La volta in cui Ambrosetti si beccò il Covid

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In fondo c’era d’aspettarselo.

In fondo era prevedibile.

Ambrosetti a giugno si becca il Covid. Non è vaccinato e ha una certa età: lo prende brutto.

Novanta giorni in ospedale, di cui due in terapia intensiva intubato e sedato.

Prima di essere messo in coma farmacologica aveva mandato un ultimo messaggio via telefonino a moglie e figli. Non era sicuro del risveglio.

Si è risvegliato.

È uscito dall’ospedale.

Adesso sta bene.

Direi che è tornato quello di prima.

Mi diceva un amministratore di uno dei suoi hotel preferiti a Lugano, che l’altro giorno (l’altra notte direi) ha prenotato tre, dicasi tre, stanze distinte, in ognuno delle quali ha messo una squillo d’alto bordo.

C’è chi, di fronte a incontri troppo ravvicinati con il creatore, si riforma.

Altri trombano.

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Per 200 franchi in più

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A volte il mondo ti attacca con grande ferocia.

Colpisce sotto la cintura.

Ti pugnala alle spalle.

Questo pezzo è dedicato ad una grande delusione: un evento inatteso che mi ha portato quasi alle lacrime.

I più giovani tra voi non possono rendersi conto che, mano a mano che uno va avanti con gli anni, insieme ai capelli vengono perse illusioni e quelli che erano punti fermi nella propria vita. Le vostre certezze vengono prima scosse e poi frantumate.

Vi ricordate questa lettera?

L’autore di questa lettera è per me sempre stato un mito.

Un uomo incapace di parlare esclusivamente in italiano.

Un uomo che preferisce dire very good al posto di bella lì.

Un uomo che è andato a comprarsi la moglie in Ucraina quando era ancora di moda essere fans di Putin (lui, inossidabile, lo è rimasto).

Un uomo fiero del proprio razzismo.

E questo è niente. Queste sono bazzeccole.

Cose per ragazzini pieni di illusioni.

Cose per principianti.

Questo è un uomo che conosce il valore non solo delle commissioni che gli spettano, ma anche di quelle che non gli spettano e che lui cerca di farsi pagare comunque.

Un uomo dai principi solidi.

L’altro giorno lo incontro in Piazza Riforma e ci rifugiamo (ma quanto caldo fa?) in un bar, dove, con un caffè, ci compriamo una mezz’oretta di aria condizionata.

“Alura?” gli faccio io.

“Tutto excellent” (giuro: parla in questo modo)

Dopo un cinque minuti sulle prospettive del Milan durante questo campionato, andiamo sul sodo.

“Com’è andata a finire con NomeDelCliente?” Gli ho procurato io NomeDelCliente e, da nostro accordo, mi spetta il 10% delle commissioni che lui gli scuce. Quindi se a lui vengono pagati 5 mila franchi di commissioni, 500 spettano a me.

“Alla fine, I did not close la posizione”.

“Nooo”.

Rimango lì, senza parole. Riesco a pelo (a pelo!) a contenere il terremoto che ho in me e non mi metto a piangere.

Il mio mondo è crollato. Un’altra certezza finita nel cesso.

Perplessi?

Avete ragione. Avete diritto ad una spiegazione.

L’accordo firmato da NomeDelCliente prevede, per quel che riguarda le commissioni sui profitti, un calcolo abbastanza complicato.

La prima condizione è che, prima di pagare niente, il suo portafoglio deve essere cresciuto di almeno il 2 per cento. Quindi, dovesse il portafoglio crescere in una anno dell’1.7%, niente commissioni.

Secondo, le commissioni vengono pagate solo se…

“Vai oltre HWM” o “eicdabliuem” come dice il mio personaggio.

HWM sta per HighWaterMark, cioè il punto più alto raggiunto dal portafoglio. Quindi, anche se il profitto annuale fosse del 20 per cento, ma questo non basta a raggiungere i massi (perchè magari l’anno scorso avete perso il 40%), allora niente commissioni.

