La commissione più bella

Di tutte le commissioni che un fondo può creare, quella più bella è quella che spetta a me.

Come si chiama? Il nome, è una formalità – quello che conta è la cifra che arriva sul mio conto – ma visto che avete chiesto…

Come per molte altre cose nel mondo finanziario, il nome di una commissione va dato in inglese. L’inglese ha il grande vantaggio di confondere le acque e di dare quel tocco in più. Questo costo sostenuto dal fondo – e incassato da gente come me – viene chiamato placing agent fee. Se preferite: commissione per quello che ci porta i soldi degli altri.

C’é chi storce al naso di fronte alla possibilità di pagare soldi a chi agisce come tramite tra l’investitore ed il fondo in cui egli investe. D’altra parte, si ragiona, questa persona è già retribuita dall’investitore. Perchè il risparmiatore/evasore deve pagare due commissioni per lo stesso investimento. A parte il fatto che l’investitore paga molto di più che due commissioni, io rispondo, in inglese: why not? Insomma, perché farti pagare una commissione, quando posso fartene pagare due o più?

C’é anche chi obietta che questo costo introduce un grave conflitto d’interesse per il fiduciario. Egli potrebbe essere interessato ad investire solo in quei fondi che gli garantiscono maggior introiti, invece che decidere in base al migliore interesse del cliente.

Nooooooo.

Ma quando mai?

Alcuni legislatori preferiscono non avere una commissione del genere e hanno provato a fare qualcosa a riguardo. Hanno provato ad abolirla.

È uno di quei casi dove il settore pubblico fa davvero tenerezza.

Per rimanere nello spirito anglosassone alla richiesta di abolire la comissione per i procacciatori, io rispondo: no problem.

Per usare un classico: fatta la legge, trovato l’inganno.

C’è una commissione di gestione dell’uno per cento ed una per il fiduciario dello 0,70% per cento e al legislatore non piace?

Al legislatore si obbedisce e, senza indugio, lo 0.70% scompare dai costi del fondo.

Non badate all’altra commissione che, nel frattempo, è salita dello 0.70%. È solo una coincidenza.

Che?

Vi aspettavata di pagare di meno?

E non state lì a lamentarvi. L’uno e settanta per cento non è neanche male. Un investitore si può ragionevolemte aspettare di pagare almeno (almeno) il 2 per cento del proprio capitale ogni anno in commissioni.

Voi direte: capiamo. La commissione tua è la migliore e non c’è verso che non ti venga pagata. Potevi almeno limitarti a parlare dei soldi che spettano a te, invece che entrare nel dettaglio di tutte quelle altre commissioni.

Beata ignoranza.

Pensate che quella per il fiduciario sia l’unica fetta che mi spetta?

In verità in verità vi dico che la commissione per il fiduciaro è solamente un minimo. I soldi veri che vengono pagati alla Spizzi o ad un’altra fiduciaria sono di solito di più.

Le commissioni non sono compartimenti fissi. Quello che è mio è mio e quello che è tuo è tuo.

Le commissioni sono come le camere stagne del Titanic. L’acqua può tranquillamente muoversi da una zona all’altra della nave.

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L’ingrediente segreto per fare profitto

La Spizzi alloca i soldi dei propri clienti quasi esclusivamente in fondi d’investimento.

Lo facciamo perché in questo modo riusciamo a massimizzare il nostro profitto. Non ci sono altre motivazioni. Facciamo più soldi girando i soldi degli altri a gestori (meglio se non bravissimi) di fondi di investimento.

Il possibile guadagno che può fare il cliente è assolutamente secondario. Il cliente deve guadagnare quel minimo necessario per non farlo scappare. Tutto il resto deve venire a me.

Il metodo migliore è trovare il gestore che possa permettere alla Spizzi di fare il maggior profitto.

Un gestore che risponde a queste caratteristiche, come vedremo, non è un gestore bravissimo. Spesso, anzi, è scarsino.

Ovviamente, quello che finiamo per dire ai clienti è un po’ diverso.

