Faustino

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La settimana passata mi ha chiamato in ufficio Fausto.

Chi sia Fausto? Non ne ho idea.

Il telefono suona ed io rispondo

“Spizzi.”

“Sono Fausto”

“Buongiorno signor Fausto. Come la posso aiutare.”

“Io avrei l’idea per un fondo, una cosa media, intorno ai 20 milioni”.

Decido di dargli corda: “Ottimo, i fondi sono già disponibili?”

“Pensavo me li deste voi” risponde Fausto.

“Fausto – a questo punto ‘signor Fausto’ è chiaramente inadeguato – non funziona così”.

“Come mai?”

“I soldi li devi mettere tu.”

“Ah. Ma allora come faccio? I soldi io non li ho”.

“Temi di non poterti aiutare Fausto, però fammi sapere come va a finire”

Riattacco.

Grande Faustino.

Ha capito lo spirito dietro “i soldi degli altri”.

Per il resto non ha capito proprio un cazzo.

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Il Perfetto Incompetente va in guerra

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Il rapporto tra Perfetto Incompetente ed il suo assistente, il Distruttore di Fondi, era finito da almeno un paio di anni.

Peccato, perchè i due erano fatti della stessa pasta. Se il Distruttore di Fondi avesse avuto più soldi di famiglia, avrebbe anche potuto qualificarsi come Perfetto Incompetente.

Avremmo quindi assistito da vicino all’incredibile fenomeno di due Perfetti Incompetenti nella stessa azienda, un’esperienza simile all’osservazione di due buchi neri in orbita reciproca.

Il Distruttore di Fondi, ahimè, soldi suoi non ne aveva tantissimi. Veniva pagato bene, questo sì, ma quello stipendio non era abbastanza per garantirgli una vera autonomia.

Il Distruttore di Fondi (DF) era anche abbastanza un codardo e non aveva nessuna capacità di iniziativa. Era (è) un uomo che cercava protezioni.

Vedendo, come tutti nella GFL, che il destino del Perfetto Incompetente era quello di rimanere in un angolo buio, DF si sganciò e mise la sua lingua esperta all’opera, trovando nel culo del socio di maggioranza relativa la cosa giusta da leccare.

Il tempo passa e le cose cambiano.

Il socio di maggioranza relativa vende la sua quota.

DF adesso è solo ed il Perfetto Incompetente entra in azione.

Telefonate, emails, incontri con i soci rimasti per parlare di DF.

Il suo voto è necessario.

Gli altri soci gli danno carta bianca.

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Priorità

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Il Perfetto Incompetente, improvvisamente, senza che lui avesse fatto o contribuito niente, si trovava in Paradiso.

La GFL stava cambiando, il socio di maggioranza relativa era in uscita e c’era bisogno del suo voto.

L’uomo, perchè di maschio si tratta, si trovava in una posizione dove poteva avanzare le sue richieste.

Prima priorità: soldi.

Il Perfetto Incompetente era un uomo dai gusti costosi e, soprattutto, un gran puttaniere, cliente abituale di un paio dei postriboli più chic di Lugano.

Vivendo ben al di sopra di quello che poteva permettersi, il poveraccio (si fa per dire) era pieno di debiti.

L’aumento di 100 mila franchi l’anno venne concesso senza esitazioni, a cui venne aggiunto un bonus di dimensione simili per “meriti generici”.

Taaac.

Seconda priorità: vendetta.

Il Perfetto Incompetente (P.I. o Personaggio d’ora in poi), molti anni prima, aveva avuto una breve esperienza a Londra. Londra non è Lugano. Dopo averlo guardato in faccia per un po’, i proprietari dell’Hedge Fund per cui lavorava, si erano sbarazzati del personaggio con cortesia e grande efficienza.

Era ora di tornare in Ticino.

P.I. non tornò presso questo lato delle Alpi da solo. Si portò con sè un assistente: un giovane italiano che aveva conosciuto oltre Manica.

Al giovane assistente venne offerto un lavoro presso la GFL (appena fondata) ed un considerevole stipendio.

Per un po’ le cose andarono avanti senza intoppi. Purtroppo l’incompetenza di P.I. non poteva essere nascosta od ignorata a lungo.

Vedendo la nave affondare, il giovane assistente, non essendo né un marines né Cuor di Leone, l’abbandonò. Purtroppo per lui, il giovanotto, adesso sposato e con figli, non aveva molto talento da vendere. In realtà, a parte la chiara logorria, non aveva proprio talento. Col tempo si costruirà a Lugano una solida reputazione e ancora oggi (l’ho sentito giusto un mesetto fa) viene identificato come Il Distruttore di Fondi.

Questa, però, è un’altra storia.

Quel che è importante è che Il Distruttore di Fondi abbandonò al suo destino il Perfetto Incompetente e andò a riugiarsi sotto le ali del socio di maggioranza relativa.

Il tradimento non verrà dimenticato e tanto meno perdonato.

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La natura del Perfetto Incompetente

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Che cos’è un Perfetto Incompetente?

Qual è la sua vera natura?