Senza andare nei dettagli dei calcoli, a fine anno il conto di NomeDelCliente era in questa situazione: il profitto annuale si aggirava intorno all’1.80%, quindi non abbastanza per pagare le commissione, ma in grado di spingere ulteriormente in alto il massimo storico del portafoglio. Quindi, nel 2022 il massimo da passare per poter incassare un qualcosina, sarebbe cresciuto dell’1.8%.

Pero’…

Il portafoglio di NomeDelCliente possedeva un titolo particolarmente merdoso ed illiquido. Venderlo prima del 31 dicembre al prezzo disponibile sul mercato avrebbe cancellato quasi completamente il maledetto +1.8% mantenendo il massimo ai livelli del 2020. La stima era che, a fine 2022, se le cose fossero rimaste normali (poi Putin ha fatto quello che ha fatto ed è andato tutto a puttane), grazie a quell’operazione, lui avrebbe potute incassare 200 franchi in più di commissioni. Quanto avrebbe perso il cliente? Un po’. Il suo portafoglio vale intorno 20 milioni di franchi, quindi 1.8% * 20 milioni uguale 360 mila franchi.

Bazzecole.

Cosa vuoi che siano 360 mila franchi in meno per il cliente in confronto a 200 franchi extra di commissioni (di cui 20 miei).

Davo per scontato che il mio uomo non mi avrebbe deluso e che avrebbe proceduto con l’operazione 200 franchi (di cui 20 miei)

Invece…

E che cazzo!

O come direbbe quella merda umana: fuck off!

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La Cartomante

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Ci deve essere un punto dove il denaro a disposizione di una fiduciaria diventa semplicemente troppo.

Avere a disposizione i soldi degli altri, poter contare su Pantalone per pagare, puo’ condurre dal semplice spreco alla stravaganza, per poi precipitare nella follia.

Un prestigioso avvocato luganese ha cominciato ad offrire un “servizio organizzativo” alle aziende locali, folli abbastanza da pagare per quello che è in effetti un incontro di lettura del palmo della mano in versione ventunesimo secolo.

Gira da un po’ questa strampalata idea che vuole legare le impronte digitali alla personalità di un individuo. In altre parole, guardate le impronte digitali e capite che tipo di persona avete di fronte.

Quello che vi è successo nella vita non conta. Siete nati ricchi? Vostro zio vi violentava? Siete rifugiati di una guerra? Avete condotta la vostra vita in una famiglia normale? Non importa. Le impronte digitali dicono già tutto di voi dal momento della nascita.

Non diversamente da quanto lo faccio la linea della vita del vostro palmo della mano.

La grande differenza qua è che la “lettura” non viene fatto in una qualche tenda a lato di un qualche circo, ma nel comodo del vostro ufficio, con un lettore di impronte digitali e che immediatamente (IMMEDIATAMENTE!) vi dice che tipo siete.

È SCIENZA!

Viene anzi venduta come tale. Se avete un qualche amico o amica psichiatra, chiedete un’opinione su questo metodo rivoluzionario.

Non dovete neanche preoccuparvi che vi dia brutte notizie. La lettura della impronta personalità non prevede caratteri come “violento”, “psicopatico”, “avaro” o semplicemente “vero stronzo”. No. È tutta roba positiva.

È come quando ad un colloquio vi chiedono: “Qual è il tuo lato peggiore?” ed uno risponde “Sono troppo attento ai dettagli.”

Oh yeah.

Non solo. Le impronte digitale (presenti anche in gorilla e altri primati) milioni e milioni di anni fa già pensavano in termini di future forme idiomatiche del mondo occidentale. Quindi, giuro non vi sto raccontando una balla, un’impronta digitale rotondeggiante è indice di una personalità “a tutto tondo”, mentre una più marcata è chiaramente segno di qualcosa di “spigoloso”.

