Un uomo pronto a vendersi

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Il Perfetto Incompetente della GFL era un uomo ormai disperato.

Di famiglia ricca (persino conosciuta), era abituato sin da piccolo ad un certo stile di vita. Da parecchi anni, non era più in grado di permettersi quello stile di vita, un problema che lui aveva completamente ignorato.

Il Perfetto Incompetente era pieno di debiti.

Per quanto ricevesse uno stipendio “da socio”, non aveva veramente altre fonti di reddito. A buon ragione, nessuna desiderava i suoi servizi: in una decina di anni aveva completamente distrutto un paio di fondi e, in qualche mese, forse un anno, ne avrebbe affondato un altro.

Gli altri soci non avevano mai avuto il coraggio di liberarsene, ma lo avevano costretto in un angolo buio della compagnia, dove non potesse nuocere (se non a se stesso).

Il Perfetto Incompetente era comunque un gestore, quindi con il solito forte senso della propria divinità e aveva reagito alla situazione in cui si trovava nel modo più naturale: dando la colpa ad altri. In particolare ce l’aveva con uno dei soci di maggioranza e con uno dei suoi ex assistenti che, avendo visto la barca affondare, l’aveva prontamente abbandonata per andare cercare protezione, tra tutte le persone, sotto le ali del socio odiato.

Quando il commerciale della GFL lo introdusse all’idea di cambiare la natura della società, il Perfetto Incompetente era più che pronto ad ascoltare.

© I Soldi Degli Altri

C’era una volta…

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C’era una volta questa piccola impresa di gestione di Lugano.

L’impresa aveva pochi soci: si contavano sulla dita di una mano.

Non era una grande impresa. Quando dico grande, intendo dire che i suoi fondi andavano dal mediocre al “in fondo, gli indiani, con la loro casta degli intoccabili avevano proprio capito tutto”.

Diamole un nome fittizio: GFL.

La GFL non si distingueva in modo particolare dalle altre imprese locali. Chi più chi meno, una volta che si va a guardare i dettagli, tutte le luganesi hanno un effetto lassativo, anche se, ad onor del vero, il rischio di avere la sciolta con la GFL era più alto della media locale.

La GFL era in crisi: le masse non erano quelle attese. Peggio: erano in lento declino.

Il problema era sempre quello: i fondi che non danno risultati li vendi solo a gente come me. Gli altri, saggiamente, li evitano.

Il commerciale della GFL, un mio grande amico ed un uomo che non è assolutamente in grado di mantenere un segreto, se n’era uscito con un’idea: cambiare la natura della GFL. Da gestore di fondi a gestore di clienti. La GFL aveva già un po’ di clientela privata e, giustamente, investiva la maggior parte di quei soldi nei suoi stessi fondi.

In questo modo la compagnia pucciava il biscotto due volte: una volta con le commissioni sul conto del cliente ed una seconda volta con le commissioni di gestione del fondo.

Per questo li invidio.

I fondi della GFL vivevano, quindi, dei soldi schiavizzati della sua stessa clientela privata. Nessun altro li voleva. Cioè, io i soldi dei miei clienti li avevo anche messi, ma, come immaginate, ad un prezzo vantaggioso per la Spizzi.

Come al solito, divago.

Dov’eravamo.

Ah, sì: il commerciale.

Il commerciale ha una brillante idea: aumentare le masse comprando la clientela di altre fiduciarie.

Piccola parentesi qui: quando ha chiesto a me, gli ho risposto con la versione educata di “col cazzo”.

Per poter procedere con un piano così radicale rispetto a quelle che erano le venerate tradizioni della GFL (fare esattamente quello che i due soci di maggioranza volevano), aveva prima bisogno di alleati: uno dei due soci di maggioranza ed un disperato: il perfetto incompetente.

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