Vacanze esotiche? I miei clienti le pagheranno per me.

Dovesse piacerti questo pezzo, per favore spargi la voce.

Abbiamo stabilito che commissioni in entrata ed, ancor di più, in uscita sono un po’ delle porcate.

Sento già le vostre proteste: non fare il santarello! Tu ci godi come dieci ricci che godono! Di sicuro farai di tutto per avere una fetta di quella extra commissione…

Di fronte a queste osservazioni, mi commuovo. Avete capito.

Mi rendo conto di aver creato dei mostri. Peggio: dei possibili concorrenti.

Siete praticamente dei fiduciari.

Avete ragione.

Toglietevi dalla testa che io mi metta a fare il moralista su queste cose.

Queste sante commissioni generano denaro ed io voglio la mia bella fetta.

Ma cosa dico? Altro che fetta: voglio metà della torta.

Se il costo per l’investitore è del 2 per cento, faremo in queso modo: uno per cento al fondo ed uno per cento alla Spizzi.

E che cazzo!

Un’interessante conseguenza di questo furto… scusate, costo aggiuntivo, è che mi permette di fare cassa alla svelta.

Mi spiego con una storiella, che tanto storiella non è.

Aprile: primi segni di primavera. La neve sulle Alpi comincia a sciogliersi e le mille cascate di questo bel territorio sono uno spettacolo fragoroso e che non smette mai di meravigliare. Il pensiero comincia a rivolgersi alle vacanze o magari ad una settimana da qualche parte del mondo. Un viaggio bello, esotico, e probabilmente costoso. Diciamo 20 mila euro. Ahimé: tutti i miei soldi sono già investiti o allocati. Dove trovare i 20 testoni?

Mi guardo intorno affannato e scopro… i miei clienti.

Improvvisamente ho un’idea.

C’è questo fondo che impone una commissione di entrata del 2 per cento. I miei clienti, tramite me, vi hanno messo già due milioni. Non mi va di aumentare i soldi su quel fondo, non senza una contropartita.

Quello che faccio è molto semplice. Tolgo quei 2 milioni e li sostituisco con 2 milioni presi da altri clienti. Su questi due milioni c’è un costo di ingresso di 40 mila euro (il 2 per cento di 2 milioni). Ventimila vengono a me.

Breve vacanza esotica, eccomi qua.

Ed i clienti? A parte il fatto che, probabilmente, anche il cliente si sta facendo una vacanza esotica da qualche parte, l’impatto sul singolo portafoglio è minimo. Nessun cliente investirà più del tre per cento dei propri soldi in quel fondo. Il costo, quindi, va calcolato come il 2 per cento del 3 per cento che fa lo 0,06%. Impercettibile. Se il cliente medio vale 300 mila euro, lo 0,06% è uguale a 300 mila per 0,06 diviso 100, cioè 180 euro. Meno di uno scoreggia.

Da quasi fiduciari che siete, sono sicuro che vi rendete conto che questo è un giochetto che si può fare parecchie volte all’anno.

In effetti, come un contadino che mantiene i propri campi, ho un vero e proprio sistema di rotazione.

Un anno metto questo gruppo di clienti in questo fondo, poi lo tolgo e lo sostituisco con un nuovo gruppo che mi genera la mia cassa, poi un terzo gruppo e così via fino a quando non si riparte.

Funziona meglio di un bancomat.

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Commissioni in entrata ed in uscita: qualche calcolo

Dovesse piacerti questo pezzo, per favore spargi la voce.

Facciamo qualche conto. Vediamo con dei numeri le conseguenze per un risparmiatore delle commissioni di ingresso e di uscita.

Primo caso: nessuna commissione.

Fabio investe 10 mila euro nel fondo ABC che non ha commissioni di ingresso od uscita. Dopo tre anni il fondo registra un profitto del 20 per cento.

Questo equivale a

10000 x 20 / 100 = 2000 euro

Fabio chiude la posizione e se ne va a casa con 12 mila euro.

Yippie!

Secondo caso: commessione d’ingresso.

Marta, quella sfigata, investe la stessa cifra (dieci mila) nel fondo DEF. C’é una commissione di ingresso del 2 per cento.