Se siete interessati, ci sono tutta una serie di applicazioni per il vostro telefonino che fanno la stessa cosa. Così, per una serata tra amici quando fa troppo caldo.

Oppure potete chiamare il prestigioso avvocato che immagazzinerà le vostre impronte digitali sul suo computer e vi farà pagare 500 franchi a dipendente.

A volte, davvero, i soldi sono troppi.

A proposito: il Perfetto Incompetente è un grande fan.

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Faustino

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La settimana passata mi ha chiamato in ufficio Fausto.

Chi sia Fausto? Non ne ho idea.

Il telefono suona ed io rispondo

“Spizzi.”

“Sono Fausto”

“Buongiorno signor Fausto. Come la posso aiutare.”

“Io avrei l’idea per un fondo, una cosa media, intorno ai 20 milioni”.

Decido di dargli corda: “Ottimo, i fondi sono già disponibili?”

“Pensavo me li deste voi” risponde Fausto.

“Fausto – a questo punto ‘signor Fausto’ è chiaramente inadeguato – non funziona così”.

“Come mai?”

“I soldi li devi mettere tu.”

“Ah. Ma allora come faccio? I soldi io non li ho”.

“Temi di non poterti aiutare Fausto, però fammi sapere come va a finire”

Riattacco.

Grande Faustino.

Ha capito lo spirito dietro “i soldi degli altri”.

Per il resto non ha capito proprio un cazzo.

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Il Perfetto Incompetente va in guerra

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Il rapporto tra Perfetto Incompetente ed il suo assistente, il Distruttore di Fondi, era finito da almeno un paio di anni.

Peccato, perchè i due erano fatti della stessa pasta. Se il Distruttore di Fondi avesse avuto più soldi di famiglia, avrebbe anche potuto qualificarsi come Perfetto Incompetente.

Avremmo quindi assistito da vicino all’incredibile fenomeno di due Perfetti Incompetenti nella stessa azienda, un’esperienza simile all’osservazione di due buchi neri in orbita reciproca.

Il Distruttore di Fondi, ahimè, soldi suoi non ne aveva tantissimi. Veniva pagato bene, questo sì, ma quello stipendio non era abbastanza per garantirgli una vera autonomia.

Il Distruttore di Fondi (DF) era anche abbastanza un codardo e non aveva nessuna capacità di iniziativa. Era (è) un uomo che cercava protezioni.

Vedendo, come tutti nella GFL, che il destino del Perfetto Incompetente era quello di rimanere in un angolo buio, DF si sganciò e mise la sua lingua esperta all’opera, trovando nel culo del socio di maggioranza relativa la cosa giusta da leccare.

Il tempo passa e le cose cambiano.

Il socio di maggioranza relativa vende la sua quota.

DF adesso è solo ed il Perfetto Incompetente entra in azione.

Telefonate, emails, incontri con i soci rimasti per parlare di DF.

Il suo voto è necessario.

Gli altri soci gli danno carta bianca.

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Priorità

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Il Perfetto Incompetente, improvvisamente, senza che lui avesse fatto o contribuito niente, si trovava in Paradiso.

La GFL stava cambiando, il socio di maggioranza relativa era in uscita e c’era bisogno del suo voto.

L’uomo, perchè di maschio si tratta, si trovava in una posizione dove poteva avanzare le sue richieste.

Prima priorità: soldi.

Il Perfetto Incompetente era un uomo dai gusti costosi e, soprattutto, un gran puttaniere, cliente abituale di un paio dei postriboli più chic di Lugano.

Vivendo ben al di sopra di quello che poteva permettersi, il poveraccio (si fa per dire) era pieno di debiti.

L’aumento di 100 mila franchi l’anno venne concesso senza esitazioni, a cui venne aggiunto un bonus di dimensione simili per “meriti generici”.

Taaac.

Seconda priorità: vendetta.

