Il miglior cliente

Che barba, direte. Nei tuoi ultimi articoli hai scritto che non vuoi i soldi di gente famosa, di amministratori corrotti, che al Medio Oriente non guardi…

Dove trovi i soldi allora?

Vi voglio aiutare con un suggerimento.

Durante il corso dell’anno, ci sono alcune notizie che ci aspettiamo di vedere in televisione o di leggere nei giornali. Un po’ come le rondini annunciano l’arrivo della primavera, in certi momenti dell’anno telegiornali e giornali presentano certi tipi di notizia.

Il servizio sulla vendita delle statuine del presepe a Napoli prima di Natale. Quello con le donne con le tette al vento sulle spiagge ad agosto.

L’omicidio estivo. Un grande classico. Con la politica in vacanza, il titolone di prima pagina deve essere pur pubblicato. Omicidi ce ne sono tutto l’anno, ma quello estivo ha più probabilità di raggiungere l’opinione pubblica. Per mancanza d’altro.

Un’altra notizia ricorrente è quella che riporta le statistiche sulle dichiarazioni fiscali degli italiani.

Come il colore nero, è una di quelle notizie che non va mai fuori moda.

I notai sono quelli che guadagnano di più.

I gioiellieri dichiarano meno di un metalmeccanico.

I dentisti sono indigenti.

Uno spaventoso numero di imprenditori guadagna meno dei loro dipendenti. Esistono proprietari di decine di immobili in centro a Roma che, chiaramente, vivono nella miseria più nera.

La notizia (che non è una notizia, ma una ricorrenza stagionale) viene seguita da dichiarazioni scandalizzate dalle varie associazioni, gruppi di pressione e gente semplicemente incazzata.

L’anno dopo si ripete uguale.

Da decenni.

Immagino che cominciate a farvi un’idea del dove voglia arrivare.

Giusto per essere sicuri, guardiamo qualche numero.

Quella italiana è un’economia produttiva. Nonostante i suoi problemi è una delle piu’ produttive e ricche al mondo. Il suo PIL (prodotto interno lordo) è di circa 2 mila milardi di euro. Questo vuol dire che ogni anno l’economia italiana produce, vende cose e scambia servizi per duemila miliardi di euro.

La storia non finisce qua.

Nel Bel Paese esiste un’economia sommersa e mai dichiarata che, dicono le stime pubblicate da diverse università e centri studi, aggiunge almeno (almeno!) un altro 20 per cento a quei due mila miliardi. Non sono cifre minuscole: stiamo parlando di altri 400 miliardi di euro. Per intenderci il prodotto interno lordo elvetico é di circa 550 miliardi di euro. L’economia “in nero” italiana è quasi uguale all’intera economia svizzera.

In quante tasse si traducono 400 miliardi?

Diciamo che, tra deduzioni, rimborsi, inghippi vari ed elusione fiscale – che è legale – allo Stato italiano spetterebbe un quarto della torta: cento miliardi.

Cento miliardi di euro evasi.

Ogni anno.

Eccoli lì i miei granelli di sabbia nel deserto, i miei clienti.

Cento miliardi di cocuzze non vengono evasi da tre o quattro malfattori. Nemmeno da tre o quattromila malfattori. Significa che chiunque possa evadere lo fa. Parliamo di milioni di persone.

Il miglior cliente è il tipico evasore fiscale.

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Dove cercare i Soldi Degli Altri?

Dove trovare i soldi per alimentare l’attività della mia fiduciario? Nel Medio Oriente?

Ok: qui parliamo di quantità enormi di denaro.

Roba da sistemarsi una volta per tutte.

Vantaggio ulteriore: una buona parte di questi capitali medio orientali passano prima da Dubai. Anonimato garantito. Roba da sciuri..

Eppure..

Chiamatemi sentimentale, ma ne faccio una questione di coscienza. Troppe volte viene fuori che soldi che sono andati a finanziare un qualche gruppo terroristico o una delle molte guerre tra quei paesi disgraziati, sono passati dalle banche di Dubai. Preferisco non averci a che fare e, vi assicuro, non è una scelta da poco. Non stiamo parlando di briciole.

Altra possibile fonte: gli amministratori pubblici e, naturalmente, i famigerati politici.

C’é chi prende i loro soldi. È ovvio.

È palese.

Ogni volta che ne viene arrestato uno, salta sempre fuori il conto a Lugano.

Titoloni di giornali in Italia e titolini in Ticino a difendere il segreto bancario.

