Quattro conti sul Perfetto Incompetente

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Avere in mano un Perfetto Incompetente ha grandi conseguenze.

Il potere che si ha sul fondo, a quel punto, è totale. Si finisce per essere gli unici investitori.

Questo ha ripercussioni per tutto il resto della compagnia. Indirettamente si ha un potere di ricatto. Se tirate la spina ai capitali che mantengono la sanità psicologica del Perfetto Incompetente, nonché socio della compagnia, le conseguenze sarebbero sentite da tutti.

È probabile che riuscirete a tirare il prezzo anche su altri fondi della stessa società.

I soldi che a questo punto la fiduciara investirà non saranno mai tantissimi.

Se il fiduciario ha la gestione di 1 miliardo di euro, probabilmente metterà l’uno per cento di quei soldi in quel fondo. Intorno ai 10 milioni.

Non è improbabile che quei 10 milioni gli rendano ogni anno l’uno e mezzo per cento o 150 mila euro. Sicuri. Abbastanza da pagare salario della segretaria di passaggio e le spese dell’ufficio.

È come se qualcuno si offrisse di comprare per voi un buono del tesoro e vi lasciasse incassare le cedole.

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Il Perfetto Incompetente è una grande fonte di profitto

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Quando un fondo viene dato in mano ad un Perfetto Incompetente, si finisce di fronte ad fatto innegabile: Il fondo del Perfetto Incompetente non va da nessuna parte. Tenere i soldi in un materasso e lasciare che l’inflazioni si mangi poco a poco il loro valore sarebbe più profittevole per l’investitore.

È uno stato delle cose che ogni fiduciario degno di questo nome adora.

Non fare quella faccio, caro unico lettore. Ormai dovresti essere abbastanza smaliziato da avere una mezza idea del dove finiranno gli interessi dell’investitore quando costui lascia a qualcun altro il compito di decidere dove mettere i suoi soldi.

Il Perfetto Incompetente è una grande fonte di denaro.

La sua imperizia nel suo lavoro, non gli impedisce di avere il solito ego da gestore. È un difetto caratteriale che crea un appetito per capitali.

Con il genere di risultati di cui il Perfetto Incompetente è capace, però, i capitali non arrivano spontaneamente. Ci mancherebbe.

Un fiduciario, con il giusto prezzo, può far arrivare il denaro. Ambrosetti era riuscito ad ottenere l’ottantacinque per cento delle commissioni di gestione. Non sarebbe stato difficile avere l’intera commissione, ma si era impietosito. Un Perfetto Incompetente è un animale talmente raro che uno si sente spinto a proteggerlo. Un po’ come il cucciolo di un panda.

Il WWF è roba da dilettanti di fronte a noi fiduciari.

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Il superpotere del Perfetto Incompetente

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Il problema degli incompetenti è chiaro a tutti: sono degli incompetenti.

Non generano ricchezza, non attraggono né clienti né simpatia.

Come fa il Perfetto Incompetente a sopravvivere nel mondo degli affati, vista la sua incapacità di generare soldi.

Non è che non ci provi. Il Perfetto Incompetente non è pigro. Almeno inizialmente. Lui ci prova. Anche con entusiasmo. Ma non ha la forza di piegare e vincere le leggi della natura: lui non è profittevole.

Perchè sopravviva qualcuno deve fare soldi per lui e deve essere disposto a farlo per parecchi anni.

Il Perfetto Incompetente non può agire da solo. Deve essere il membro di una società. Probabilmente degli amici, che conosce da anni. Si son trovati simpatici e hanno messo su una compagnia per gestire denaro altrui.

Conoscono la gente giusta!

Sono in grado di raccogliere i capitali!

E via! Pieni di entusiasmi si parte.

I primi tempi i soci pensano che la mancanza di risultati del nostro eroe siano dovuti alla sfortuna. Ha metodo. Lavora come un mulo. I risultati arriveranno.

Ci vuole un po’ di tempo, magari qualche anno, prima che i soci si accorgano che, sì, lavora come un mulo, ma ha anche il quoziente intellettivo di un mulo.

Bisognerebbe liberarsene.

Ma come si fa? Lo conosci. Conosci i figli e le amanti.

Possiede anche una quota rilevante della società.

Non hai scelta: te lo tieni.