Il Perfetto Incompetente (P.I. o Personaggio d’ora in poi), molti anni prima, aveva avuto una breve esperienza a Londra. Londra non è Lugano. Dopo averlo guardato in faccia per un po’, i proprietari dell’Hedge Fund per cui lavorava, si erano sbarazzati del personaggio con cortesia e grande efficienza.

Era ora di tornare in Ticino.

P.I. non tornò presso questo lato delle Alpi da solo. Si portò con sè un assistente: un giovane italiano che aveva conosciuto oltre Manica.

Al giovane assistente venne offerto un lavoro presso la GFL (appena fondata) ed un considerevole stipendio.

Per un po’ le cose andarono avanti senza intoppi. Purtroppo l’incompetenza di P.I. non poteva essere nascosta od ignorata a lungo.

Vedendo la nave affondare, il giovane assistente, non essendo né un marines né Cuor di Leone, l’abbandonò. Purtroppo per lui, il giovanotto, adesso sposato e con figli, non aveva molto talento da vendere. In realtà, a parte la chiara logorria, non aveva proprio talento. Col tempo si costruirà a Lugano una solida reputazione e ancora oggi (l’ho sentito giusto un mesetto fa) viene identificato come Il Distruttore di Fondi.

Questa, però, è un’altra storia.

Quel che è importante è che Il Distruttore di Fondi abbandonò al suo destino il Perfetto Incompetente e andò a riugiarsi sotto le ali del socio di maggioranza relativa.

Il tradimento non verrà dimenticato e tanto meno perdonato.

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La natura del Perfetto Incompetente

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Che cos’è un Perfetto Incompetente?

Qual è la sua vera natura?

È un incapace?

Lo è, ma non è l’unico incapace che potete trovare in giro.

È un ignorante?

Lo è, nel senso che il Perfetto Incompetente ignora la propria natura. Si crede onestamente capace. Pensa di essere in grado di fare le cose.

È uno che non merita la sua posizione? Che non dovrebbe avere il denaro che gli viene dato?

Certamente. Ci sono però persone che non meritano la loro posizione o il denaro che gli viene dato senza essere un Perfetto Incompetente.

Ma allora? Che cos’è?

Direi che il Perfetto Incompetente è un uomo inconsapevole e molto fortunato.

Pensate a Paperino e Gastone. Paperino è in grado di fare (e fa) mille lavori: dal lavapiatti al pilota di aereoplani. Paperino, la notte, si trasforma in Paperinik! Paperino è figo. Eppure, nessuno lo riconosce come tale.

Gastone? Gastone non sa fare niente e non ha bisogno di fare niente. Ha fame? Vince un pranzo al ristorante. È stanco di camminare? Qualcuno gli dà un passaggio.

Il Perfetto Incompetente è Gastone. Un uomo fortunato che, nonostante la sua natura odiosa, riesce, inconsapevolmente, a cavarsela sempre.

L’inconsapevolezza è la sua maledizione.

Tutti, ma prorprio tutti, si rendono conto dell’inutilità del Perfetto Incompetente e fanno del loro meglio per liberarsene o, almeno, per metterlo in un angolo. Per quanto sia impossibile liberarsi di un Perfetto Incompetente (i suoi superpoteri lo impediscono), provarci è la cosa giusta da fare.

Il Perfetto Incompetente, però, non la vede così. Si vede messo in un angolo e non capisce. La cosa lo fa infuriare. Si sente defraudato di tutta quella gloria che pensa di meritare.

Poco male.

Nella maggior parte dei casi questo non ha conseguenze: è un Perfetto Incompetente. Dove volete che vada?

Se però vi capita il Perfetto Incompetente Ultra Fortunato (una rarità tra le rarità), allora sono guai.

Il Perfetto Incompetente che riesce ad uscire dal suo buco è un uomo molto vendicativo.

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Sono Offeso e Sono Dio

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La rivoluzione all’interno della GFL non era piaciuta per niente al socio di maggioranza relativa.

La cosa, mi dicono, era anzi stata messa in piedi dagli altri soci tenendo il socio di maggior peso (sul capitale) quasi all’oscuro.

