La lettera

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L’ego è una bestia furba e crudele, sempre in agguato alla ricerca del momento migliore per fare una figura di merda. Più grande l’ego, maggiore la figura di merda.

L’ego, però, vi impedirà di riconoscere la figura di merda per quello che è. Voi continuerete a sentirvi fighi, anche se tutti vi ridono alle spalle.

Così il presidente Trump vi suggerirà di iniettarvi candeggina per guarire da Covid 19.

I gestori non sono immuni dal virus “stronzate da ego”.

Mi è capitata tra le mani questa posta elettronica che gira negli ambienti dell’amministrazione della regione Lombardia ormai da qualche anno.

Era stata inizialmente indirizzata al Parlamento Italiano, poi ha cominciato a diffondersi ed è, col tempi, diventato un classico all’interno degli ambienti dell’amministrazione italiana.

È stata scritta da un gestore vive nella fascia di frontiera.

Ve la mostro. Italiano bislacco ed errori compresi.

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Egregi Onorevoli!

Vi prego di osservare con grande attenzione tutto. È molto impegnativo e magari occorrerà il mio aiuto o di qualche tecnico a cui potreste certamente avere accesso. Spero la mia mail vi guidi nella comprensione della tecnicalità che voglio spiegarvi per farvi osservare che i piu’ colpiti dalla disdetta dell’Accordo (l’accordo sui lavoratori frontalieri n.d.r.) sono i Comuni.

Intanto é un enorme piacere esserVi accanto e provare a spiegarVi che i Ticinesi e gli Svizzeri  stanno facendo un casino per nulla nel volere rinegoziare l’Accordo. Credo davvero di potervi aiutare molto perché vivo in prima persona la situazione e penso di poter dire la mia a ogni livello. Inoltre sono dentro fino al collo al problema avendo salario oltre i 150.000 chf e avendo appena comprato una bella casa a Varese per sposarmi con la mia ragazza disoccupata in Italia.

Il danno della disdetta dell’Accordo sarà si per i lavoratori (ma solo quelli a redditi molto elevati) ma soprattutto sarà per i comuni che non vedranno piu’ ristorni. Vi spiego il perché.

Premessa é che gli Svizzeri adorano le nostre imprese e fare concorrenza fiscale per attrarre imprese in Svizzera. Peccato pero’ che non desiderano i lavoratori Italiani di queste imprese o meglio vorrebbero imprese italiane e ricchi italiani che si trasferiscono in CH ma per dare lavoro solo ( o omeglio in primis e a condizioni migliori rispetto agli italiani) agli Svizzeri. Sono nazionalisti gli Svizzeri (e pure socialisti e il connubio non é il migliore).

Sono un Italiano, fiero di essere italiano e non voglio trasferirmi in Svizzera. Ho 30 anni e voglio fare un figlio e sposarmi, quale la logica di non incentivarmi a restare in Italia??

Se dovessi pagare oltre 30.000 eur di tasse (non riuscendo ad ottenere ad esempio deduzioni in CH) aggiuntive all’anno perché non trasferirmi?? Ma questo un’altra volta andrebbe a depauperarci. Attrarrebbe i lavoratori forti, quelli che possono comprare una bella casa, spendere soldi, creare famiglie, i frontalieri sono generalmente giovani. In Svizzera non ci sono tutele sul lavoro. Si lavora e si ha un buon salario. Dunque ogni euro é molto sudato (per non parlare delle ore in auto quotidiane). Perdere gente e famiglie del genere non é intelligente per l’Italia.

Cosi come occorre incentivare le Aziende a stare in Italia!! Occorre fare come con la benzina: a Varese abbiamo la tessera sconto e ora quasi tutti fanno benzina in Italia. Serve liberismo, una zona franca come diceva Maroni che mi sembra completamente eclissato. E i parlamentari leghisti dormono e non sono all’altezza. Con una zona franca avremo giovani svizzeri che vengono in Italia per cercare casa dato che i prezzi in Svizzera sono folli a causa del denaro di dubbia prvenienza riversato nell’immobiliare.

….

Fatemi sapere se tutto é chiaro, se avete bisogno di supporto e grazie per il vostro di supporto.

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Incidentalmente. Conosco bene l’autore della lettera: lavora per una compagnia di gestione qui a Lugano. La ragazza (disoccupata) di cui parla l’ha poi mollato.

© I Soldi Degli Altri

Il gestore scrive

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Quando si parla di tasse sui frontalieri, un sacco di gente si sente coinvolta, da una parte e dall’altra.

I gestori non fanno eccezione.

Intendiamoci, la maggior parte dei gestori di calibro sono italiani residenti in Svizzera. Sono scappati dal fisco in Italia e si sono trasferiti sulle nostre terre più ospitali.

Alcuni gestori, giovani ed in carriera, però sono frontalieri. La loro età non diminuisce il loro ego. Direi anzi che ci aggiunge un pizzico di esuberanza.

Alcuni di loro hanno ritenuto necessario esprimere la loro opinione a riguardo.

Per carità, ne hanno pienamente diritto.

Tutti noi diciamo la nostra su più o meno tutto. Le discussioni da bar, come il pettegolezzo, sono molto piacevole.

Il gestore, però, si sente profeta e sicuramente non vuole essere la voce di uno che grida nel deserto. Farà di tutto perché qualcuno ascolti il suo pensiero.

