Sono Offeso e Sono Dio

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La rivoluzione all’interno della GFL non era piaciuta per niente al socio di maggioranza relativa.

La cosa, mi dicono, era anzi stata messa in piedi dagli altri soci tenendo il socio di maggior peso (sul capitale) quasi all’oscuro.

Il socio, chiamiamolo Sono Offeso e Sono Dio, decide di uscire dalla GFL e mette la sua quota sul mercato.

Gli altri soci reagiscono in modo apparentemente dispiaciuto: “Ma no”, “Ma perchè”, “Vent’anni insieme”, “Ci dispiace” e via cantando.

In realtà sono sollevati. Sono Offeso e Sono Dio gli stava davvero sul cazzo.

Il più felice di tutti era il Perfetto Incompetente. Poichè, come persona, non era in grado di riconoscere la propria perfetta incompetenza, il disgraziato aveva indirizzato tutta la propria frustrazione e aveva dato la colpa dei suoi insuccessi a Sono Offeso e Sono Dio, l’uomo che, a seguito di parecchie litigate tra i soci, era riuscito a mettere il Perfetto Incompetente in un angolo oscuro della GFL. Un posto da dove i danni causati dalla sua perfetta incompetenza sarebbero stati ridotti ad un minimo quasi tollerabile.

L’uscita dalla GFL del socio odiato, avrebbe permesso al Perfetto Incompetente di togliersi dei sassolini dalle scarpe, di vendicarsi contro tutti quelli che lui considerava traditori (una lista davvero lunga) e, soprattutto, di pagare almeno parte dei suoi molti debiti.

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Chi porta i pantaloni

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Salvare la GFL avrebbe avuto conseguenze anche per il personale dell’impresa.

Non puoi limitarti a comprare i capitali: devi anche acquistare chi ha procurato quei soldi.

Non puoi nemmeno limitarti ad assumere questa gente: devi promettere più soldi.

Devi anche sperare che questa nuova gente non si metta a studiare la qualità dei tuoi fondi.

In effetti, questi futuri nuovi responsabili della clientela privata della GFL non avevano bisogno di studiarne i fondi. Avendoli evitati con cura per decenni, li conoscevano benissimo.

Un gestore di clientela privata (loro, non immuni alla magia dell’inglese, si definiscono Private Banker) non è diverso da un fiduciario: se vede un’opportunità di arricchirsi o di rendersi la vita più comoda la coglie immediatamente.

I quasi impiegati della GFL misero giù le loro condizioni:

1. Un bonus pagato a tutti subito, prima ancora di cominciare a lavorare.

2. Assunzione dei loro assistenti

3. Un ufficio dedicato solo a loro in un edificio separato da quello della GFL.

4. Nel nome della meritrocazia, assunzione del figlio di una delle gestrice.

Cosa rispose la GFL? No problem.

Non si tratta nemmeno di calare le braghe.

Le braghe non c’erano proprio.

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Il piano

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Il piano per cambiare la GFL si basava sul fatto che i fondi propri della GFL erano invendibili.

Nessuno ci avrebbe mai messo dei capitali.

C’era solo un modo per avere più denaro: comprarlo.

Come si compra il denaro?

Ma con le commissioni, sciocchini.

Si cercano dei fiduciari, degli agenti, magari anche un po’ avanti con gli anni, e gli si offre una quota più grande delle commissioni. Prendono il 10 per cento degli introiti. Gli offri il 30 per cento.

È incredibile come lealtà di anni, svaniscano con la stessa rapidità di un cubetto di ghiaccio in un forno acceso.

Cosa sarebbe cambiato per il cliente, il vero possessore dei soldi? In termini di commissioni totali niente. Se prima pagava lo zero virgola qualcosa per cento di costi, avrebbe continuato a pagare lo zero virgola qualcosa. Quello che cambiava per le commissioni era la loro distribuzione tra i vari avvoltoi… ops gestori.

Qualcosa, comunque, sarebbe cambiato per il cliente: il portafoglio. Una buona fetta del suo denaro sarebbe adesso stato investito nei fondi della GFL ed il suo rendimento sarebbe sceso.

Ovviamente avrebbe anche cominciato a pagare le commissioni di questi fondi.

Che figata di piano!

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Un uomo pronto a vendersi

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Il Perfetto Incompetente della GFL era un uomo ormai disperato.

Di famiglia ricca (persino conosciuta), era abituato sin da piccolo ad un certo stile di vita. Da parecchi anni, non era più in grado di permettersi quello stile di vita, un problema che lui aveva completamente ignorato.

Il Perfetto Incompetente era pieno di debiti.

Per quanto ricevesse uno stipendio “da socio”, non aveva veramente altre fonti di reddito. A buon ragione, nessuna desiderava i suoi servizi: in una decina di anni aveva completamente distrutto un paio di fondi e, in qualche mese, forse un anno, ne avrebbe affondato un altro.

Gli altri soci non avevano mai avuto il coraggio di liberarsene, ma lo avevano costretto in un angolo buio della compagnia, dove non potesse nuocere (se non a se stesso).