La tiritera che usiamo per giustificare la nostra politica d’investimento è questa: “Un fondo garantisce una buona diversificazione… bla, bla, bla”, “anche un piccolo investimento dà accesso non ad un singolo titolo, ma, spesso, a centinaia… bla, bla, bla”.

Non fatevi ingannare dall’ironia sottostante. Il ragionamento ha delle basi solide, anche se poi non racconta tutta la verità sui fattori che ci fanno scegliere un fondo piuttosto che un altro.

La diversificazione è imprescindibile da ogni investimento che voi vogliate fare.

Voi, folli, potreste anche scegliere di investire in singole obbligazioni o azioni. Sbagliereste.

La cronaca è piena di storie che illustrano senza ombra di dubbio, perché questa sia una pessima idea.

La Parmalat fallisce e tutti, ma proprio tutti ci perdono soldi. Se i vostri risparmi erano tutti investiti in azioni Parmalat voi avete perso tutto.

Se le vostre azioni Parmalat erano una componente di un portafoglio dove pesavano il 3 per cento, voi avete perso il tre per cento.

Triste.

Ma non un dramma.

La stessa cosa puo’ succedere con le obbligazioni.

Pensate che le obbligazioni siano piu’ sicure? Dipende sempre da chi le emette.

Il governo Argentino è fallito in più occasioni: è un po’ un hobby per quel governo. C’è che gioca a golf e chi non paga i suoi debiti. I gusti sono gusti.

Esattamente come per le azioni Parmalat, se i vostri risparmi erano stati usati per comprare obbligazioni argentine, li avreste persi. Punto.

Avreste potuto versare tutte le lacrime amare di questo pianeta, ma i vostri soldi non sarebbero tornati o riapparsi per magia.

Se aveste investito in un fondo che compra obbligazioni da tutto il mondo avreste perso solo una frazione del vostro investimento.

La diversificazione è la cosa migliore che un fondo possa garantire.

Al di là di tutte le scemate che vengono scritte per cercare di vendere un fondo, la diversificazione è senza dubbio uno dei grandi pregi. Paradossalmente, non viene quasi mai menzionata. Questo perché la diversificazione serve a contenere le perdite, ma mette un freno anche ai possibili profitti. Nessun gestore che si rispetti menzionerebbe il fatto che sta mettendo dei freni ai vostri profitti, anche se è per il vostro bene.

Non sono palle. La diversificazione è fon-da-men-ta-le.

Questo fatto innegabile non può nascondere un secondo fatto altrettanto innegabile: noi non investiamo i vostri soldi per proteggere i vostri risparmi o per far fare soldi a voi.

Noi investiamo i vostri soldi per garantirci un profitto. Il modo in cui ci garantiamo questo profitto è attraverso le commissioni ed i fondi di investimento sono macchine per creare commissioni.

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Le quattro domande fondamentali per gestire i soldi degli altri

Come investire i soldi degli altri?

Un discorso onesto deve partire dall’ammontare di rischio che un cliente è disposto ad affrontare.

Il miglior modo di contenere il rischio passa attraverso la diversificazione: mai mettere tutte le uova nello stesso paniere.

Oltre alla diversificazione, si devono considerare le situazioni contingenti. Investire nell’Italia di Salvini e Dimaio, probabilmente non è una buona idea. Meglio aspettare che rovinino l’economia e comprare a prezzi più bassi.

Queste e tante altre sono tutte considerazioni valide che chiunque sta considerando un investimento dovrebbe tenere presente.

Tenere conto di tutto è impossibile, anche per i più esperti. Un imprevisto può scombussolare i piani pensati dagli esperti. Per uno che esperto non è, poi, c’è sempre il rischio di perdersi in un labirinto di domande senza una facile risposta.

Bisogna saper riconoscere i propri limiti. Se non si capisce in cosa si sta investendo, è meglio non metterci i propri soldi.

Bisogna essere onesti con se stessi. Si deve avere molto chiaro in testa quelli che sono gli obiettivi.