In piu’ questo non è un semplice incompetente, è un Perfetto Incompetente. Al di là del semplice valore artistico del personaggio – un po’ come avere un Van Gogh nel proprio salotto – a differenza del caso classico, il Perfetto Incompetente non perde molti soldi. Non ne fa, ma non ne perde moltissimi.

Speri sempre che il prossimo anno sarà diverso. Ma non lo sarà.

È un Perfetto Incompetente: il suo superpotere è quello di non essere riconosciuto come tale.

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L’ambiente perfetto per l’Incompetente Perfetto

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Settimana scorsa abbiamo raggiunto la conclusione che l’Incompetente Perfetto deve essere benestante.

Il denaro “di famiglia” è fondamentale. Senza quell’aiuto, l’incompetente (generico) non ha possibilità di sopravvivere abbastanza a lungo per raggiungere lo stato di Perfetto.

Rendiamoci conto che, a differenza di quella danarosa, l’incompetenza perfetta è una situazione stabile. L’Incompetente Perfetto non viene espulso dal mercato: non decade.

Se il decadimento si verifica, nessuno ha mai sviluppato gli strumenti necessari per notarlo.

Abbiamo quindi bisogno di denaro. Ci vuole, ma non basta.

Pensate ad un orso polare. Una bestia poderosa: il carnivoro terrestre più grande. Non volete incontrare un orso polare nel suo ambiente, soprattutto se non avete un fucile con voi.

Mettete l’orso polare nella savana africana. Sarebbe più pericoloso un gatto. Tutti quei denti e tutti quegli artigli non servirebbero a niente. Armi letali, ambiente sbagliato.

Il Perfetto Incompetente ha, come tutte le bestie, bisogno dell’ambiente giusto per sopravvivere e diventare un generatore di profitto per la mia fiduciaria.

Chiarisco con un esempio.

Diciamo che sei benestante e quindi soddisfi la prima condizione. L’ambiente che ti circonda, però, è quello di una grande banca d’investimento a Londra piuttosto che a New York. Com’è lampante dal nome, il Perfetto Incompetente è, innanzitutto, un incompetente. È incapace di generare profitti. È semplicemente qualcosa al di là delle sue capacità naturali.

Sarebbe come chiedere ad un salmone di produrre del miele.

Non è possibile.

Una persona così non sopravviverebbe a Londra. Tutte quelle banche e quei fondi di investimento che hanno sede nella City, hanno accesso ad una fonte inesauribile di talenti.

Non produci profitti? Quella è la porta.

Grazie per aver partecipato.

Un grande e competitivo centro finanziario non è l’ambiente consono ai bisogni di un Perfetto Incompetente.

Meglio acque finanziariamente più tranquille. Mercati più periferici (Madrid, Atene, Brasile), possibilmente protetti da una legislazione che dia un vantaggio competitivo che vada oltre il semplice generare di profitti.

Immaginate uno di quei posti dove le generalità dell’investitore vengono tenute nascoste.

Su due piedi, un pò a bruciapelo, mi viene in mente Lugano. Certamente periferico, di sicuro protetto. A naso sembrerebbe un buon posto.

Che coincidenza: è la mia città.

Se stessimo giocando, diremmo “Fuochino”. Non “Fuoco”.

Abbiamo una ricchezza di partenza. Abbiamo l’ambiente. Ahimè, non è ancora sufficiente.

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La prima caratteristica del Perfetto Incompetente

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Come tutti gli esseri viventi rari, il Perfetto Incompetente non può sopravvivere ovunque. Il suo benessere richiede una combinazione di ambiente, storie personali e allineamenti astrali così difficili da ottenere tutti insieme che…

Signori, parliamoci chiaro, siamo quasi nella leggenda.

Eppure…

Ambrosetti, che era geniale, ne aveva trovato uno.

Calma.

Un bel respiro.

Facciamo un passo alla volta.

Mio padre, quando ero studente, mi suggeriva di partire dalle definizioni: che cosa stai studiando?

La prima cosa che dobbiamo chiarire è che ci sono diversi tipi di incompetente.

È sempre utile partire dal caso piu’ semplice: l’Incompetente Classico.

Siamo tutti familiari con il concetto di Incompetente Classico: è un personaggio disastroso e sfigato senza ricchezza personale alle spalle per sostenerlo. Per niente raro, è molto facile da identificare e qualificare correttamente.