Commissione = 10000 x 2 / 100 = 200

L’investimento reale di Marta è quindi di 10 mila meno duecento uguale a 9800 euro. Esattamente come il fondo ABC di Fabio, anche DEF genera un profitto del 20%.

9800 x 20 / 100 = 1960 euro

Marta, quella sfigata, chiude il suo investimento e se ne va a casa con 9800 più 1960 euro uguale a 11760 euro. Duecentoquaranta euro in meno di Fabio.

Come mai 240 e non 200 euro in meno? Il profitto in percentuale è lo stesso, la commissione pagata era di 200 euro. Da dove arrivano quegli extra 40 euro di differenza. In un certo senso, la commissione d’entrata ha generato degli interessi passivi che Marta pagherà quando disinvestirà. In numeri

200 x 20 / 100 = 40 euro

La commissione d’ingresso si riflette anche sui profitti.

Terzo caso: la commissione in uscita

Luigi, che sa che Marta è una sfigata, mette i suoi 10 mila in un fondo con un costo di uscita del 2 per cento. Quello che Luigi non sa, è che pure lui è sfigato. Solito profitto del 20 per cento.

10000 x 20 / 100 = 2000

“Ah, Ah”, ride soddisfatto Luigi. Adesso me ne esco.

“Un momento – dice il gestore del fondo – c’è la faccenda della commissione d’uscita.” Questa, ovviamente, non viene calcolata sull’investimento iniziale di 10000 euro, ma sul valore delle azioni possedute da Luigi al momento dell’uscita, cioè 12 mila euro.

Quindi

12000 x 2 / 100 = 240 euro

Esattamente come per le commissioni in entrata?

Non esattamente. Nel caso di commissione in entrata, il gestore del fondo riceve 200 euro. I 40 euro di profitto perso è un costo subito solo dall’investitore: un mancato profitto.

Nel secondo caso, la commissione in uscita, il gestore del fondo riceve 240 euro con gli extra 40 euro che agiscono come commissione sui profitti.

Luigi è più sfigato di Marta. Luigi è cornuto e mazziato.

Luigi paga due volte la commissione sui profitti: quella prevista dal prospetto e quella implicita nella commissione di uscita.

A tutti gli effetti è una doppia tassazione.

Drammatico, qualcuno di voi penserà.

Il paradiso per un fiduciario, rispondo io.

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Le commissioni in ingresso ed in uscita

Dovesse piacerti questo pezzo, per favore spargi la voce.

Alcuni fondi sono più profittevoli di altri. Quando parlo di profitto, spero che ormai la cosa sia chiara, intendo il mio. Il profitto del cliente (che ha sempre torto) è un’eventualità che rende tutti felici. Una Spizzi in perdita mi spezzerebbe il cuore.

Senza voler fare una lista di cosa renda più o meno appetibile un fondo per una fiduciaria, direi che la prima cosa che mi viene in mente è la commissione di entrata.

Immaginate di essere un potenziale investitore: dopo attenta considerazione, decidete di mettere i vostri soldi nel fondo ABC. Per poterlo fare, il fondo ABC vi chiede di pagare una commissione solo apparentemente bassa: qualcosa tra l’uno ed il due per cento. Tradotto in denaro, se il nostro investitore pensava di comprare l’equivalente di 20 mila euro di azioni del fondo, dovrà prima sborsare tra i 200 (uno per cento) ed i 400 (due per cento) euro.

Così: pronti, partenza via.

Perché mai uno dovrebbe pagare questo balzello?

La spiegazione che vi verrà data è duplice. La prima è legata ai costi del fondo. La seconda ragione che viene data è questa: si vuole forzare l’investitore a lasciare i suoi capitali per un periodo di tempo almeno medio.

Balle.

I costi del fondo vengono già abbondantemente coperti dalle commissioni di gestione.

La seconda ragione potrebbe essere valida se il fondo restituisse la commissione dopo un certo periodo di tempo. Ti tolgo adesso il 2 per cento, ma, se mi lasci il capitale per almeno 6 mesi o un anno, te li restituisco.