Un sacco di rumore.

Il rumore, la pubblicità indesiderata… non fa per me: preferisco starne lontano.

Perchè? Per due validi motivi.

L’amministratore corrotto è, spesso, una persona viziata da arroganza. Si crede chiaramente al di sopra del sistema e si ritiene più furbo e capace dei magistrati. Non lo è. I resoconti sui giornali li abbiamo letti tutti.

Al di là delle cifre coinvolte, spesso poche migliaia di euro, il lettore non puo’ fare a meno di notare la superbia e presunzione di queste persone. Questa sfrontatezza li conduce a commettere errori e a farsi beccare.

C’è un altro fattore che li rende facilmente identificabili. Dei migliaia e migliaia di amministratori pubblici – eletti o meno – solo una piccola minoranza accetta o pretende bustarelle.

L’opinione pubblica è convinta del contrario, ovviamente: tutti i politici sono corrotti e bastardi. Ci sono interi partiti politici che raccolgono i loro voti su questa premessa.

I numeri raccontano una storia diversa: pochi prendono soldi. Sono l’eccezione. Per questo sono così facili da individuare. E quando vengono presi, più spesso che mai, il nome del loro fiduciario svizzero finisce sui giornali.

Pessima pubblicità.

Il secondo fattore che mi fa stare lontano dagli amministratori è che, in verità, non stiamo parlando di grandi cifre. Siamo nell’ordine delle decine di migliaia di euro. Puo’ sembrare tanto, ma non lo è. Non per una fiduciaria. Quel genere di cifre non giustificano uno sforzo da parte delle Spizzi. Non giustifican nemmeno uno sguardo. O una scoreggia.

I soldi, quelli veri, quelli importanti, non sono nella corruzione.

Dove trovarli allora?

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Celebrità? No, grazie.

Nella ricerca dei clienti, alcune categorie si autoeliminano.

Prima categoria da evitare come la peste: le celebrità. Cantanti, attori, atleti famosi, giocatori di calcio, annunciatori di telegiornali.

Un volto noto è una fregatura colossale.

Ti conoscono tutti.

Ti guardano tutti.

Se sei una celebrità rendi il lavoro dell’uomo delle tasse molto più facile.

È tutto lì.

Alla luce del sole.

Sei fotografato da eserciti di paparazzi e commentato da migliaia su internet. Tutti sanno cosa indossi, che macchina guidi e chi ti trombi. La tua vita é un libro aperto: sei una celebrità. Verificare che la tua dichiarazione del reddito sia coerente con il tuo stile di vita è banale.

Per gli uomini e le donne di spettacolo, anche il trucco di organizzare un qualche concerto o spettacolo a Lugano non funziona molto bene. È come suonare l’allarme in tutti gli uffici degli uomini delle tasse. Non è che mentre è li a strimpellare i suoi strumenti o a fare battute sagaci sulla corruzione dei politici, l’uomo/donna di spettacolo dà un’occhiata al suo conto presso la sua banca elvetica preferita? Sono domande legittime per uno che deve controllare se paghi le tue tasse.

Niente celebrità.

Secondo gruppo da evitare.

Il mondo è infestato da dittature più o meno brutali. Al di là dei presidenti a vita e comandanti per l’eternità, ci sono una montagna di generali, colonnelli, burocrati e dirigenti pubblici di queste regioni che passano il loro temo ad appropriarsi senza troppo pudore del denaro altrui. Avolte lo fanno con stratagemmi, a volte con violenza.

Il problema con le dittature è che sono tutte destinate a cadere. A volte cadono per la morte del dittatore come quella franchista in Spagna, a volte cadono in modo più brusco. Chiedete a Gheddafi.

Di tanto in tanto, non è una regola, la dittatura viene sostituita da un qualche struttura semidemocratica. Il caso più frequente, come in Venezuela, il dittatore decaduto / morto / ucciso venga sostituito da un altro dittatore. Qualunque sia la situazione, il nuovo governo andrà a caccia di almeno parte dei soldi che il dittatore decaduto e suoi scagnozzi si erano portati via. Mai notato come decine e decine di conti correnti in Svizzera vengono bloccati ogni volta che cade un dittatore?

Niente dittature.

Trovare clienti non è facile come pensavate, vero?

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La rivincita dell’uomo noioso

Il cliente ideale non salta all’occhio.