Il Classico Incompetente non andrà mai lontano. Qualunque professione egli praticherà fallirà, perché, essendo incompetente, non sarà in grado di esercitarla. Verrà velocemente identificato, classificato ed espulso. Se fortunato, verrà relegato a lavori estremamente semplici e con poco valore aggiunto. Probabilmente farà danni comunque, ma saranno contenuti.

Abbiamo poi l’Incompetente Danaroso. Il denaro non è stato guadagnato da lui. Come farebbe: è incompetente. La sua ricchezza non per merito suo: ha ereditato. La presenza di denaro rende il caso dell’Incompetente Danaroso più raro, ma di sicuro non sconosciuto.

L’Incompetente Danaroso è il classico figlio di papà.

Su due piedi mi viene in mente il figlio di Ambrosetti.

Anche l’Incompetente Danaroso è facile da indentificare, ma ha un destino più gentile di quello classico. Finché i soldi (del padre) durano, verrà trattato con riguardo. Avrà amici fedeli al denaro del genitore e ragazze e mogli che, certamente, lo sposeranno per amore.

Così come l’uranio decade in elementi più stabili, l’Incompetente Danaroso, una volta esauriti i capitali, decade nello stato di Incompetente Classico. Il denaro, pero’, tende a sparire piu’ velocemente degli elettroni dell’uranio, quindi è possibile osservare il fenomeno di decadimento quasi in tempo reale.

Voi forse non ve ne siete accorti, ma abbiamo comunque scoperto uno dei caratteri dell’Incompetente Perfetto.

Una condizione necessaria ma non sufficiente.

L’Incompetente Perfetto deve essere danaroso.

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Il Perfetto Incompetente: una leggenda?

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Classi con dividendo, cambio di regole e Vecchie Glorie.

Tutti bei modi per portare a casa qualche soldino in più.

Eppure c’è di meglio.

Eppure c’è di più.

Vi ricordarte i cavalieri di re Artù? Questi uomini onorevoli e valorosi, tra un combattimento e l’altro, erano all continua ricerca del Sacro Graal, la coppa che aveva raccolto il sangue di Gesù Cristo.

Anche i fiduciari, nel loro piccolo, hanno il loro Sacro Graal: il Perfetto Incompetente.

Per un fiduciario, il Perfetto Incompetente è la Cornucopia, la Fonte della Vita Eterna e la Pietra Filosofale capace di trasformare il piombo in oro. Tutto insieme.

C’è un problema: il Perfetto Incompetente è un animale estremamente raro.

Anche se i suoi metodi riproduttivi sono sconosciuti alla scienza ed ai fiduciari, quella del Perfetto Incompetente non è una specie a rischio d’estinzione. In qualche modo, riesce sempre a sopravvivere e ce n’è sempre qualcuno da qualche parte. La parte difficile è scovarlo.

Non demoralizzatevi: lui c’è.

Abbiate fede.

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Sesso e Commissioni (Parte 4, o perché noi fiduciari siamo dei santi)

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Facciamo una cosa noiosa.

Facciamo qualche conto.

Ambrosetti ha usato 2 milioni di euro di soldi non suoi per garantirsi per qualche mese in più i servizi di una delle sue tante amanti.

Servizi straordinari, certamente, ma ne è valsa veramente la pena?

Come ne sono usciti i vari attori di questa commedia.

I 2 milioni girati da Ambrosetti al fondo di investimento non finiscono nelle mani di un gestore qualsiasi. Il gestore è, in realtà, un incompetente come pochi: 10 anni che insiste a fare la stessa cosa anche se questa cosa non ha mai fatto altro che perdere soldi.

Nei due anni previsti dal “contratto”, il fondo perde il 7 per cento con un mercato che, nello stesso periodo, sale del 25 per cento. Come ho detto: il gestore è un incompetente, quindi nessuna sorpresa.

Traduciamo tutto in soldi.

I clienti: danno i due milioni alla fiduciaria. Tasse evase sui due milioni: 853 mila euro.

Perdita del capitale (7 per cento di 2 milioni): -140 mila euro. Altri costi (banche, avvocati, imposte varie): 60 mila euro. Mettiamo tutto insieme:

Perdita 7%: – 140,000

Costi: – 60,000

Tasse Evase + 853,000

Bilancio: +653 mila euro. I clienti fanno un profitto.