La domanda fondamentale per un fiduciario è: cosa si vuole ottenere investendo i soldi degli altri?

Personalmente, preferisco tenere le cose semplici.

Negli anni, un po’ come per tutti i miei colleghi, il mio metodo per investire i soldi degli altri (i vostri soldi) si è concretizzato intorno a quattro semplice domande.

A queste domande io devo essere in grado di rispondere in modo chiaro. Non ci devono essere dubbi.

Ogni volta che mi trovo di fronte ad una possibile decisione di investimento mi impongo di rispondere alle miee quattro domande.

Senza eccezioni.

Bisogna essere molto disciplinati quando si investono i soldi degli altri.

Le quattro domande sono:

  1. Io quanto ci guadagno?

  2. Io quanto ci guadagno?

  3. Io quanto ci guadagno?

  4. Il cliente quanto ci guadagna?

Uno potrebbe aggiungere una postilla a queste quattro condizioni: siamo sicuri che, se guardiamo un po’ più a fondo la Spizzi non riesca a guadagnarci ancora un po’.

La Spizzi alloca i soldi dei propri clienti quasi esclusivamente in fondi d’investimento con lo scopo di massimizzare il proprio guadagno. Quello del cliente è secondario. Un minimo bisognerà darglielo.

L’arte del fiduciario sta nel capire dove si trova quel minino. Se il cliente non guadagna abbastanza, potrebbe anche andarsene. Se guadagna oltre quel minino, il profitto della fiduciaria potrebbe risentirne.

Il guadagno del cliente deve essere vincolato dal guadagna della Spizzi. Il cliente non può fare soldi (con i suoi soldi) a spese mie.

Ci mancherebbe.

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I primi clienti della Spizzi

Ci sono situazione dove l’idea di un imprenditore è così buona, così in armonia con i tempi che i clienti vengono da soli. È come se stessero solo aspettando che qualcuno, finalmente, si decidesse ad offrire quel servizio. Facebook? Un prodotto che pesca nella nostra naturale vanità, nel bisogno di far sapere agli altri quanto siamo belli e felici. Geniale.

Il mio settore di competenza è diverso: ha a che fare con i soldi degli altri.

Procurarsi i clienti è più complicato. Richiede più tempo. Nel mio caso richiede anche discrezione.

La prima cosa di cui preoccuparsi quando si apre una fiduciaria é quindi: dove trovo i miei clienti. Nel mio caso la risposta mi stava di fronte al naso: “Rubali al tuo datore di lavoro”, cioé sposta la loro alleanza da Ambrosetti alla Spizzi.

Non è qualcosa che succede da un giorno all’altro.

La verità è che tutti noi, quando abbiamo a che fare con i nostri soldi e cominciamo a giocare con l’idea di investirli da qualche parte, tendiamo ad essere relativamente pigri.

Ci abituiamo alla nostra banca, per esempio. Anche se altre banche offrono condizioni migliori, è molto difficile che il cliente medio sposti il suo denaro.

Nei casi più comuni, il non muoversi è ragionevole. Spesso, spostare i propri risparmi da un posto all’altro, finanziariamente, non fa molto differenza.

Se il vostro portafoglio è composto da un conto corrente e magari un paio di buoni del tesoro, essere con la banca X, piuttosto che con la banca Y non crea grandi scompigli. Magari finite per risparmiare 30 euro in un anno. Trenta caffè.

Chi se ne frega.

Finché si tratta di una manciata di euro, questa inerzia non è un problema. La faccenda diventa seria quando il non fare nulla può portare a situazioni più gravi.

La banca sta per affondare? L’acqua deve aver passato il ponte più alto per spingerci a muoverci.

Qualcosa di simili succede anche con le fiduciarie.

Il cliente si affeziona al suo fiduciario. Letterlamente: si fida e gli racconta i fatti suoi.

Quando poi il cliente ha la coscienza vagamente sporca, perchè ha fatto il monello con la sua dichiarazione delle tasse, questo attaccamento diventa ancora più forte. Perché spostarmi da un’altra parte, quando questo fiduciario ha tenuto nascoste le mi marachelle così bene?