Il gestore disdegna le discussioni da bar.

Il gestore scrive.

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Le tasse dei frontalieri (parte 2)

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Da quando la Svizzera ha firmato gli accordi di libera circolazione con l’Unione Europea sono successe parecchie cose. Le possiamo riassumere in modo molto semplice dicendo che la Repubblica Elvetica ci ha guadagnato un bel po’ di denaro. Più scambi, più turismo e più tasse dal crescente numero di frontalieri.

Ovviamente, come conseguenza del maggior numero di frontalieri anche il ristorno di parte di queste tasse all’Italia ha raggiunto cifre non indifferenti.

Contemporaneamente le spese nel Ticino sono salite enormemente. Lugano è una città che ha un ottavo degli abitanti di Palermo ma ha un debito altrettanto grande.

Bisognava trovare dell’altro denaro.

Soluzione migliore: controlla le spese.

Ahimè, tutti sappiamo quanto sia difficile e politicamente costoso dare un taglio alle spese. Meglio una soluzione basato su qualcosa di più primitivo: dagli allo straniero!

Un bel giorno i nostri partiti populisti votati da una maggioranza relativa degli elettori hanno cominciato ad attaccare i frontalieri.

Ce ne sono troppi…

I soldi che guadagnano vengono spesi solo in Italia…

A quanto pare (e comodamente) ci si dimenticava dei milioni di tasse lasciati sul nostro territorio, denaro che veniva incassato da cantone e confederazione senza che questi dovessero offrire una vera contropartita. I frontalieri usano gli ospedali in Italia – non i nostri – mandano i figli a scuola in Italia – non a Mendrisio.

Questi, vi rendete conto, sono dettagli spiacevoli che non dovrebbero mai mettersi di traverso di una sana politica populista popolare.

Insomma: viene alzata la pressione su tutta la faccenda. Una manifestazione di dubbio gusto qua, un paio di insulti là, e aprono le negoziazioni per rivedere l’accordo sui frontalieri. Il Ticino vuole una fetta più grande delle tasse.

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Le tasse dei frontalieri

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I frontalieri italiani, dagli anni Settanta, godono di un regime fiscale particolare.

Il dipendente residente in quella che viene chiamata la fascia di frontiera (più o meno entro i 20 chilometri dal confine) paga le tasse in Svizzera. La Confederazione, poi, agisce da sostituto d’imposta e gira parte di quelle tasse, un po’ meno del quaranta per cento, allo Stato italiano che, a sua volta, dopo esserseli tenuti per qualche mese, li rigira ai comuni di residenza.

La ragione di questo storno delle tasse è semplice. I frontalieri vivono in Italia e godono dei servizi in quel paese: scuole, sanità, strade, sicurezza e così via.

I soldi pagati alla Confederazione, sono, in effetti, soldi gratis. Sono tasse pagate in cambio di… quasi niente. La Svizzera restituisce molto poco ai lavoratori italiani in forma di servizi. Il ristorno è una cosa che ci può stare in un mondo ragionevole e logico.

Già vedete quale sia il problema.

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I frontalieri (parte seconda)

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I frontalieri sono soggetti ideali da attaccare: sono stranieri.

Sanno molto bene qual è il loro posto.

In più non risiedono in Svizzera e, soprattutto, non votano.

Sono perfettamente maltrattabili dai politici elvetici.

Il frontaliere, nella maggior parte dei casi, attraversa la frontiere due volte al giorno. Quando va al lavoro e quanto torna in Italia per andare a casa. Questi operai, impiegati e dirigenti italiani, sono disposti ad accettare una certa quantità di abusi ed insulti pur di non rischiare il loro posto. Non so quanto uno possa tirare la corda, ma, finora, non si è spezzata.

Che cosa c’entra tutto questo con i gestori?

In genere poco, ma per la storia che presto vi racconterò, questa introduzione è fondamentale.

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Una premessa: i frontalieri.

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Ogni giorno, migliaia, no, decine di migliaia di italiani passano la frontiera tra Italia e Svizzera e vengono a lavorare in Ticino. Quello del lavoro transfrontaliero è un fenomeno molto importante in tutte le zone di confine Svizzere. Decine di migliaia di francesi passano il confine vicino a casa loro, così come decine di migliaia di tedeschi.

La ragione è molto semplice: nella repubblica elvetiva i salari sono più alti e le tasse sono più basse. Il netto che un impiegato si porta a casa a fine mese ne beneficia considerevolmente. A parità di lavoro, per quel che riguarda il salario, lavorare in Svizzera e vivere in un altro paese conviente.

Nella maggior parte della Svizzera questi lavoratori, conosciuti come frontalieri, sono benvenuti. Il loro apporto all’economia è innegabile e, sicuramente, accrescono, pagando le tasse, il benessere di tutti.

In Ticino le cose sono un po’ diverse.

Politicamente parlando, il frontiere è un soggetto ideale.

Non vota.

Nell’ultimo decennio i frontalieri sono diventati il soggetto d’attaccare preferito di alcuni dei nostri partiti più populisti. Non si tratta di piccoli partiti: hanno la maggioranza relativa dei voti. Ciò che viene detto da questi partiti é quindi importante ed ha conseguenze pratiche.

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