Il cliente ideale non puo’ essere come un’oasi del deserto. Rara. Un gioiello. Tutti i beduini sanno dov’è e come raggiungerla.

Il cliente ideale è un granello di sabbia nel Sahara. Al massimo un sasso. Praticamente invisibile.

Il dramma per quelli nella mia professione è che i continui progressi tecnologici rendono sempre più arduo comportarsi come un granello di sabbia nel deserto.

Troppi database, troppi scambi di informazione, troppa internet.

Certo, direte voi, uno potrebbe usare Tor per navigare la rete e potrebbe anche crearsi un conto di posta elettronica anonimo sui servizi nascosti disponibili su Tor. Potrebbe anche proteggere questi messaggi con forme robuste di criptaggio come PGP, ma quasi nessuno lo fa. Troppo complicato. Uno deve anche avere voglia di stargli dietro.

Al di là di tutte queste protezioni che possono essere usate per comunicare, rimane il fatto che il denaro va mosso da un conto all’altro. Queste sono operazioni spesso tracciabili. Il rischio di esposizione c’è sempre.

La conseguenza principale è che il miglior modo di rimanere invisibile, è quello di non essere interessante.

Il potenziale cliente non deve saltare nell’occhio: deve essere fatto da un solido muro di noia.

Immaginate una di quelle gare amatoriali da 12 o 13 chilometri che si svolgono in così tanti paesini e paesotti. Un maratoneta professionista verrebbe notato da tutti. Anche perchè arriverebbe 20 minuti prima del secondo qualificato. È quello che arriva tra il numero 500 ed il numero 1000 che beneficia di un’indifferenza completa.

L’anomimato ha un valore in soldoni sonanti.

Senza menare il can per l’aia, tutti i miei clienti sono in grado di trarre beneficio da una qualche forma di anonimato, perché tutti i miei clienti hanno qualcosa da nascondere. La questione è: cosa stanno nascondendo? Per essere più precisi, visto il settore dove opero, la domanda dovrebbe essere: quanto stanno nascondendo?

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007 è un pessimo cliente

La volta scorsa avevamo raggiunto la conclusione che il cliente ideale è quello medio.

Bella lí.

Che cavolo vuol dire cliente medio?

Bisogna chiarisi: quando un cliente viene identificato come medio?

Per quel che riguarda la Spizzi, il cliente medio è quella persona che porta tra il mezzo milione ed i tre milioni di euro. Ci sono eccezioni, ma direi che quella è la regola.

Ho un paio di clienti da centomila euro (amici di parenti) ed uno da 28 milioni. Il 90 per cento, però, rientra tra quei due confini.

Che cosa fa il cliente medio? Come si comporta?

Qui bisogna sfatare un paio di miti creati da letteratura e cinema.

Abbiamo tutti visto il film o letto il libro. Il cattivo di turno, ma anche 007 di tanto in tanto, passa sempre da un conto in una banca svizzera.

Il nostro malfattore (o eroe) entra in qualche lussuoso ufficio con pareti in rovere massiccio, si fa accendere un sigaro da una qualche segretaria supermodella (con il sottintesto del: “Non andare lontano che dopo ti trombo”) e si siede di fronte ad una scrivania grande come un campo da tennis.

Seduto dall’altra parte della scrivania, un elegante funzionario dalle maniere impeccabili. Quasi un maggiordomo.

Con qualche veloce colpo sulla tastiera di un computer milioni e milioni vengono spostati da un conto all’altro. Se state guardando un film, ci sarà anche un qualche rumorino computeresco (di quelli che non sentite mai nella realtà). A volte il criminale (o agente segreto) non deve neanche andare a Zurigo. I suoi trasferimenti li fa mentre siede all’ombra di una palma in qualche idilliaca spiaggia tropicale.

Questi.

Sono.

Pessimi.

Clienti.

Così su due piedi mi vengono in mente un paio di buone ragioni per cui me ne starei lontano da tipi del genere.

Uno: grossi movimenti di cassa sono facili da tracciare se proprio uno vuole. Ci sono spesso dei magistrati che proprio vogliono.

Due: il grosso criminale è sempre ricercato. Anche dalle autorità elvetiche.

Al di là delle implicazioni morali che uno puo’ farsi o meno nel riciclare il denaro di certi personaggi – occasionalmente, ci si puo’ anche fare degli scrupoli – i criminali attirano su se stessi un genere di luce dalle quale una discreta e piccola fiduciaria di Lugano preferisce non essere illuminata. Sarebbe controproducente.