È un incapace?

Lo è, ma non è l’unico incapace che potete trovare in giro.

È un ignorante?

Lo è, nel senso che il Perfetto Incompetente ignora la propria natura. Si crede onestamente capace. Pensa di essere in grado di fare le cose.

È uno che non merita la sua posizione? Che non dovrebbe avere il denaro che gli viene dato?

Certamente. Ci sono però persone che non meritano la loro posizione o il denaro che gli viene dato senza essere un Perfetto Incompetente.

Ma allora? Che cos’è?

Direi che il Perfetto Incompetente è un uomo inconsapevole e molto fortunato.

Pensate a Paperino e Gastone. Paperino è in grado di fare (e fa) mille lavori: dal lavapiatti al pilota di aereoplani. Paperino, la notte, si trasforma in Paperinik! Paperino è figo. Eppure, nessuno lo riconosce come tale.

Gastone? Gastone non sa fare niente e non ha bisogno di fare niente. Ha fame? Vince un pranzo al ristorante. È stanco di camminare? Qualcuno gli dà un passaggio.

Il Perfetto Incompetente è Gastone. Un uomo fortunato che, nonostante la sua natura odiosa, riesce, inconsapevolmente, a cavarsela sempre.

L’inconsapevolezza è la sua maledizione.

Tutti, ma prorprio tutti, si rendono conto dell’inutilità del Perfetto Incompetente e fanno del loro meglio per liberarsene o, almeno, per metterlo in un angolo. Per quanto sia impossibile liberarsi di un Perfetto Incompetente (i suoi superpoteri lo impediscono), provarci è la cosa giusta da fare.

Il Perfetto Incompetente, però, non la vede così. Si vede messo in un angolo e non capisce. La cosa lo fa infuriare. Si sente defraudato di tutta quella gloria che pensa di meritare.

Poco male.

Nella maggior parte dei casi questo non ha conseguenze: è un Perfetto Incompetente. Dove volete che vada?

Se però vi capita il Perfetto Incompetente Ultra Fortunato (una rarità tra le rarità), allora sono guai.

Il Perfetto Incompetente che riesce ad uscire dal suo buco è un uomo molto vendicativo.

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Sono Offeso e Sono Dio

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La rivoluzione all’interno della GFL non era piaciuta per niente al socio di maggioranza relativa.

La cosa, mi dicono, era anzi stata messa in piedi dagli altri soci tenendo il socio di maggior peso (sul capitale) quasi all’oscuro.

Il socio, chiamiamolo Sono Offeso e Sono Dio, decide di uscire dalla GFL e mette la sua quota sul mercato.

Gli altri soci reagiscono in modo apparentemente dispiaciuto: “Ma no”, “Ma perchè”, “Vent’anni insieme”, “Ci dispiace” e via cantando.

In realtà sono sollevati. Sono Offeso e Sono Dio gli stava davvero sul cazzo.

Il più felice di tutti era il Perfetto Incompetente. Poichè, come persona, non era in grado di riconoscere la propria perfetta incompetenza, il disgraziato aveva indirizzato tutta la propria frustrazione e aveva dato la colpa dei suoi insuccessi a Sono Offeso e Sono Dio, l’uomo che, a seguito di parecchie litigate tra i soci, era riuscito a mettere il Perfetto Incompetente in un angolo oscuro della GFL. Un posto da dove i danni causati dalla sua perfetta incompetenza sarebbero stati ridotti ad un minimo quasi tollerabile.

L’uscita dalla GFL del socio odiato, avrebbe permesso al Perfetto Incompetente di togliersi dei sassolini dalle scarpe, di vendicarsi contro tutti quelli che lui considerava traditori (una lista davvero lunga) e, soprattutto, di pagare almeno parte dei suoi molti debiti.

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Chi porta i pantaloni

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Salvare la GFL avrebbe avuto conseguenze anche per il personale dell’impresa.

Non puoi limitarti a comprare i capitali: devi anche acquistare chi ha procurato quei soldi.

Non puoi nemmeno limitarti ad assumere questa gente: devi promettere più soldi.

Devi anche sperare che questa nuova gente non si metta a studiare la qualità dei tuoi fondi.

In effetti, questi futuri nuovi responsabili della clientela privata della GFL non avevano bisogno di studiarne i fondi. Avendoli evitati con cura per decenni, li conoscevano benissimo.

Un gestore di clientela privata (loro, non immuni alla magia dell’inglese, si definiscono Private Banker) non è diverso da un fiduciario: se vede un’opportunità di arricchirsi o di rendersi la vita più comoda la coglie immediatamente.

I quasi impiegati della GFL misero giù le loro condizioni:

1. Un bonus pagato a tutti subito, prima ancora di cominciare a lavorare.

2. Assunzione dei loro assistenti

3. Un ufficio dedicato solo a loro in un edificio separato da quello della GFL.

4. Nel nome della meritrocazia, assunzione del figlio di una delle gestrice.

Cosa rispose la GFL? No problem.

Non si tratta nemmeno di calare le braghe.

Le braghe non c’erano proprio.