Probabilmente non sono fortunato, ma non conosco nessun fondo che segua la politica di restituire la commissione di ingresso.

Al di là delle giustificazioni formali queste commissioni sono solo un altro modo di fare qualche soldo in più senza dover dare nulla in cambio.

Si paga per il privilegio di dare dei soldi.

Geniale.

Amo il mio lavoro.

Più rara, ma non sconosciuta, è la commissione da pagare in caso di uscita dal fondo.

Una punizione per aver tradito?

Il fondo ha il cuore infranto?

Il bello è che entrambe le commissioni agiscono anche come una tassa indiretta sugli eventuali profitti. Per dimostrarlo dovremo fare qualcosa di odioso: dovremo fare dei calcoli.

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Le occasioni speciali

Se il pezzo che segue dovesse piacerti, per favore spargi la voce.

Il mondo finanziario, per molti aspetti, non è diverso dagli altri settori dell’economia. Ognuno cerca di massimizzare il proprio profitto, di proteggere la propria azienda ed i propri dipendenti (no, non siamo dei mostri). La competizione è serrata e i prezzi più o meno si equivalgono.

Occasionalmente, queste regole non valgono.

Occasionalmente, succede qualcosa di eccezionale che aumenterà la ricchezza di qualcuno più del solito.

Di tanto in tanto, anche nel mondo dei fondi di investimento, si presentano le occasione speciali.

Proprio come al supermercato, un prodotto che oggi rende al fiduciario x, domani potrebbe rendere x + qualcosa.

Sono occasioni dove, a parità di capitale investito, il fiduciario aumenta il proprio profitto.

E il cliente?

Il cliente ha sempre torto.

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L’unica variabile che conta

Se il pezzo che segue dovesse piacerti, per favore spargi la voce.

Il compenso di un fiduciario non dipende molto dal tipo di portafoglio. Non ha veramente importanza se vado a mettere i vostri soldi su un obbligazionario, su un azionario o su un misto. Forse importa a voi, ma non a me.

Poichè l’opinione del cliente non ha peso, l’unico fattore che pesa nella scelta di dove io metterò i vostri soldi, è la mia opinione.

I vostri soldi sono lì per fruttare a me: fatevene una ragione.

Se il mio compenso non dipende dal tipo di portafoglio, da cosa dipende.

Lo avete intuito: dipende solo da chi mi sta di fronte.

Bisogna anche avere l’approccio strategico corretto.

Il leccaculismo è e rimane un’ottima tecnica.

Il gestore medio è afflitto da un ego enorme e il tempo speso a massaggiare la vanità della vostra controparte, non è mai tempo perso.

Il gestore gode nell’essere massaggiato. Un po’ come ad un cane piacciono i grattini sulla pancia.

Frasi del tipo: “Capisco. Questa dietro al fondo è un’idea valida ed originale e mi piacerebbe farne parte. So che tu faresti un buon lavoro…” vanno ripetute spesso.

Insaporire con un tocco anglosassone non guasta: “a very good job indeed”.

Se ne hanno mai avuti – un evento più raro di quello che uno immagini – gli ricordi i loro successi, altrimenti te ne esci con qualcosa di ottimista.

Quando loro sorridono e pensano di averti nel sacco, aggrotti la fronte e gli elenchi tutti i tuoi “se”, “ma” e “vorrei tanto… purtroppo…”

Gli ricordi che i tempi sono duri – i tempi sono SEMPRE duri – che i tuoi clienti hanno un certo profilo di rischio (tutti contratti I) che potrebbe non coincidere con quello del nuovo fondo…

Bla bla bla…

Loro ribatteranno con un “Ma dai…”, “l’idea dietro al fondo non può fallire”, ed “è tanto che ci conosciamo”.

Quando usano questa frase, mi chiedo sempre se si rendono conto che il “è tanto che ci conosciamo” spesso non va a loro vantaggio.

In queste situazioni mi viene sempre in mente una scena di “La minaccia fantasma”, il film di Guerre Stellari dove si racconta l’infanzia di Anakin Skywalker. Il film che tutti i fan della serie hanno odiato.