Il cliente ideale non salta all’occhio.

007 è un pessimo cliente.

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La giusta via di mezzo anche con i soldi degli altri

Direi che il primo criterio per la scelta di un cliente è la sua dimensione.

Quanto sono grandi i nosti clienti?

Idealmente: non molto.

Questa è una scelta delicata. La classica ricerca della giusta via di mezzo.

Le catene di supermercati hanno centinaia di migliaia di clienti. Giganti come l’americana Wal Marts ne ha decine di milioni. Se la Wal Marts perde un cliente o anche mille clienti non cambia molto. Dispiace, certo, ma la vita continua.

Una base clienti così vasta da sicurezza. Mantenerla, pero’, implica parecchi costi. Hai bisogno di un personale proporzionalmente vasto, edifici, macchine, camion, uffici per gestire le tantissime pratiche burocratiche, amministratori per la logistica, esperti per la pubblicità, montagne di impiegati. Devi manterene rapporti con il settore pubblico, dai lavoro a decine di avvocati, hai bisogno di sistemi informatici complessi e ben protetti. Occasionalmente devi avere a che fare con gli amministratori pubblici. La lista è lunghissima.

Un clientela numerosa è difficile da gestire. Non è quel genere di lavoro che una piccola fiduciaria può pensare di accollarsi.

È meglio lasciare i grandi numeri alle banche.

Troppi clienti non va bene?

Pochi clienti ma belli grossi allora.

Gestire pochi clienti può essere fatto anche con un’organizzazione leggera leggera. Il lavoro sarebbe relativamente poco. Lunghe settimane bianche ed orari di ufficio tra le nove del mattino e mezzogiorno. Allettante.

Però, c’é sempre un però, mi viene in mente quel mio amico che produceva circuiti per la FIAT. Era il suo unico cliente. Gli ordini erano costanti e di belle dimensioni. La vita era bella. Poi, un brutto giorno la FIAT smise di passare ordini. Ahi ahi.

Pochi clienti si traducono in molto rischio.

La strategia per la clientela non è molto differente dalla strategia che uno dovrebbe seguire per investire i propri risparmi. Ci vuole sempre un certo grado di diversificazione. Anche i clienti grossi è meglio lasciarli alle banche o a fiduciarie piu’ ambiziose della mia.

A conti fatti, la via del compromesso è, come in tante altre cose, l’unica veramente percorribile: cliente medio.

A costo di apparire precisino, mi son sempre reso conto che quello del cliente medio è un pianeta molto vasto. Esiste una grande varietà all’interno della parola “medio”.

Non si puo’ prendere il primo cliente che entra in ufficio. Bisogna saper scegliere. Occasionalmente, si deve dire di no.

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C’è cliente e cliente

Senza clienti, un’impresa non vive.

Ne hanno bisogno i panettieri, i supermercati e i produttori di petroliere.

Una fiduciaria non è diversa: la Spizzi ha bisogno di evasori che mettano i loro risparmi presso di noi.

Noi cerchiamo capitali da poter investire in fondi, azioni, obbligazioni in nome e per conto della nostra clientela.

Per i nostri servizi chiediamo delle piccole commissioni che rappresentano i nostri ricavi e che, se tutto va nel verso giusto, ci garantiranno un guadagno a fine anno.

In cambio dei nostri servizi, il risparmiatore che si rivolge a noi non deve preoccuparsi di nulla.

Pensiamo a tutto noi.

Pratiche burocratiche, aperture di conti, contatti con gestori. Ogni sei mesi, o ogni volta che ci viene chiesto, mandiamo un rendiconto preciso dell’andamento del portafoglio al cliente via posta elettronica criptata. Il cliente può ricevere queste informazioni ovunque nel mondo senza bisogno di passare da noi. Ovviamente, se desiderasse visitarci, sarebbe sempre il benvenuto. Di sicuro faremmo uno sforzo per farlo sentire benvenuto.

C’è di buono che i nostri clienti non si fanno vedere spessissimo.

Alcuni non si fanno vedere proprio mai.

A naso, direi che un terzo viene una volta all’anno, un terzo due volte l’anno e il rimanente terzo, che Dio li benedica, se ne sta a casa.

Ci sono eccezioni, ma direi che la situazione si riassume con quei numeri.

Chi sono i nostri clienti?

Nomi?

Non li avrete mai.

Quello che posso dare sono le caratteristiche generali. Immaginatilo come una sorta di dizionario del cliente tipico.

