che potesse essere estratto da quel fondo.

Un qualunque fiduciario avrebbe raggiunto quella conclusione e avrebbe chiuso tutte le posizioni.

Luigi Ambrosetti non era uno qualunque.

Rimaneva la possibilità di pagamenti in natura: “Voglio che mi procurino qualcuno che sposi Natalia”.

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Sesso e commissioni (parte 1)

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La quantità di commissioni che riesco ad ottenere dipende da fattori interni (di cui abbiamo parlato l’altra volta) e fattori esterni.

Il vantaggio dei fattori interni è che, di solito, garantiscono una qualche forma di controllo.

La realtà dei fatti è che, a differenza di quello di cui il gestore medio è fermamente convinto, il mondo non gira intorno a noi. Ci sono dei fattori esterni su cui non abbiamo nessun dire e certamente nessun controllo.

L’anno sta andando male perché la crisi del millennio è in corso. I capitali stanno fuggendo? I miei (vostri) soldi costano di più.

L’Italia fa l’ennesimo ed ultimo (è sempre l’ultimo) condono fiscale?

“Signori, lo sapete, i tempi sono duri… I capitali stanno rientrando nei paesi di origine…” Bla, bla, bla. I miei introiti salgono.

Il segreto bancario va in soffitta?

Apriti cielo! Questo si che farà salire i prezzi.

Almeno per noi comuni mortali con intelletto medio, c’è sempre qualche scusa buona, qualche opportunità semplice da indenticare per tirare su sulle commissioni.

Ci sono anche i geni, però. Questi esseri celesti camminano tra di noi, ma noi ne rimaniamo ignari e continuiamo a vivere le nostre vite inconsapevoli della folgorante potenza di chi magari ci sta accanto.

Ambrosetti era un genio.

Su questo non ho dubbi.

Lui era riuscito a farsi pagare in natura.

Ambrosetti era tante cose: prima di tutto fiduciario, poi, in quest’ordine, juventino, padre disinteressato e marito.

Ambrosetti era un gran cornificatore ma non avrebbe mai divorziato dalla moglie. Non ci avrebbe mai pensato.

Non per amore: per abitudine. Era abituato ad averla intorno.

Luigi Ambrosetti non si sarebbe tirato indientro di fronte alla possibilità di una sveltina e, di sicuro, non avrebbe tirato su il naso di fronte alla possibilità di una scopatina veloce, di una bottarella e via. Le sue preferenze, però, tendevano all’amante di breve o medio periodo: diciamo tra i tre ed i sei mesi.

“Mi permette di provare piu’ cose”, diceva.

Quasi tutte le sue amanti erano tra i 25 ed i 30 anni, alcune dall’Est Europa, la maggior parte dall’Ucraina e dalla Russia, regioni per le quali aveva un debole.

Sulla durata di queste relazioni, Ambrosetti era molto disciplinato. Non voleva che l’amante si facesse delle illusioni.

Raggiunto il tempo massimo, le scaricava.

Spesso trovava loro un lavoretto a Lugano e dintorni, in modo che potessero rinnovare almeno una volta il visto di residenza in Svizzera. Alla fine era un accordo che soddisfaceva entrambe le parti.

Ambrosetti non era bellissimo e nemmeno giovanissimo, ma si teneva in forma ed era molto ricco. Sapeva come spendere quei soldi sulle sue amanti.

A questo metodo provato e di successo c’era stata un’eccezione. Per amore della conversazione chiameremo l’eccezione con un nome che tutti noi associamo con la Russia: Natalia.

Bionda, magra ma di seno travolgente, aveva conquistato Luigi come nessuno prima.

Innamorato?

No. No era roba per Luigi. Dubito che Ambrosetti si sia mai innamorato di nessuno, inclusa la moglie.

“Marco” mi diceva “io una roba del genere a letto non l’avevo mai vista. Su. Giù. Seduti, all’aperto, una sveltina in Chiesa. Mi tira sempre.”

Tutto questo sesso grandioso lo tentava a rompere le sue stesse regole. Natalia passò i sei mesi di relazione e raggiunse i dieci. Il sesso rimaneva imbattibile.

La parte pratica di Ambrosetti, però, cominciava a fare la voce grossa.

Continuare sarebbe potuto diventare pericoloso.

Natalia avrebbe potuto farsi illusioni.

Tutti quei pompini avrebbero avuto un prezzo.

Luigi era come stregato. Sapeva di doversi liberare della donna. Non voleva farlo.

Natalia ci contava.

Quando, con uno sforzo sovrumano, Luigi le aveva offerto il solito lavoretto libera amante, lei aveva rifiutato.

“Piuttosto”, disse, “me ne torno in Russia.”

E glielo diceva mentre aveva le sue mani tra le sue coscie.

Ambrosetti voleva tenere Natalia ancora un po’ intorno, ma voleva anche un modo di distaccarsi nel momento e nei modi che avrebbe deciso lui. Sapeva che prima o poi quel momento sarebbe arrivato.

Solo non ora.

Ambrosetti, ideò un piano.

Geniale.

Aveva solo bisogno del sogno proibito di ogni fiduciario: il perfetto incompetente.

Lui ne aveva uno.

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I primi clienti della Spizzi

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Ci sono situazione dove l’idea di un imprenditore è così buona, così in armonia con i tempi che i clienti vengono da soli. È come se stessero solo aspettando che qualcuno, finalmente, si decidesse ad offrire quel servizio. Facebook? Un prodotto che pesca nella nostra naturale vanità, nel bisogno di far sapere agli altri quanto siamo belli e felici. Geniale.