Il legame che si forma tra fiduciario e cliente è molto molto difficile da rompere.

Così, mano a mano che Ambrosetti mi lasciava maggior spazio ed autonomia con i suoi clienti, io spostavo la loro fiducia da lui verso me.

Tre anni di “spostamenti”.

Quando tutte le pratiche per la nuova fiduciaria erano pronte, io, la mia clientela, l’avevo già.

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Il segreto bancario e la pace nel mondo

Un aspetto piacevole dell’essere un fiduciario nella città di Lugano è il consistente e continuo appoggio della stampa locale.

I giornalisti sono i nostri cavalieri pronti a caricare sul loro bianco destriero.

Ogni qual volta c’é un qualche attacco al segreto bancario, la stampa locale insorge.

Di solito la protesta si concentra sulle libertà costituzionali violate e sulle interferenze dello stato nella vita delle persone. .

Nonostante la strenua difesa della stampa (e dei fiduciari), il segreto bancario elvetico, almeno per i non residenti, sta cambiando.

La stampa fa del suo meglio, cercando di raccontare e spiegare perché questo è un male per la Svizzera.

La maggior parte di voi penserà: è un male perché gli evasori metteranno i soldi da qualche altra parte ed addio a commissioni e tasse sulle commissioni.

Come siete cinici.

Da noi si leggono parecchi editoriali sul perché e per come il segreto bancario andrebbe mantenuto o rinforzato.

Una delle storie più belle che ho letto è geniale. Sarebbe in grado di spiegare i trasferimenti di capitale all’estero ad un fanciullo.

La storia racconta di un bambino, Italo, che mette da parte i suoi piccoli risparmi nel suo salvadanaio a forma di maialino. La mamma cattiva, però, porta sempre via parte di quei soldini ogni volta che è a corto di spiccioli.

Il bambino ha un amico, Franco, che ha una bella stanza con un armadio con tanto spazio ed una mamma che non guarda mai nell’armadio.

Italo chiede a Franco se può tenere il suo maialino nel suo Armadio.

Per un soldino Franco glielo lascia fare.

La voce si sparge.

Maria, che sta mettendo da parte i soldi per un regalo per la sua mamma, ma non vuole che lei lo sappia, chiede anche lei un posto sullo scaffale. Paga il suo soldino e lascia lì il suo maialino.

Tutti si fidano di Franco, perchè è molto onesto e sanno che, a parte il soldino che gli spetta, non toccherà o ruberà mai i soldi che gli vengono affidati.

La storia dei fanciulli, viene arricchita anche da esempi reali. Per esempio si racconta di possibili perseguitati in paesi sotto governi autoritari che cercano un posto sicuro per i loro averi per proteggerli dalle mani rapaci di governanti corrotti e violenti.

Si racconta anche di società che hanno un motivo legittimo per nascondere la proprio identità. Immaginate una compagnia che venda servizi di traduzione e due governi in guerra tra loro.

Insomma: il segreto bancario come una via per la pace nel mondo.

Adoro i nostri giornalisti.

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Le mie (poche) linee invalicabili

Credo di aver reso chiara la mia idea che, per qualsiasi altra impresa, bisogna saper distinguere tra cliente e cliente.

Alcuni clienti sono accettabili altri bisogna evitarli.

Colonnelli congolesi a noi ne è capitano giusto uno – la gente di quelle parti preferisce Ginevra dove si parla francese – ma di tanto in tanto il burocrate o militare di una qualche dittatura o quasi dittatura ci raggiunge al nostro indirizzo.

La provenienza del denaro di questa persone non è mai veramente chiara. Meglio: non è mai pubblicamente chiara. Privatamente sappiamo tutti da dove arrivano.

In fondo, il nostro imprenditore (ed evasore) della Brianza ottiene i suoi soldi dalla sua fabbricchetta che si è messo in piedi da solo o che i suoi genitori gli hanno passato. Roba semplice, legale e rintracciabile. Certo: evade le tasse, ma il denaro non è frutto di qualcosa di sinistro o di per sè illegale.