Ci rendiamo tutti conto che c’é cliente e cliente.

Alcuni sono benvenuti, persino ricercati (da noi, non dalla polizia). Altri non li vogliamo nemmeno toccare con un’asta lunga 10 metri.

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Affari ed amanti: mai mischiare.

Luigi Ambrosetti è stato il mio mentore. Da lui, quando lavoravo per la XYZ, ho imparato praticamente tutto.

Tra me e lui c’era e c’è una differenza fondamentale. Luigi era e rimane dipendente dal sesso. Come conseguenza Il buon Ambrosetti era un gran cornificatore.

La moglie, secondo me, ne era perfettamente consapevole. Con le donne Luigi non era molto discreto: era uno a cui piaceva raccontare tutto, fino all’ultimo dettaglio. Certe conversazioni con Luigi potevano essere paragonate alla visita di un sito porno.

Elena, la moglie, però, a quanto pare, fintanto che i soldi continuavano ad arrivare, tollerava e lasciava fare.

Come me Luigi aveva una segretaria principale, Anna, a cui affidava gran parte dell’amministrazione della XYZ. Per il tram tram quotidiano assumeva delle segretarie giovani, praticamente sempre forestiere, preferibilmente russe od ucraine. Non era raro che il nuovo rapporto di lavoro venisse suggellato con uno o due rapporti sessuali. Luigi, in sostanza, aveva tutte le sembianze del porco. Lo sapeva e non gliene importava.

In media queste assistenti duravano un anno o poco più. Dopo un po’ trovavano un lavoro migliore o un amante migliore, uno che avrebbe dato loro la speranza di un matrimonio e di un passaporto svizzero.

In ogni caso se ne andavano.

Tutto questo andirivieni di segretarie amanti creava un sacco di problemi alla Vera Segretaria che, ogni tre per due, si ritrovava a dover istruire da capo una qualche giovane carina ma molto inesperta.

Luigi non se ne faceva un problema. Aveva i suoi appetiti da soddisfare e le lagne di Anna, la sua Segretaria Vera, non contavano molto nella sua lista delle priorità.

Giusto per peggiorare un po’ le cose, per tutti i soldi che faceva, Luigi Ambrosetti era pure affetto dalla malattia del braccino corto.

Un pitocco coi fiocchi e controfiocchi.

Soprattutto con i dipendenti.

La cosa aveva poca importanza con le ragazzine che usava come segretaria-amante, ma con Anna era tutto un altro paio di maniche.

Anna, come la mia Lisa, aveva in mano l’amministrazione della società. A differenza di Lisa, aveva anche rapporti molto stretti con i clienti. Spesso, quando Luigi era fuori con l’amante di turno, era Anna che li accoglieva in ufficio, gli spiegava l’andamento dei loro investimenti, suggeriva nuovi possibili fonte di reddito. Anna conquistava la fiducia dei clienti di Luigi.

Lui, Luigi, di clienti ne aveva davvero tanti e, mano a mano che gli anni passavano e l’età avanzava, tendeva a muoversi solo per la clientela piu’ importanti.

Avrebbe potuto chiedere l’aiuto del figlio Marco, ma non si faceva troppe illusioni. Marco, detto “genio”, era troppo impegnato a guidare la Porche pagata dai soldi di papà, a discutere quali gomme da neve andassero meglio ed ad organizzare feste in discoteche.

Tutto questo sarebbe stato, secondo me, irrilevante, se Luigi avesse pagato decentemente Anna.

Non lo faceva.

Quando alla fine la XYZ si trovò di fronte ad un cataclisma, io non ero piu’ li’. Avevo già fondato la mia fiduciaria da un paio d’anni, anche se avevo mantenuto i contatti.

Le due parti coinvolte mi hanno dato la loro versione dei fatti. Facendo la tara di quello che mi è stato detto, penso di avere un’idea abbastanza precisa di quello che sia successo alla XYZ.

La fiduciaria di Ambrosetti non è affondata a causa di scandali finanziari o, come succede con una certa frequenza da queste parti, giudiziari. Nessuno è stato arrestato o sentito da un giudice. Gli evasori fiscali che hanno portato i loro soldi nella Confederazione sono rimasti evasori fiscali con i loro soldi in conti correnti elvetici. Nessuno è stato beccato dalla Finanza in Italia.

No. La ragione della fine della XYZ rimane negli appetiti sessuali di Ambrosetti e nella sua incapacità di tenere questi appetiti fuori dal mondo del lavoro.