Il mio settore di competenza è diverso: ha a che fare con i soldi degli altri.

Procurarsi i clienti è più complicato. Richiede più tempo. Nel mio caso richiede anche discrezione.

La prima cosa di cui preoccuparsi quando si apre una fiduciaria é quindi: dove trovo i miei clienti. Nel mio caso la risposta mi stava di fronte al naso: “Rubali al tuo datore di lavoro”, cioé sposta la loro alleanza da Ambrosetti alla Spizzi.

Non è qualcosa che succede da un giorno all’altro.

La verità è che tutti noi, quando abbiamo a che fare con i nostri soldi e cominciamo a giocare con l’idea di investirli da qualche parte, tendiamo ad essere relativamente pigri.

Ci abituiamo alla nostra banca, per esempio. Anche se altre banche offrono condizioni migliori, è molto difficile che il cliente medio sposti il suo denaro.

Nei casi più comuni, il non muoversi è ragionevole. Spesso, spostare i propri risparmi da un posto all’altro, finanziariamente, non fa molto differenza.

Se il vostro portafoglio è composto da un conto corrente e magari un paio di buoni del tesoro, essere con la banca X, piuttosto che con la banca Y non crea grandi scompigli. Magari finite per risparmiare 30 euro in un anno. Trenta caffè.

Chi se ne frega.

Finché si tratta di una manciata di euro, questa inerzia non è un problema. La faccenda diventa seria quando il non fare nulla può portare a situazioni più gravi.

La banca sta per affondare? L’acqua deve aver passato il ponte più alto per spingerci a muoverci.

Qualcosa di simili succede anche con le fiduciarie.

Il cliente si affeziona al suo fiduciario. Letterlamente: si fida e gli racconta i fatti suoi.

Quando poi il cliente ha la coscienza vagamente sporca, perchè ha fatto il monello con la sua dichiarazione delle tasse, questo attaccamento diventa ancora più forte. Perché spostarmi da un’altra parte, quando questo fiduciario ha tenuto nascoste le mi marachelle così bene?

Il legame che si forma tra fiduciario e cliente è molto molto difficile da rompere.

Così, mano a mano che Ambrosetti mi lasciava maggior spazio ed autonomia con i suoi clienti, io spostavo la loro fiducia da lui verso me.

Tre anni di “spostamenti”.

Quando tutte le pratiche per la nuova fiduciaria erano pronte, io, la mia clientela, l’avevo già.

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Il passaparola

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La Spizzi non fa pubblicità. Immagino capiate il perché: “Spizzi Sa. Dove le vostre tasse evase saranno al sicuro dalle grinfie dell’esattore.”

Non funzionerebbe.

Messaggio allettante, ma difficile da far vedere alla televisione o su internet.

Il settore in cui opero richiede un approccio più discreto. Nella mia area, la pubblicità può essere controproducente.

Per fortuna esiste il passaparola. La maggior parte dei clienti della Spizzi sono stati trovati grazie alla raccomandazione di un altro cliente.

Una volta trovati i primi clienti – quelli che ho portato via ad Amobrosetti – il passa parola è stato più che efficace.

Grazie a questo metodo, nei nostri uffici si sono presentati tutta una serie di personaggi provenienti da diverse parti del nostro piccolo pianeta.

Dobbiamo partire dal fatto che la Spizzi offre un servizio richiesto ovunque: quello di nascondere i soldi.

È un po’ come gestire una casa funeraria: ci sarà sempre bisogno di qualcuno come noi.

Come dicono gli americani, al mondo ci sono solo due certezze: la morte e le tasse. Le case funerarie si occupano della prima. A noi rimangono le seconde.

Il passaparola, nei casi comune, ci fa conoscere i vicini dei nostro clienti. Gente che abita nella stessa zona. A volte ci imbattiamo in casi più esotici e, il passaparola, riesce a farci incontrare persone da posti molto lontani.

Per esempio, uno dei nostri clienti di Como ci ha introdotto ad una sua cugina, una dentista di Varese. Fin qui il salto è piccolo. La dentista, a sua volta, ha parlato di noi alla sua zia che era sì di Varese, ma che che si era trasferita in Kenya quando aveva 25 anni. Doveva rimanere in Africa per pochi mesi, mi ha poi raccontato, ma ha finito per mettere in piedi un’attività alberghiera ed ora vive in Kenya da piu’ di 30 anni. Le tasse che evade le gira a noi. A sua volta la zia varesina in Kenya ha continuato il gioco del passaparola e ci ha fatto conoscere i nostri primi due clienti genuinamente da quel continente.

Si tratta di due imprenditori, uno che opera nella vendita della frutta sul mercato internazionale ed il secondo che organizza vacanze in Kenya per turisti stranieri. Il primo dei due ha un’impresa notevole, un po’ fuori dai nostri standard. Si parla di quasi mille dipendenti ed un’attività che esporta frutta fresca via aerea in diversi paesi europei e del medio oriente. Un sacco di tasse non pagate.

È un cliente che ci piace in particolar modo: l’attività è legittima ed in continua crescita, quindi i soldi continueranno ad arrivare. In più, tra Kenya e Svizzera non ci sono discussioni sul segreto bancario, quindi i loro soldi qua da noi sono particolarmente al sicuro.

Dovesse il canale italiano cominciare ad inaridirsi, è un fatto che fa ben sperare per il futuro.

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