Anakin lavorava per questo venditore di parti di astronavi. Il maestro Jedi Qui-Gon Jinn cerca di comprare dei pezzi di cui ha bisogno per far ripartire la sua nave usando i suoi poteri jedi. Il vecchio venditore, Watto, pero’, è immune ai poteri e dice: “Quei trucchi non funzioneranno con me: solo soldi”.

Frase che starebbe bene sulle labbra di un qualunque fiduciario.

Lo stesso vale anche per i gestori. Si lotta cordialmente e a lungo su ogni 0,01 per cento.

Quanto tutto è stato detto e ridetto, alla fine l’unica vera variabile che conta è quanto siano bravi i gestori.

Meno lo sono, più devono pagare.

Il fiduciario a cui voi affidate i vostri risparmi e le vostre sudate tasse evase ha un forte interesse a rivolgersi a gestori la cui qualità va dal mediocre in giù.

È un punto che ogni risparmiatore / evasore dovrebbe mai scordare.

Per fortuna, se lo scordano praticamente tutti.

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Non c’è legge che tenga

Se il pezzo che segue dovesse piacerti, per favore spargi la voce.

Il contratto che vi ho mostrato l’altra volta serve solo a giustificare qualcosa che è gia’ successo.

La Spizzi ha già versato dei capitali in un fondo di investimento e la Spizzi ha già maturato delle commissioni che, secondo la legge, non gli spetterebbero.

Il fatto è che la Spizzi non avrebbe MAI investito quei soldi se non fosse stata sicura di poter ricevere più soldi di quanto gli spetterebbe legalmente.

Questo non vuol dire che la Spizzi stia facendo qualcosa di illegale. Nessuno impedisce di firmare un contratto dove, in cambio di fare niente, di stare fermi e tranquilli, si viene pagati.

Il contratto, ovviamente, è una commissione. La legge, però, non vuole che la si chiami una commissione.

D’accordo: la chiamiamo consulenza.

Sempre di commissioni si tratta, ma se il legislatore è contento… Certe leggi servono solo a nascondere la verità, senza impedire che questa venga a galla in qualche altra forma.

La verità è che l’unica cosa che conta per una fiduciaria sono quante commissioni incassa.

In un mondo trasparente questa dovrebbe essere la catena degli eventi

Capitale Investito -> Genera commissioni per chi ha messo i soldi.

Capitale Investito -> Genera commissioni per chi gestisce i soldi.

Come vengono distribuiti questi soldi? Una decisione che andrebbe lasciata a chi fa muovere il denaro.

Invece no.

Protezione del consumatore.

Tutela del risparmio.

Balle.

I soldi verranno comunque distribuiti secondo i desideri di chi manipola il denaro.

Il legislatore, per esempio, non ama questo passaggio

Capitale Investito -> Commissioni sui risultati -> Una parte va a chi ha messo i soldi.

Al legislatore puo’ non andare bene. Non c’è problema. Si complicano le cose per arrivare esattamente allo stesso risultato.

Capitale investito -> Commissione sui risultati incassate dal Gestore ->

Gestore -> Contratto di consulenza per non fare niente con l’agente -> soldi delle commissioni sui risultati vanno comunque all’agente.

Quando si tratta di muovere soldi in giro, non c’è legge che tenga.

La conclusione è che, al di là del metodo adottato, si tratta sempre di accordarsi su quale percentuale dei vostri soldi torneranno alla Spzzi come profitto.

Per il semplice fatto di metterli in qualche portafoglio mi posso aspettare una rendita tra lo 0,30 e lo 0,50 per cento all’anno. In molti casi e senza troppa fatica si riesce ad aggiungere un’altro 0,30 o 0,50 per cento.

In soldi veri per ogni milione investito la compagnia riceve tra i tre ed i diecimila euro all’anno. L’andamento dei mercato possono aggiungere o togliere un qualche centinaio di euro, ma è, di solito, poca roba.

La parte che conta, l’unica parte che conta, leggi o non leggi, è la commissione.

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42.000 euro per non fare niente

Se il pezzo che segue dovesse piacerti, per favore spargi la voce.

Quello che segue è un tipico contratto di “collaborazione” tra la Spizzi ed una qualche società di gestione del risparmio.