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Il piano

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Il piano per cambiare la GFL si basava sul fatto che i fondi propri della GFL erano invendibili.

Nessuno ci avrebbe mai messo dei capitali.

C’era solo un modo per avere più denaro: comprarlo.

Come si compra il denaro?

Ma con le commissioni, sciocchini.

Si cercano dei fiduciari, degli agenti, magari anche un po’ avanti con gli anni, e gli si offre una quota più grande delle commissioni. Prendono il 10 per cento degli introiti. Gli offri il 30 per cento.

È incredibile come lealtà di anni, svaniscano con la stessa rapidità di un cubetto di ghiaccio in un forno acceso.

Cosa sarebbe cambiato per il cliente, il vero possessore dei soldi? In termini di commissioni totali niente. Se prima pagava lo zero virgola qualcosa per cento di costi, avrebbe continuato a pagare lo zero virgola qualcosa. Quello che cambiava per le commissioni era la loro distribuzione tra i vari avvoltoi… ops gestori.

Qualcosa, comunque, sarebbe cambiato per il cliente: il portafoglio. Una buona fetta del suo denaro sarebbe adesso stato investito nei fondi della GFL ed il suo rendimento sarebbe sceso.

Ovviamente avrebbe anche cominciato a pagare le commissioni di questi fondi.

Che figata di piano!

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Un uomo pronto a vendersi

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Il Perfetto Incompetente della GFL era un uomo ormai disperato.

Di famiglia ricca (persino conosciuta), era abituato sin da piccolo ad un certo stile di vita. Da parecchi anni, non era più in grado di permettersi quello stile di vita, un problema che lui aveva completamente ignorato.

Il Perfetto Incompetente era pieno di debiti.

Per quanto ricevesse uno stipendio “da socio”, non aveva veramente altre fonti di reddito. A buon ragione, nessuna desiderava i suoi servizi: in una decina di anni aveva completamente distrutto un paio di fondi e, in qualche mese, forse un anno, ne avrebbe affondato un altro.

Gli altri soci non avevano mai avuto il coraggio di liberarsene, ma lo avevano costretto in un angolo buio della compagnia, dove non potesse nuocere (se non a se stesso).

Il Perfetto Incompetente era comunque un gestore, quindi con il solito forte senso della propria divinità e aveva reagito alla situazione in cui si trovava nel modo più naturale: dando la colpa ad altri. In particolare ce l’aveva con uno dei soci di maggioranza e con uno dei suoi ex assistenti che, avendo visto la barca affondare, l’aveva prontamente abbandonata per andare cercare protezione, tra tutte le persone, sotto le ali del socio odiato.

Quando il commerciale della GFL lo introdusse all’idea di cambiare la natura della società, il Perfetto Incompetente era più che pronto ad ascoltare.

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C’era una volta…

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C’era una volta questa piccola impresa di gestione di Lugano.

L’impresa aveva pochi soci: si contavano sulla dita di una mano.

Non era una grande impresa. Quando dico grande, intendo dire che i suoi fondi andavano dal mediocre al “in fondo, gli indiani, con la loro casta degli intoccabili avevano proprio capito tutto”.

Diamole un nome fittizio: GFL.

La GFL non si distingueva in modo particolare dalle altre imprese locali. Chi più chi meno, una volta che si va a guardare i dettagli, tutte le luganesi hanno un effetto lassativo, anche se, ad onor del vero, il rischio di avere la sciolta con la GFL era più alto della media locale.

La GFL era in crisi: le masse non erano quelle attese. Peggio: erano in lento declino.

Il problema era sempre quello: i fondi che non danno risultati li vendi solo a gente come me. Gli altri, saggiamente, li evitano.

Il commerciale della GFL, un mio grande amico ed un uomo che non è assolutamente in grado di mantenere un segreto, se n’era uscito con un’idea: cambiare la natura della GFL. Da gestore di fondi a gestore di clienti. La GFL aveva già un po’ di clientela privata e, giustamente, investiva la maggior parte di quei soldi nei suoi stessi fondi.

In questo modo la compagnia pucciava il biscotto due volte: una volta con le commissioni sul conto del cliente ed una seconda volta con le commissioni di gestione del fondo.

Per questo li invidio.

I fondi della GFL vivevano, quindi, dei soldi schiavizzati della sua stessa clientela privata. Nessun altro li voleva. Cioè, io i soldi dei miei clienti li avevo anche messi, ma, come immaginate, ad un prezzo vantaggioso per la Spizzi.

Come al solito, divago.

Dov’eravamo.

Ah, sì: il commerciale.

Il commerciale ha una brillante idea: aumentare le masse comprando la clientela di altre fiduciarie.

Piccola parentesi qui: quando ha chiesto a me, gli ho risposto con la versione educata di “col cazzo”.

Per poter procedere con un piano così radicale rispetto a quelle che erano le venerate tradizioni della GFL (fare esattamente quello che i due soci di maggioranza volevano), aveva prima bisogno di alleati: uno dei due soci di maggioranza ed un disperato: il perfetto incompetente.

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