Sfumature di grigio, direte voi? Ladro uno, ladro l’altro. Probabile, ma preferisco almeno eliminare la possibilità di una provenienza brutale. Diciamo che la mia coscienza si ferma al sopruso fisico.

Quando si ha a che fare con pubblici ufficiali che lavorano per un qualche regime autoritario, non sai mai dove ti trovi. Molta di questa gente acquisisce la proprietà di imprese in modi più che discutibile. Quindi anche se la loro ricchezza è apparentemente legale, la loro provenienza ne indebolisce le fondamenta.

Cinicamente, il benessere di questi militari e burocrati dipende dalla solidità del regime che li sta pagando.

Certo, dovesse il regime cadere, loro possono sempre scappare e rifugiarsi qui da noi vivendo di quello che hanno depositato presso le nostre banche.

In quei casi in cui il regime viene sostituito da un governo decente, è possibile che la nuova classe dirigente vada a caccia di tutti quei soldi rubati.

Di fronte a richieste esplicite e provate di uno stato sovrano, la magistratura svizzera agirebbe. Quei soldi verrebbero sequestrati e la fiduciaria che li ha accettati finirebbe nei guai. Anche guai grossi.

Troppo rischio.

Troppa brutta pubblicità, e nemmeno i giornali ticinesi, sempre pronti a difendere il nostro settore finanziario drogato di evasione fiscale, potrebbero dire molto.

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Gli svantaggi del passaparola

Anche se non credo che il fiume di tasse evase in Italia diventerà mai secco, l’essere riusciti ad aprire un ramo “africano” è una buona notizia. Parleremo in inglese con i clienti, invece che in dialetto, ma è qualcosa con cui possiamo vivere.

Il passaparola africano non è stato così propizio in tutte le occasioni. Tra le trenta e più nazioni che se si dividono il territorio del continente africano c’è un buon numero di paesi disgraziati gestiti da élite altrettanto disgraziate.

Uno dei due clienti kenyani ha fatto il nome della Spizzi ad un colonnello congolese.

Nel momento in cui il colonnello ha varcato la soglia dell’ufficio, mi son sentito protagonista di un film.

Il colonnello era un uomo alto, forse un metro e novanta, piuttosto robusto. Il viso cominciava ad arrotondarsi, ma aveva ancora il fisico di un soldato che ha visto delle battaglie. Diciamo che era in una fase tra addestramento duro e costante e una vita più comoda e più confortevole dove divani e tavole ben fornite cominciano a prendere il sopravvento su esercizi e disciplina.

Indossava un completo scuro ed una camicia bianca. Polsini chiaramente d’oro. Ha riso molto durante l’incontro e ha fatto ridere anche noi. Tutto sommato, un uomo piacevole.

Lo abbiamo preso come cliente?

No.

Dopo introduzione e caffè, ha sollevato la sua valigetta e l’ha aperta sulla scrivania. Da lí ha tirato fuori due sacchetti di diamanti.

Ci dice che sono la sua parte (ha usato proprio la parola parte) per il suo contributo allo sviluppo dell’industria estrattiva dei diamanti in Congo.

A quanto pare, vengono, pagati in natura.

Da quel momento in avanti, si é trattato semplicemente di trovare un modo gentile per farlo andare via. Un paio di scuse sul fatto di non avere le capacità tecniche di accettare depositi in diamante.

Gli ho però suggerito un paio di fiduciarie qui in Lugano che sarebbero stato in grado di incontrare i suoi bisogni. L’ho pure introdotto telefonicamente.

Nessuana ragione di essere scortesi.

Che ne sai? Magari un giorno passerà il nostro nome ad un normale evasore fiscale congolese.

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Il passaparola

La Spizzi non fa pubblicità. Immagino capiate il perché: “Spizzi Sa. Dove le vostre tasse evase saranno al sicuro dalle grinfie dell’esattore.”

Non funzionerebbe.

Messaggio allettante, ma difficile da far vedere alla televisione o su internet.