Il Perfetto Incompetente era comunque un gestore, quindi con il solito forte senso della propria divinità e aveva reagito alla situazione in cui si trovava nel modo più naturale: dando la colpa ad altri. In particolare ce l’aveva con uno dei soci di maggioranza e con uno dei suoi ex assistenti che, avendo visto la barca affondare, l’aveva prontamente abbandonata per andare cercare protezione, tra tutte le persone, sotto le ali del socio odiato.

Quando il commerciale della GFL lo introdusse all’idea di cambiare la natura della società, il Perfetto Incompetente era più che pronto ad ascoltare.

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C’era una volta…

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C’era una volta questa piccola impresa di gestione di Lugano.

L’impresa aveva pochi soci: si contavano sulla dita di una mano.

Non era una grande impresa. Quando dico grande, intendo dire che i suoi fondi andavano dal mediocre al “in fondo, gli indiani, con la loro casta degli intoccabili avevano proprio capito tutto”.

Diamole un nome fittizio: GFL.

La GFL non si distingueva in modo particolare dalle altre imprese locali. Chi più chi meno, una volta che si va a guardare i dettagli, tutte le luganesi hanno un effetto lassativo, anche se, ad onor del vero, il rischio di avere la sciolta con la GFL era più alto della media locale.

La GFL era in crisi: le masse non erano quelle attese. Peggio: erano in lento declino.

Il problema era sempre quello: i fondi che non danno risultati li vendi solo a gente come me. Gli altri, saggiamente, li evitano.

Il commerciale della GFL, un mio grande amico ed un uomo che non è assolutamente in grado di mantenere un segreto, se n’era uscito con un’idea: cambiare la natura della GFL. Da gestore di fondi a gestore di clienti. La GFL aveva già un po’ di clientela privata e, giustamente, investiva la maggior parte di quei soldi nei suoi stessi fondi.

In questo modo la compagnia pucciava il biscotto due volte: una volta con le commissioni sul conto del cliente ed una seconda volta con le commissioni di gestione del fondo.

Per questo li invidio.

I fondi della GFL vivevano, quindi, dei soldi schiavizzati della sua stessa clientela privata. Nessun altro li voleva. Cioè, io i soldi dei miei clienti li avevo anche messi, ma, come immaginate, ad un prezzo vantaggioso per la Spizzi.

Come al solito, divago.

Dov’eravamo.

Ah, sì: il commerciale.

Il commerciale ha una brillante idea: aumentare le masse comprando la clientela di altre fiduciarie.

Piccola parentesi qui: quando ha chiesto a me, gli ho risposto con la versione educata di “col cazzo”.

Per poter procedere con un piano così radicale rispetto a quelle che erano le venerate tradizioni della GFL (fare esattamente quello che i due soci di maggioranza volevano), aveva prima bisogno di alleati: uno dei due soci di maggioranza ed un disperato: il perfetto incompetente.

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A volte tornano

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Un po’ di tempo è successo qualcosa nel mondo finanziario di Lugano. Un’operazione in fondo non piccolissima (parecchie centinaia di milioni di franchi) che è passata completamente inosservata.

Eppure capitali si sono mossi.

Persone sono state assunte e licenziate.

Equilibri societari sono stati scossi.

Un perfetto incompetente si è improvvisamente trovato con del vero potere a sua disposizione.

A volte un’impresa puo’ andare sul mercato per comprare un’altra impresa. Nel mondo delle fiduciarie, questo vuol dire soprattutto comprare la clientela di qualcun altro. È un modo veloce di aumentare le proprie masse.

Queste operazioni, però, possono portare a conseguenze non previste, specialmente quando la dimensione di chi acquisisce e di chi si fa comprare sono, in fondo, simili.

Una cosa è mangiarsi un paio di fragole. A meno che il vostro nome sia Obelix, un’altra cosa è mandare giù un paio di cinghiali.

Questa operazioni aveva di fronte a sè due entità di dimensioni simili.

Equilibri azionari vecchi di decenni sono stati improvvisamente scossi.

Un socio non c’è stato.

Un socio minoritario ed inutile è diventato, da un giorno all’altro, rilevante per le decisioni aziendali.

Le conseguenze non sono state piacevoli.

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Le persone giuste per battere l’indice.

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Se l’indice di riferimento di un fondo è scelto onestamente, batterlo è molto difficile.

È un po’ come navigare contro vento. È possibile, ma richiede capacità.

A Lugano non ho mai incontrato nessuno che sapesse veramente navigare contro vento.

Come se non bastasse, a Lugano i fondi tendono ad essere piccoli, quindi sono un po’ il classico guscio di noce in mezzo all’Oceano.

I grandi fondi pensione sono in grado, in certe occasioni, di creare il vento. Possono spostare tali masse di denaro da influenzare i prezzi. Quando anche la loro dimensione non è sufficiente per muovere il mercato, hanno a disposizione una tal batteria di analisti e strumenti da avere una qualche possibilità di battere l’indice. In mezzo a tutta quella gente ben pagata ci sono sempre dei talenti.