La prossima volta, entriamo nel dettaglio.

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Le segretarie giuste per i soldi degli altri

Per una decina d’anni, al principio della mia carriera ho lavorato per la XYZ di Luigi Ambrosetti.

Era una piccola fiduciaria.

Anche la mia fiduciaria, La Spizzi SA, è una piccola impresa.

Le fiduciarie tendono ad essere piccole imprese. Migliora il senso di discrezione. Quando la totalità dei tuoi clienti è composta da evasori fiscali, la discrezione è una qualità che non solo non si puo’ trascurare: non se ne puo’ fare a meno.

Alla Ambrosetti c’erano lui (Luigi Ambrosetti), il figlio deficiente, le due segretarie ed io.

Nei suoi molti anni di attività, Ambrosetti aveva raccolto più o meno l’equivalente di 2 miliardi di euro. Io mi sono fermato a poco meno di 1 miliardo. A chi non è del mestiere puo’ sembrare una cifra notevole: non lo è.

Nella mia compagnia siamo in tre: la segretaria minore, la segretaria vera ed io.

Le segretarie sono importanti. Chiamarle segretarie è un’abitudine riduttiva, che non dà veramente l’idea del loro peso nell’amministrazione della società. Le convenzioni vogliono che le si chiame segretarie o assistenti. Ci adattiamo.

Non bisognava mai sottovalutare una buona segretaria. Non bisogna mai fare a meno di una buona segretaria.

A seconda del ruolo che le si lascia, la segretaria puo’ essere così fondamentale da determinare i destini di una fiduciaria.

Ambrosetti aveva un talento infinito quando si trattava di confrontarsi con un cliente. Lo capiva, lo vezzeggiava, lo adulava. Quando il cliente era parecchio più giovane di lui, lo trattava come un figlio.

Non aveva lo stesso talento per i suoi dipendenti.

Ambrosetti non aveva mai trovato la quadra per le sue segretarie.

Non riusciva veramente a fare connessione. L’unico tipo di connessione che capiva era quello fisico.

Luigi, cornificatore di gran classe, si era trombato più di una segretaria e le assumeva anche, come diceva lui, in base al loro potenziale di trombalità.

Non c’è dubbio che, quello della scelta delle segretarie, fu il suo più grande errore e finì per pagarla cara.

No: non fu arrestato e la moglie non lo lasciò. Ne parleremo.

La Spizzi Sa si avvale della collaborazione di due segretarie: la minore e la maggiore. Per un breve periodo ne ho avute tre. La segretaria maggiore e due minori. Non funzionava. Troppe gelosie tra le due minori. Alla prima occasione valida ho chiuso l’esperimento e non l’ho riproposto mai più.

La segretaria minore (non di età, ma di importanza) è, di solito, una cosina che viene assunta quando ha sui 23, magari 25 anni, di preparazione media, spesso carina se non veramente bella.

Senza voler passare per porci – le mie segretarie sono sacre ed inviolabili – non bisogna sottovalutare la bellezza di una giovane donna, quando il suo è il primo volto che un cliente vede entrando nei nostri uffici.

È un fatto innegabile che la maggior parte dei miei clienti sono maschi in crisi di mezza età o anche un po’ più avanti con gli anni. Non piu’ nel fiore dei loro anni. Parecchi di loro, a caccia di una giovinezza ormai sfuggita, si sono comprati la moto, trovato un’amante più giovane di trent’anni e fatto altre cose di cui poi, probabilmente, si pentiranno. Innegabilmente, i loro corpi e le loro ossa hanno conosciuto tempi e situazioni migliori.

Senza insistere troppo, penso abbiate capito l’andazzo.

Una bella donna all’ingresso, aiuta.

Alla sua vista i clienti maschi, si sentono tutti ringalluzziti. Dovete vederli. Fan tenerezza. Soprattutto, per quelli che ce l’hanno ancora, se la moglie non è nei paraggi.

La vista della segretaria minore li mette di buon umore. Il sangue gli affluisce alle gote, la pancia viene fatta rientrare, l’andamento è più eretto. Improvvisamente si sentono almeno 10 anni più giovani e cento volte più sexy.

Anche la loro propensione al rischio aumenta. Finiscono sempre per investire qualcosina di più.

Loro sono felici, io ricevo le commissioni e la segretaria è al centro dell’attenzione.

Cosa non si fa per i clienti.

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