Il settore in cui opero richiede un approccio più discreto. Nella mia area, la pubblicità può essere controproducente.

Per fortuna esiste il passaparola. La maggior parte dei clienti della Spizzi sono stati trovati grazie alla raccomandazione di un altro cliente.

Una volta trovati i primi clienti – quelli che ho portato via ad Amobrosetti – il passa parola è stato più che efficace.

Grazie a questo metodo, nei nostri uffici si sono presentati tutta una serie di personaggi provenienti da diverse parti del nostro piccolo pianeta.

Dobbiamo partire dal fatto che la Spizzi offre un servizio richiesto ovunque: quello di nascondere i soldi.

È un po’ come gestire una casa funeraria: ci sarà sempre bisogno di qualcuno come noi.

Come dicono gli americani, al mondo ci sono solo due certezze: la morte e le tasse. Le case funerarie si occupano della prima. A noi rimangono le seconde.

Il passaparola, nei casi comune, ci fa conoscere i vicini dei nostro clienti. Gente che abita nella stessa zona. A volte ci imbattiamo in casi più esotici e, il passaparola, riesce a farci incontrare persone da posti molto lontani.

Per esempio, uno dei nostri clienti di Como ci ha introdotto ad una sua cugina, una dentista di Varese. Fin qui il salto è piccolo. La dentista, a sua volta, ha parlato di noi alla sua zia che era sì di Varese, ma che che si era trasferita in Kenya quando aveva 25 anni. Doveva rimanere in Africa per pochi mesi, mi ha poi raccontato, ma ha finito per mettere in piedi un’attività alberghiera ed ora vive in Kenya da piu’ di 30 anni. Le tasse che evade le gira a noi. A sua volta la zia varesina in Kenya ha continuato il gioco del passaparola e ci ha fatto conoscere i nostri primi due clienti genuinamente da quel continente.

Si tratta di due imprenditori, uno che opera nella vendita della frutta sul mercato internazionale ed il secondo che organizza vacanze in Kenya per turisti stranieri. Il primo dei due ha un’impresa notevole, un po’ fuori dai nostri standard. Si parla di quasi mille dipendenti ed un’attività che esporta frutta fresca via aerea in diversi paesi europei e del medio oriente. Un sacco di tasse non pagate.

È un cliente che ci piace in particolar modo: l’attività è legittima ed in continua crescita, quindi i soldi continueranno ad arrivare. In più, tra Kenya e Svizzera non ci sono discussioni sul segreto bancario, quindi i loro soldi qua da noi sono particolarmente al sicuro.

Dovesse il canale italiano cominciare ad inaridirsi, è un fatto che fa ben sperare per il futuro.

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Solo evasori di classe alla Spizzi

Un evasore italiano è, già di suo, mimetizzato nel suo ambiente naturale. È solo un evasore nascosto tra milioni di evasori. La probabilità che venga identificato é bassina.

Alla Spizzi, però, siamo gente prudente e preferiamo aggiungere il nostro tocco personale.

Giusto per essere sicuri, il conto dei miei clienti non viene mai aperto a loro nome. La procedura standard è quella di aprire una società anonima nelle Bahamas dove far confluire i soldi. La società apre un trust in una delle isole del canale della Manica. A sua volta, il trust investe in una società anomima in Delaware gestito da un avvocato americano vincolato dal mantenimento del segreto del rapporto tra cliente e avvocato. L’avvocato a stelle e strisce si occupa dell’apertura del conto in Svizzera.

Non fatevi illusioni. Con tempo e risorse anche questo meccanismo convulso è smontabile. È complicato, non invincibile.

Per tornare alla savana, il leone andrà dietro allo gnu debole, malato, isolato, ferito. I miei clienti hanno messo in piedi una struttura che li fa apparire come gnu giovani e forti nascosti al centro di un gruppo di milioni di animali.

E quando li beccano?

Poi ci sono le apparenze, che in questo caso contano molto.