Il tipico fondo luganese è composto da poche persone che gestiscono poche centinaia di milioni. Aggiungete che la diffusa xenofobia ticinese pone dei limiti a chi viene assunto. Spesso, negli annunci, si richiede la nazionalità svizzera, tagliandosi da soli la possibilità di pescare da un gruppo più ampio di talenti.

Provate ad andare in una grande sala di gestione a Londra. È come entrare in uno specchio del pianeta.

Hai talento?

Sì.

Sai creare profitto?

Sì.

Benvenuto.

Qui la prima domanda è: sei svizzero? Sì, Ma sono un po’ una merda in quello che faccio. Non importa: sei svizzero.

Questo genere di cose può continuare a funzionare fino a quando rimaniamo rifugio per gli evasori fiscali. Se il vento dovesse cambiare, ci saranno conseguenze.

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Perchè i gestori si ammazzano di seghe

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Per misurare il successo del proprio fondo, i gestori fanno riferimento a due parametri: Alfa e Beta.

Che cosa indicano Alfa e Beta?

Sono una misura di quanto l’andamento di un portafoglio sia guidato da ciò che succede sul mercato. Alfa misura la vostra indipendenza dal mercato, Neta la vostra dipedenza.

Un fondo che si muove esattamente come fa il mercato (pensate ai fondi identificati come ETF) avrà Alfa uguale a zero ed un beta uguale ad uno. Quindi, se il mercato dovesse salire del 3 per cento, il vostro fondo salirà del 3 per cento. Se l’indice scendesse del 2 per cento, il portafoglio perderà il 2 per cento.

Un fondo che crea soldi indipendentemente da come si muove il mercato avrà un alfa positivo ed un beta molto vicino a zero.

Quello dell’Alfa uguale ad un numero positivo e di un Beta uguale ha zero è il sogno erotico di tutti i gestori.

La grande diffusione di pratiche di autoerotismo tra i gestori è prova di quanto sia difficile raggiungere quell’obiettivo.

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Alfa: non importa se non sapete calcolarlo.

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Ottenere risultati migliori a quelli di un indice (se questo è scelto onestamente) non è una cosa facile. Anzi: è veramente difficile.

Uno dei modi più accettati per confrontare l’andamento di un portafoglio contro quello di un indice è attraverso l’uso dei due parametri Alfa e Beta.

Il metodo di calcolo impiegato per trovare questi due numeri non richiede matematica complicatissima, ma non è neanche così banale. Non è una cosa che si impara a scuola. Ci vuole l’università. La mia segretaria, che all’università aveva studiato queste cose con un certo rigore, ne conosce tutti i segreti. Il vostro gestore medio, no. Si limita ad usare delle funzione già pronte su programmi tipo Excel.

Non c’è nulla di male.

È un po’ come guidare una macchina. Siamo in grado di farlo in centinaia di milioni, ma la meccanica racchiusa nel motore e in tutto ciò che fa muovere la vettura rimane un mistero per la stragrande maggioranza di noi.

Il mio meccanico, che è uno con la passione dello spiegare, può dirmi quello che vuole. Io sorrido ed annuisco. Sotto sotto non ho la più pallida idea di quello di cui sta parlando e nemmeno mi interessa molto.

Stessa cosa per la matematica dietro al calcolo di Alfa. Non è veramente necessaria conoscerla per calcolarlo.

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Il sogno erotico di un gestore

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Tutti i portafogli hanno una nemesi, un elemento che li accomuna, un qualcosa che si può usare per confrontare matematicamente un fondo conto un altro.

Stiamo parlando dell’indice di riferimento.

Immaginate due portafogli che si specializzano in azioni tedesche. Possono avere tecniche diverse, ma alla fine voi potete sempre mettere a confronto i loro rendimenti contro l’andamento dell’indice azionario tedesco: il Deutscher Aktine Index, meglio conosciuto come DAX. Se hanno fatto meglio dell’indice sono fighi. Altrimenti, sono nella media.

Esistono migliaia di indici.

Parecchie compagnie vivono producendo indici.

Alcuni, come il Dow Jones, sono famosi, altri sono francamente oscuri.

I meglio conosciuti sono di sicuro quelli azionari. Quasi ogni giorno, su internet o in televisione o sulla radio, ci saranno notizie con riferimento all’andamento delle borse. In quei servizi si parla sempre di indici azionari.

Esitono anche indici per le obbligazioni o per miscugli di obbligazioni ed azioni. Ne esistono per settori particolari o specifiche aree del mondo. Esistono indici su quanto vi costi affittare una petroliera o indici che seguono l’andamento del mercato delle mele.

Troverete indici che seguono l’andamento di certi fondi d’investimento ed indici che riportano l’andamento del rischio di credito.

In modo esplicito o meno, ogni portafoglio, ogni fondo di investimento fa riferimento ad un qualche indice.

Il sogno erotico di ogni gestore è di fare meglio di quell’indice.

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