Ambrosetti: spende 35 mila euro, ne guadagna 60 mila in commissioni dal fondo e continua a trombarsi l’amante. Senza dubbio, il vero vincitore.

L’incompetente: Si tiene 40 mila immeritatissimi euro generati in due anni dalle commissioni del fondo.

Son tutti felici.

In realtà noi fiduciari siamo dei santi.

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Sesso e commissioni (parte 2)

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Ambrosetti, un uomo che cambiava amanti allo stesso ritmo con cui si cambiava d’abito, s’era fissato con una ragazza: Natalia.

Non voleva sposarla e certamente non se n’era innamorato. Quello che voleva mantenersi era, a sentire lui, un sesso impareggiabile, mai visto, roba da divinità greca, cose che neanche nei porno… Luigi avrebbe potuto continuare con le sue descrizioni per ore e ore.

La soluzione al problema di Ambrosetti richiedeva che Natalia, una cittadina ucraina, ottenesse un visto di lunga durata, meglio ancora permanente. In Svizzera on in Italia.

Luigi ne parlò con me un giorno di primavera.

“Natalia ha bisogno di un visto.”

“Trovale un lavoro.”

“Qualcosa di più permanente?”

L’essere umano in me, in quel momento prese il sopravvento: “La vuoi sposare?”

Fui subito rassicurato. Luigi rise. Rise di cuore.

“Non dire stronzate. Voglio che qualcun altro la sposi.”

Conosco Ambrosetti da decenni, è stato il mio mentore, ma quando penso che l’uomo non è più in grado di sorprendermi, ecco che mi soprende. Feci la mia miglior faccia perplessa: “Prego?”

Ambrosetti mi spiegò il suo piano. Era un’idea astuta e redditizia. Un’ulteriore prova, se ce ne fosse mai bisogno, che tira più un pelo di figa che un carro di buoi.

Luigi aveva già accennato la cosa ad un commerciale di sua conoscenza. Il commerciale non era stato scelto a caso. Si trattava di un venditore mediocre che doveva piazzare un fondo impossibile da vendere: un portafoglio gestito da un perfetto incompetente. Da anni il fondo andava solo in una direzione: giù.

Di conseguenza, era un qualche anno che questo portafoglio perdeva capitali. Gli azionisti esistenti erano in fuga e nessuno era più disposto a metterci soldi.

Uno dei pochi a rimanere investito era Ambrosetti. Lui rimaneva, perchè ormai si era assicurato quasi tutte le commissioni generate dal fondo, persino una parte delle commissioni sui profitti. A dire il vero, quelle sui profitti non le aveva mai incassate, perché il fondo di profitti non ne faceva proprio. Il gestore definiva la politica di investimento del fondo come neutrale rispetto il mercato. In un certo senso, non era una balla. Quel portafoglio era davvero neutrale rispetto al mercato: qualunque cosa avesse fatto il mercato, il fondo avrebbe perso soldi. Generalmente, ogni anno da parecchi anni, il fondo perdeva tra l’uno ed il tre per cento del suo valore.

Persino qualche cliente di Ambrosetti se n’era accorto e aveva chiesto di chiudere la posizione.

All’apparenza non c’era più molto che potesse essere estratto da quel fondo.

Un qualunque fiduciario avrebbe raggiunto quella conclusione e avrebbe chiuso tutte le posizioni.

Luigi Ambrosetti non era uno qualunque.

Rimaneva la possibilità di pagamenti in natura: “Voglio che mi procurino qualcuno che sposi Natalia”.

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Sesso e commissioni (parte 1)

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La quantità di commissioni che riesco ad ottenere dipende da fattori interni (di cui abbiamo parlato l’altra volta) e fattori esterni.

Il vantaggio dei fattori interni è che, di solito, garantiscono una qualche forma di controllo.

La realtà dei fatti è che, a differenza di quello di cui il gestore medio è fermamente convinto, il mondo non gira intorno a noi. Ci sono dei fattori esterni su cui non abbiamo nessun dire e certamente nessun controllo.

L’anno sta andando male perché la crisi del millennio è in corso. I capitali stanno fuggendo? I miei (vostri) soldi costano di più.