Questi contratti vengono firmati a cose fatte: la Spizzi ha già trasferito i capitali alla società ed un accordo è già stato firmato sulle commissioni da procacciatore. La Spizzi, come tante fiduciarie, non si accontenta delle sole commissioni da procacciatore. Soprattutto quando il gestore è incapace.

La Spizzi vuole una stecca: dei soldi in più.

La legge dice: non è possibile.

Le fiduciarie rispondono: certamente.

Poi si incontrano con il gestore e firmano un contratto del genere. Cosa chiede il contratto? Nulla. Il contratto non chiede niente. La Spizzi promette, che, dovesse averne voglia ed occasione, se proprio gli gira farà promozione. Ma non deve sentirsi obbligata: cioé faccia pure lei. Se la Spizzi non fa niente, va bene lo stesso.

Questo contratto sancisce il pagamento di migliaia di euro per non fare assolutamente niente.

È tutto perfettamente legale.

PREMESSO CHE

  1. La societa’ esercita tra le altre attività di consulenza in materia di strumenti finanziari anche con clientela istituzionale;
  2. nell’ambito di un progettato ampliamento della propria clientela mediante il potenziamento dei rapporti commerciali, la societa’ intende avvalersi di un soggetto che, grazie alle conoscenze professionali maturate ed ai propri contatti, sia idoneo allo svolgimento – nell’interesse della Società – di un’attività di mera segnalazione della denominazione e dei pregi della societa’ nei confronti di clientela istituzionale potenzialmente interessata ad avvalersi dei prodotti e servizi offerti dalla Società;
  3. per la realizzazione di detto progetto, la societa’ intende in particolare collaborare con un intermediario che vanti una consolidata esperienza nel settore delle relazioni commerciali;
  4. La societa’ e Spizzi SA pongono come espressa condizione della stipulazione della presente scrittura privata che il rapporto ivi disciplinato abbia natura autonoma e non preveda vincoli di risultato a carico di SPIZZI SA.

TUTTO CIO’ PREMESSO TRA LE PARTI SOPRA INDICATE SI STIPULA E SI CONVIENE QUANTO SEGUE:

Art. 1 Oggetto e modalità di esecuzione

1.1 La societa’ autorizza SPIZZI SA, che accetta, allo svolgimento delle seguenti attività:

  1. mera segnalazione – alla clientela istituzionale potenziale e, in generale, ai nominativi a conoscenza di SPIZZI SA in ragione dello svolgimento della propria attività – della denominazione della Società e degli indirizzi di quest’ultima, con facoltà di enunciare genericamente i pregi e le capacità della Società stessa;
  2. mera elencazione delle tipologie e categorie generali di prodotti e/o servizi offerti dalla Società (nel seguito, per brevità, “Prodotti e Servizi”).

1.2 Relativamente ai Prodotti e Servizi, SPIZZI SA:

  1. non potrà svolgere, a favore o nell’interesse della Società, alcuna attività promozionale (quale, a mero titolo esemplificativo, l’illustrazione dei contenuti e delle caratteristiche specifiche dei Prodotti e Servizi) e/o altra attività prodromica o preliminare alle trattative contrattuali, né prestare alcun tipo di assistenza e/o consulenza finalizzate alla conclusione di tali contratti, ovvero collaborare alla gestione e/o all’esecuzione dei contratti stipulati;
  2. non potrà mettere a disposizione della potenziale clientela la modulistica della Società,
  3. non potrà raccogliere proposte contrattuali indirizzate alla Società;
  4. non avrà né poteri di rappresentanza né poteri negoziali di sorta e, pertanto, anche in virtù di quanto previsto al precedente articolo 1.1, non potrà sollecitare e/o promuovere in alcun modo la conclusione ovvero concludere contratti con la clientela, né assumere obbligazioni o promettere alcunché in nome e per conto della Società.

1.3 La Società non ha alcun obbligo né di perfezionare contratti relativi ai Prodotti e/o Servizi né di eseguire operazioni con la clientela segnalata da SPIZZI SA, e non è tenuta a motivare in alcun modo il proprio rifiuto in tal senso.