Il socio, chiamiamolo Sono Offeso e Sono Dio, decide di uscire dalla GFL e mette la sua quota sul mercato.

Gli altri soci reagiscono in modo apparentemente dispiaciuto: “Ma no”, “Ma perchè”, “Vent’anni insieme”, “Ci dispiace” e via cantando.

In realtà sono sollevati. Sono Offeso e Sono Dio gli stava davvero sul cazzo.

Il più felice di tutti era il Perfetto Incompetente. Poichè, come persona, non era in grado di riconoscere la propria perfetta incompetenza, il disgraziato aveva indirizzato tutta la propria frustrazione e aveva dato la colpa dei suoi insuccessi a Sono Offeso e Sono Dio, l’uomo che, a seguito di parecchie litigate tra i soci, era riuscito a mettere il Perfetto Incompetente in un angolo oscuro della GFL. Un posto da dove i danni causati dalla sua perfetta incompetenza sarebbero stati ridotti ad un minimo quasi tollerabile.

L’uscita dalla GFL del socio odiato, avrebbe permesso al Perfetto Incompetente di togliersi dei sassolini dalle scarpe, di vendicarsi contro tutti quelli che lui considerava traditori (una lista davvero lunga) e, soprattutto, di pagare almeno parte dei suoi molti debiti.

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Chi porta i pantaloni

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Salvare la GFL avrebbe avuto conseguenze anche per il personale dell’impresa.

Non puoi limitarti a comprare i capitali: devi anche acquistare chi ha procurato quei soldi.

Non puoi nemmeno limitarti ad assumere questa gente: devi promettere più soldi.

Devi anche sperare che questa nuova gente non si metta a studiare la qualità dei tuoi fondi.

In effetti, questi futuri nuovi responsabili della clientela privata della GFL non avevano bisogno di studiarne i fondi. Avendoli evitati con cura per decenni, li conoscevano benissimo.

Un gestore di clientela privata (loro, non immuni alla magia dell’inglese, si definiscono Private Banker) non è diverso da un fiduciario: se vede un’opportunità di arricchirsi o di rendersi la vita più comoda la coglie immediatamente.

I quasi impiegati della GFL misero giù le loro condizioni:

1. Un bonus pagato a tutti subito, prima ancora di cominciare a lavorare.

2. Assunzione dei loro assistenti

3. Un ufficio dedicato solo a loro in un edificio separato da quello della GFL.

4. Nel nome della meritrocazia, assunzione del figlio di una delle gestrice.

Cosa rispose la GFL? No problem.

Non si tratta nemmeno di calare le braghe.

Le braghe non c’erano proprio.

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Il piano

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Il piano per cambiare la GFL si basava sul fatto che i fondi propri della GFL erano invendibili.

Nessuno ci avrebbe mai messo dei capitali.

C’era solo un modo per avere più denaro: comprarlo.

Come si compra il denaro?

Ma con le commissioni, sciocchini.

Si cercano dei fiduciari, degli agenti, magari anche un po’ avanti con gli anni, e gli si offre una quota più grande delle commissioni. Prendono il 10 per cento degli introiti. Gli offri il 30 per cento.

È incredibile come lealtà di anni, svaniscano con la stessa rapidità di un cubetto di ghiaccio in un forno acceso.

Cosa sarebbe cambiato per il cliente, il vero possessore dei soldi? In termini di commissioni totali niente. Se prima pagava lo zero virgola qualcosa per cento di costi, avrebbe continuato a pagare lo zero virgola qualcosa. Quello che cambiava per le commissioni era la loro distribuzione tra i vari avvoltoi… ops gestori.

Qualcosa, comunque, sarebbe cambiato per il cliente: il portafoglio. Una buona fetta del suo denaro sarebbe adesso stato investito nei fondi della GFL ed il suo rendimento sarebbe sceso.

Ovviamente avrebbe anche cominciato a pagare le commissioni di questi fondi.

Che figata di piano!

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