L’Italia fa l’ennesimo ed ultimo (è sempre l’ultimo) condono fiscale?

“Signori, lo sapete, i tempi sono duri… I capitali stanno rientrando nei paesi di origine…” Bla, bla, bla. I miei introiti salgono.

Il segreto bancario va in soffitta?

Apriti cielo! Questo si che farà salire i prezzi.

Almeno per noi comuni mortali con intelletto medio, c’è sempre qualche scusa buona, qualche opportunità semplice da indenticare per tirare su sulle commissioni.

Ci sono anche i geni, però. Questi esseri celesti camminano tra di noi, ma noi ne rimaniamo ignari e continuiamo a vivere le nostre vite inconsapevoli della folgorante potenza di chi magari ci sta accanto.

Ambrosetti era un genio.

Su questo non ho dubbi.

Lui era riuscito a farsi pagare in natura.

Ambrosetti era tante cose: prima di tutto fiduciario, poi, in quest’ordine, juventino, padre disinteressato e marito.

Ambrosetti era un gran cornificatore ma non avrebbe mai divorziato dalla moglie. Non ci avrebbe mai pensato.

Non per amore: per abitudine. Era abituato ad averla intorno.

Luigi Ambrosetti non si sarebbe tirato indientro di fronte alla possibilità di una sveltina e, di sicuro, non avrebbe tirato su il naso di fronte alla possibilità di una scopatina veloce, di una bottarella e via. Le sue preferenze, però, tendevano all’amante di breve o medio periodo: diciamo tra i tre ed i sei mesi.

“Mi permette di provare piu’ cose”, diceva.

Quasi tutte le sue amanti erano tra i 25 ed i 30 anni, alcune dall’Est Europa, la maggior parte dall’Ucraina e dalla Russia, regioni per le quali aveva un debole.

Sulla durata di queste relazioni, Ambrosetti era molto disciplinato. Non voleva che l’amante si facesse delle illusioni.

Raggiunto il tempo massimo, le scaricava.

Spesso trovava loro un lavoretto a Lugano e dintorni, in modo che potessero rinnovare almeno una volta il visto di residenza in Svizzera. Alla fine era un accordo che soddisfaceva entrambe le parti.

Ambrosetti non era bellissimo e nemmeno giovanissimo, ma si teneva in forma ed era molto ricco. Sapeva come spendere quei soldi sulle sue amanti.

A questo metodo provato e di successo c’era stata un’eccezione. Per amore della conversazione chiameremo l’eccezione con un nome che tutti noi associamo con la Russia: Natalia.

Bionda, magra ma di seno travolgente, aveva conquistato Luigi come nessuno prima.

Innamorato?

No. No era roba per Luigi. Dubito che Ambrosetti si sia mai innamorato di nessuno, inclusa la moglie.

“Marco” mi diceva “io una roba del genere a letto non l’avevo mai vista. Su. Giù. Seduti, all’aperto, una sveltina in Chiesa. Mi tira sempre.”

Tutto questo sesso grandioso lo tentava a rompere le sue stesse regole. Natalia passò i sei mesi di relazione e raggiunse i dieci. Il sesso rimaneva imbattibile.

La parte pratica di Ambrosetti, però, cominciava a fare la voce grossa.

Continuare sarebbe potuto diventare pericoloso.

Natalia avrebbe potuto farsi illusioni.

Tutti quei pompini avrebbero avuto un prezzo.

Luigi era come stregato. Sapeva di doversi liberare della donna. Non voleva farlo.

Natalia ci contava.

Quando, con uno sforzo sovrumano, Luigi le aveva offerto il solito lavoretto libera amante, lei aveva rifiutato.

“Piuttosto”, disse, “me ne torno in Russia.”

E glielo diceva mentre aveva le sue mani tra le sue coscie.

Ambrosetti voleva tenere Natalia ancora un po’ intorno, ma voleva anche un modo di distaccarsi nel momento e nei modi che avrebbe deciso lui. Sapeva che prima o poi quel momento sarebbe arrivato.

Solo non ora.

Ambrosetti, ideò un piano.

Geniale.

Aveva solo bisogno del sogno proibito di ogni fiduciario: il perfetto incompetente.

Lui ne aveva uno.

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