Art. 2 Natura giuridica della prestazione

2.1 Le Parti si danno reciprocamente atto che l’attività di segnalazione di cui alla presente scrittura privata avrà carattere di occasionalità e non prevederà a carico di SPIZZI SA alcun vincolo di risultato.

2.2 L’attività dedotta nella presente scrittura privata sarà svolta da SPIZZI SA in totale autonomia organizzativa ed operativa: SPIZZI SA avrà quindi la più ampia facoltà e libertà di scegliere le modalità ed i tempi di realizzazione della segnalazione, con l’unico vincolo di agire con diligenza professionale e correttezza.

2.3 Fermo quanto precede, le Parti espressamente convengono di valutare periodicamente – in un’ottica di coordinamento e nel rispetto dell’autonomia nell’esecuzione della prestazione – la conformità dell’operato di SPIZZI SA con le disposizioni della presente scrittura privata, nonché con quelle legislative e regolamentari tempo per tempo vigenti. A tal fine, SPIZZI SA si impegna sin d’ora a collaborare attivamente con la societa’ per agevolare tale valutazione.

Art. 3 Compenso e termini di pagamento

3.1 Per l’attività svolta spetterà a SPIZZI SA un compenso annuo lordo in misura fissa pari ad EUR 42’800 (quarantaduemila ottocento).

Et voilà.

Soldi gratis.

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Masturbazioni profittevoli

Se il pezzo che segue dovesse piacerti, per favore spargi la voce.

Per ragranellare qualche soldo in più, la Spizzi offre un grande servizio di consulenza. Periodicamente, possibilmente una volta all’anno, difficilmente due, il sottoscritto diffonderà la sua opinione su quello che sarà l’andamento dei mercati.

Un momento.

Calma.

Non vorrei essere frainteso. I rapporti non li scrivo io. Ci mancherebbe altro.

Non desidero perdere il mio tempo con delle masturbazioni mentali. Lascio queste cose a esperti segaioli: analisti e gestori.

Mettiamo in chiaro alcuni punti importante sulla natura e sulle caratteristiche di questa consulenza.

1. Il mio rapporto periodico non deve essere necessariamente veritiero.

2. Certamente non è richiesto che sia molto lungo o comprensivo. Non è nemmeno consigliato. Tanto, nessuno lo leggerà mai.

3. Non è obbligatorio che io ne sia il vero autore.

4. L’unico scopo di questa relazione sui mercati è quella di essere lì a disposizione.

Il rapportino è solo una pezza giustificativa.

Anche le società di gestione hanno i loro conti controllati ogni anno. Se qualcuno dovesse chiedere alla società di gestione ABC perché la Spizzi abbia ricevuto quegli extra 50 mila euro nel tal anno, ecco che salta fuori il prezioso documento a giustificare la fattura.

Consulenze: il rimedio a tutti gli ostacoli legislativi.

Ok. Va bene.

Abbiamo capito.

Ma tu che scrivi, chiederete di nuovo?

Io non scrivo assolutamente nulla.

Usi gli straordinari poteri del mio computer per fare un copia ed incolla da altri rapporti annuali che ricevo da altri fondi. Ne ricevo a decine.

Lunghi.

Dettagliati.

Inutili.

Potete sempre contare sulla logorria dei gestori, sul loro bisogno di predirre il futuro e sulla loro necessità di ammazzarsi di seghe mentali.

Il rapporto, ovviamente, per essere figo, deve essere in inglese. Anche su questo, no problems: li scrivono tutti in inglese.

Ho anche i miei preferiti. Ci sono un paio di società che pubblicano rapporti annuali particolarmente carini. Con grafici e tutto. Sono quelli che diffondo di più.

Di cosa parlano in genere?

Non saprei.

Non è che io li legga completamente. Sono tanto eccitanti quanto la legislazione fiscale. Sarebbe più divertente fermarsi sul ciglio della strada per guardare l’erba crescere. Leggo qualcosina qua e là, giusto per avere un’idea generale dell’umore del documento: ottimista, pessimista o neutrale.

Ho i miei preferiti, ma cerco di essere un uomo giusto. Copio un po’ da tutti.