Il tipico cliente della Spizzi è un imprenditore lombardo alla guida di un’azienda dove lavorano tra i 30 ed i 100 dipendenti. Non li andiamo a cercare lontano. Abbiamo qualche piemontese che vive lungo il lago Maggiore, ma la maggior parte sono residenti nella Brianza, a Como e Varese e, naturalmente, Milano.

Il nostro cliente non è uno sprovveduto. Non è uno che dichiara meno dei suoi dipendenti, ma certamente non è nemmeno uno che dichiara tutto. Una cosa che, discretamente, controlliamo è che il suo tenore di vita sia più o meno spiegabile con il reddito dichiarato allo stato.

Due Ferrari, viaggi ai tropici ogni tre mesi, figlio in qualche università americana estremamente cara e quattromila euro di reddito dichiarati? Non puoi essere un nostro cliente.

Troppo visibile.

Troppo facile da identificare.

Niente comportamente eccessivi alla Spizzi. O atteggiamenti troppo pacchiani. Gente tranquilla, con i piedi per terra.

Solo evasori di tasse di classe alla Spizzi.

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Il mestiere sicuro dell’evasore fiscale

Cento miliardi di euro evasi in Italia ogni anno.

Cento miliardi non vengono evasi da tre o quattro malfattori. Nemmeno da tre o quattromila malfattori. Parliamo di milioni di persone.

L’esattore delle tasse può avere accesso ai migliori database ed ai migliori programmi per leggere queste montagne di dati. Il segreto bancario in Svizzera può anche morire. La Guardia di Finanza o i giudici tributari possono essere tutti al 100 per cento onesti e dediti 24 ore al giorno, 365 giorni all’anno alla caccia degli evasori.

Non importa.

Non Im-por-ta.

Non ci saranno mai le risorse per andare dietro a milioni di persone.

La disonestà diffusa è una disonestà sicura.

È un po’ come gnu e zebre nelle grandi savane africane. Un singolo animale non ha speranza contro leoni, iene, cani selvaggi, ghepardi e tutti gli altri cacciatori che navigano quelle praterie. Un animale nascosto tra migliaia di altri animali migliora seriamente le possibilità di farcela.

A differenza dell’opinione di alcuni dei miei clienti più arroganti, io non metto mai in dubbio la capacità e la volontà della magistratura italiana di catturare chi evade le tasse. Se un magistrato vuole sapere tutto (ed intendo tutto) sul vostro conto nascosto in Svizzera, Singapore, le Bahamas e persino Panama, con tempo e risorse lo saprà.

Il problema sta tutto lì: tempo e risorse.

Non ce n’é abbastanza né dell’uno né dell’altro. Non credo ce ne sarà mai abbastanza per milioni di evasori.

In più, anche per quella minoranza che viene trovata, i processi sono lunghissimi, spesso inconcludenti. A volte mi chiedo cosa accadrebbe se i processi per evasione fiscale in Italia, invece che essere sentiti di fronte a dei giudici fossero illustrati ad una giuria composta da 12 lavoratori dipendenti.

Probabilmente non ci sarebbero nemmeno i processi.

L’evasore pagherebbe tasse ed interessi sulle tasse pur di non affrontare la furia dei giurati.

I tempi della giustizia sono così lunghi, che l’evasore può sempre contare sull’inevitabile condono fiscale che uno Stato sommerso di debiti usa come espediente per ragranellare qualche soldino. Oggi la chiamano pace fiscale, ma sempre condono è.

Potrei chiudere l’argomentazione qua. Accontentarmi della vittoria che la solidità del mio ragionamento mi garantisce. Il fatto è che a me non piace solamente vincere quando so che posso stravincere.

L’attenzione di tutti non è dove dovrebbe essere (sugli evasori), ma sui politici. Sono i politici ad essere dei ladri. Gli evasori vengono menzionati ogni tanto. Qualche parola di critica qua e là, ma non troppe, che poi si offendono.

I miei clienti sono al sicuro. Non al 100 per cento. Nessuno lo è mai. Ma le probabilità di cavarsela sono dalla loro parte.

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