Ne preparo tre all’anno. Il neutrale, l’ottimista ed il pessimista.

Sono davvero carini.

Sono anche profittevoli.

A seconda di quanti capitali ho girato il fondo, questo copia ed incolla mi frutta dai 30 agli 80 mila euro. Per email spedita.

Carino vero?

Eppure c’é di meglio.

Possono anche essere pagato per non fare niente.

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Consulenze: un rimedio a tutti i mali.

Se il pezzo che segue dovesse piacerti, per favore spargi la voce.

Puo’ succedere che la legge imponga dei limiti a quanto un agente (come noi fiduciari) possa essere pagato. Un fondo ha diversi compartimenti e la mia commissione può arrivare solo da alcuni di questi. Il problema è che la parte che mi spetta legalmente, spesso e volentieri è troppo piccola. In fondo, non è raro che io conceda capitali a gestori di capacità discutibili se non pessime. Mi merito di più e certamente voglio di più, anche se le regole dicono che non dovrei.

Non c’è problema.

Quello che si fa in questi casi è di organizzare un bel contratto di consulenza.

L’accordo prevederà che una o due volte all’anno la Spizzi spedisca alla compagnia di gestione un rapporto con qualche considerazione sul futuro del mercato finanziario.

E che ne sai tu, direte voi, su quello che succederà nei mercati finanziari nell’anno che verrà?

Come tutti, ma proprio tutti, gestori inclusi, ne so poco o niente. Ai gestori non piace ammetterlo, ma in media, le loro previsioni “ufficiali” riflettono quello che loro sperano porti profitto al loro portafoglio. Se dovessere guadagnare da un boom economico, allora saranno tutti ottimisti. Se hanno costruito un sistema di titoli per proteggersi da una recessione, allora prediranno una recessione dietro l’angolo. Non è detto che succederà. Dovesse succedere sarebbe più una coincidenza che altro, ma molti di loro sono fermamente convinti delle loro opinioni. Potete sempre far affidamento sulla vanità di un gestore.

Io non faccio nulla per andare contro quelle opinioni. Il mio rapporto tende sempre a riflettere le idee di chi è destinato a riceverlo. Non vedo perché offenderlo.

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Come farsi pagare quando non sei Ambrosetti

Se il pezzo che segue dovesse piacerti, per favore spargi la voce.

Ambrosetti era brillante, unico e penso irripetibile.

Prendeva tutta la faccenda dell’essere un fiduciario con un senso dell’umorismo che non ho mai riscontrato in nessun altro.

“Sono tutte cazzate” era una frase che diceva spesso.

Come per tutte le cose, c’era un prezzo da pagare: una moglie distaccata, intenta a spendere soldi, ed un figlio idiota.

Nonostante le tante opportunità aperte da tutto quel denaro, il giovane Ambrosetti era il classico figlio di papà pirla. Fallito negli studi, sempre a rischio di essere bocciato quando adolescente, non si era mai laureato. Non in una univerità vera, comunque.

Ambrosetti aveva poi pagato per fargli avere anche il pezzo di carta.

I suoi commenti sul figlio erano molto espliciti e la mancanza di rispetto era reciproca. Papà Ambrosetti, però, assicurava al figlio che ci sarebbe sempre stata una Porche con il pieno a disposizione, quindi tutto andava bene.

Ambrosetti non sembrava curarsene. Era comunque contento.

Di tutte le genialate, la commissione “matrimonio per l’amante” è stata la cosa più interessante che io gli abbia visto fare.

Gli altri, i mortali, quelli come me, devono ricorrere a metodi più ortodossi per farsi pagare: commissioni ufficiali e, se proprio si deve, consulenze.

Può succedere che la legge imponga dei limiti a quanto un agente (come noi fiduciari) possa essere pagato. Un fondo ha diversi compartimenti ed il mio emolumento può arrivare solo da alcuni di questi. A volte il compartimento che mi spetta è un po’ troppo piccolo per i miei gusti.

Non c’è problema.

Quello che si fa in questi casi è di organizzare un bel contratto di consulenza.

La prossima volta ve ne presenterò alcuni esempi.

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